Getty vs Stability (tribunale di Londra)

È arrivata, finalmente, la sentenza per la causa che Getty ha intentato contro Stability in Inghilterra, Il riassunto potrebbe essere che nessuno ha vinto.

Qualche giorno fa, il 4 novembre, è arrivata la sentenza finale della causa che Getty Images ha intentato contro Stability a Londra, annunciata con questo comunicato stampa del 17 gennaio 2023. Si tratta di una delle prime decisioni definitive su come il diritto d’autore si applica all’addestramento di modelli di intelligenza artificiale generativa.

Viste le premesse la sentenza sembrava scontata, Stability aveva usato milioni di immagini di Getty senza autorizzazione per addestrare Stable Diffusion. Ma la giudice Joanna Smith è entrata nel funzionamento tecnico dei modelli AI e questa comprensione ha ribaltato l’analisi giuridica tradizionale. Non c’è un vincitore e non c’è un perdente, ma è interessante notare che la sentenza stabilisce che un modello che non contiene copie identificabili delle opere di addestramento non costituisce, nel diritto britannico, una “copia che costituisce infrazione”.

Stable Diffusion e le immagini di Getty
Stability ha sviluppato Stable Diffusion, uno dei modelli open source più usati per la generazione di immagini. Getty Images sosteneva che Stability avesse copiato milioni di immagini protette da copyright, di proprietà di Getty o per le quali Getty deteneva licenze esclusive, per addestrare questo modello.

Le accuse iniziali coprivano diversi fronti:

• Getty sosteneva che Stability avesse copiato direttamente le sue immagini per l’addestramento, si tratta di violazione primaria del diritto d’autore che riguarda chi copia, distribuisce o modifica direttamente un’opera protetta senza autorizzazione.

• Getty sosteneva che il modello stesso fosse una di queste copie perché conteneva le immagini protette, si tratta di violazione secondaria che riguarda invece chi tratta o distribuisce “copie che costituiscono infrazione” già create.

• Getty sosteneva che la sua raccolta di immagini costituisse un database protetto e che Stability avesse estratto parti sostanziali di questo database, si tratta di violazione del diritto di database, specifica del diritto europeo e britannico e protegge le raccolte organizzate di dati.

• Getty accusava inoltre Stability di violazione dei marchi e di passing off, un illecito britannico legato alla presentazione ingannevole dei propri prodotti.

Durante il processo, però, Getty ha abbandonato diverse di queste accuse. La violazione primaria del copyright è caduta perché non c’era prova che l’addestramento fosse avvenuto nel Regno Unito, e il tribunale britannico non aveva giurisdizione territoriale su atti compiuti all’estero. L’accusa sugli output generati è stata ritirata perché Stability aveva bloccato i prompt che producevano output problematici, raggiungendo così l’obiettivo che Getty cercava. La violazione del diritto di database è stata abbandonata perché era intrinsecamente legata alle altre accuse già ritirate e non poteva più reggersi da sola.
Alla fine, le accuse rimaste in giudizio erano la violazione secondaria del copyright, la violazione dei marchi e il passing off. La difesa di Stability si basava su un argomento tecnico fondamentale, cioè che Stable Diffusion non memorizza le immagini su cui è stato addestrato. Questo punto si è rivelato centrale per la decisione finale.

Getty perde sul copyright (ma non su tutto)
Getty Images aveva accusato Stability di due tipi di violazione del copyright.
Sulla violazione primaria tuttavia, la corte non ha mai emesso una decisione di merito. Getty Images ha infatti abbandonato questa accusa prima della fine del processo per un motivo procedurale cruciale, cioè l’addestramento di Stable Diffusion non è avvenuto nel Regno Unito. Il tribunale britannico ha giurisdizione solo sugli atti compiuti sul suo territorio, quindi non poteva giudicare un atto di copia avvenuto all’estero. Getty ha dovuto riconoscere che non c’era alcuna prova che l’addestramento fosse avvenuto nel Regno Unito.
Questo significa che la corte britannica non ha mai dovuto decidere se lo scaricamento delle immagini per l’addestramento costituisse violazione del copyright. L’accusa è caduta per mancanza di giurisdizione territoriale, non perché fosse considerata infondata nel merito.

