Mi ritrovai per una selva oscura
Domande sbagliate e altro sulle AI. Anche un pensiero su come potrebbe evolvere il mestiere del fotografo
Che è un po’ quello che succede anche con le Intelligenze Artificiali, anzi con noi e le AI (e la citazione di Dante mi sembra perfetta), che dobbiamo decidere cosa farci con queste benedette AI, a cominciare da quali domande farci.
La domanda “sono buone o cattive?” ha poco senso, le AI sono solo strumenti, non chiedi il coltello è buono o cattivo, è l’uso che ne fai che può essere l’uno o l’altro.
Anche la domanda “le voglio usare?” è sbagliata, le AI sono già in tante cose che usiamo tutti i giorni, lo smartphone ne è pieno per dire. Quello che può avere senso, ed è una domanda più che lecita, è chiedersi se vogliamo usarne consapevolmente qualcuna per qualche scopo nostro, di lavoro o ludico.
Sono dell’idea che stiamo vivendo in una rivoluzione non solo tecnologica ma anche economica e sociale, l’impatto delle AI sul nostro sistema sarà importante. Qui non do una valenza negativa o positiva a questa parola ma è solo un prendere atto del peso che avranno sulle nostre vite e già iniziano a farlo, il dibattito che s’è scatenato è già parte di questo.
Provo a prendere in considerazione il mio ambito, quello della fotografia. Da un lato penso ci sarà chi perderà il lavoro, ho già visto colleghi lamentarsi d’avere perso dei lavori perché i comminttenti hanno preferito farli usando delle AI. Del resto già oggi sono disponibili dei service che propongono “ritratti fotografici” da usare per lavoro o sui social (ad esempio questo oppure questo), come siti che mettono a disposizione modelli virtuali per shooting altrettanto virtuali (ad esempio questo oppure questo). E ci sono già brand importanti che usano questi service (un esempio è questo).
Il lavoro del fotografo più o meno tradizionale continuerà ad esistere? Credo di sì, e volendo potrebbe anche trovare un aiuto nelle AI anche continuando a fare fotografie con la macchina fotografica (ad esempio questo service per i matrimonialisti). Ma indipendentemente dall’usare o meno le AI nel workflow i fotografi dovranno, credo, arrivare a nuove strategie di comunicazione. Di certo non sarà possibile competere sul prezzo, è sempre stata una strategia fallimentare lo è ancora di più in questo campo. La cosa difficile sarà comunicare come l’atto del fotografare in modo classico possa essere un valore aggiunto (e quindi giustificare il costo maggiore rispetto alle AI).
Parlando di lavori nuovi l’esempio che si sente fare è quello del prompt engineer, ma ce ne sono/saranno altri, uno potrebbe essere quello dl creatore di immagini come evoluzione del fotografo. Imparare anche ad usare una di queste AI generative per poter rispondere alle richieste dei clienti e fare foto oppure sintografie (è il nome che si è trovato per le immagini prodotte con questa tecnica,) a seconda della necessità e della richiesta. Però l’idea di creatore di immagini che mi sto facendo mentre cerco di capire sempre meglio questo nuovo mondo non è solo un esperto capace di usare una tecnica oppure l’altra, ma di qualcuno capace di usarle entrambe per arrivare ad un’immagine finale. L’idea m’è venuta mentre lavoravo per questo post, partendo da foto che avevo fatto fatto anni fa per un progetto personale, basato sulla suggestione, Stable Diffusion mi ha permesso di dare un corpo visivo a quelle che allora erano solo, appunto, suggestioni.
È solo una mia idea ovviamente, so però che tempi e contesti nuovi richiedono risposte nuove.
Nell’immagine come ho cercato di rappresentare Dante all’inizio del suo racconto, usando Stable Diffusion.