Sulla violazione secondaria invece la giudice Smith ha respinto la tesi di Getty. Il punto centrale della motivazione è che anche se è vero che durante l’addestramento di Stable Diffusion sono state create copie temporanee delle immagini Getty, queste copie non esistono più nel modello finito. Come hanno concordato gli esperti tecnici ascoltati dalla corte, Stable Diffusion non memorizza i dati di addestramento. Il modello ha “appreso” pattern statistici dalle immagini, ma non le contiene.
Per il diritto britannico, questa distinzione è fondamentale. Una “copia che costituisce infrazione” deve contenere effettivamente l’opera protetta. Se la copia era solo transitoria, esisteva durante l’elaborazione ma non persiste nel risultato finale, non si configura l’infrazione secondaria.

Questo aspetto della sentenza è significativo perché stabilisce che, almeno nel diritto britannico, un modello che non conserva copie identificabili delle opere originali non costituisce una “copia che costituisce infrazione” ai fini della violazione secondaria. Il modello può aver processato milioni di immagini protette durante l’addestramento, ma se non le conserva al suo interno, questo specifico tipo di infrazione non sussiste.
Questa sentenza dice che il modello finale non è una “copia che costituisce infrazione”, ma non dice che scaricare e usare immagini protette per l’addestramento sia lecito, una questione che non è stata giudicata per motivi di giurisdizione. La “vittoria” di Stability sulla violazione del copyright è quindi molto più limitata e tecnica di quanto possa sembrare a prima vista.

Chi è responsabile e dove
Un altro elemento importante della sentenza riguarda la responsabilità di Stability per le diverse versioni e modalità di distribuzione di Stable Diffusion. Stability aveva reso disponibili diverse versioni del modello attraverso diversi canali.
La corte ha stabilito che Stability non è direttamente responsabile per gli atti illeciti derivanti dal rilascio della versione 1.x tramite le piattaforme esterne. Stability è invece responsabile per gli output generati tramite i suoi strumenti diretti, la Developer Platform e DreamStudio. Questa distinzione tra distribuzione diretta e distribuzione tramite terze parti avrà probabilmente implicazioni per altri casi simili, tracciando una linea tra la responsabilità per un servizio che gestisci direttamente e la responsabilità per codice open source che altri poi utilizzano.

Getty vince sui watermark (poco)
Getty ha ottenuto un successo parziale sul fronte dei marchi. Il problema riguarda i watermark, le filigrane digitali che Getty e iStock applicano alle loro immagini per identificarle. Alcuni output di Stable Diffusion contenevano artefatti visivi che assomigliavano a watermark confuse o distorte. Non erano watermark leggibili, ma pattern visuali che ricordavano le filigrane di Getty Images e iStock.

La giudice Smith ha riconosciuto due tipi di violazione del marchio. Il primo è la violazione per identità doppia, che si verifica quando un segno identico a un marchio registrato viene usato per beni o servizi identici.
Il secondo tipo riguarda la violazione per rischio di confusione, che concerne la probabilità che i consumatori confondano il segno usato con il marchio registrato.

Tuttavia, la stessa sentenza precisa che questo successo di Getty si riferisce a versioni specifiche del modello, modalità di accesso particolari, e output che contenevano questi artefatti visivi specifici. Non è una condanna generale di Stable Diffusion o dell’approccio di Stability, ma una violazione circoscritta a situazioni specifiche.

Il fallimento della richiesta di passing off
Getty aveva anche intentato un’azione per “passing off”, un illecito del diritto britannico che si verifica quando un’azienda presenta i propri prodotti in modo da far credere che siano prodotti di un’altra azienda, danneggiando la reputazione di quest’ultima. L’argomento era che i watermark alterati negli output di Stable Diffusion facessero credere agli utenti che le immagini generate provenissero da Getty o fossero in qualche modo autorizzate da Getty.

La corte ha respinto questa richiesta. Non c’erano prove sufficienti che il “consumatore medio”, lo standard legale per valutare queste situazioni, fosse effettivamente ingannato o confuso sulla provenienza delle immagini. I watermark confusi potevano violare i marchi registrati, ma non creavano una rappresentazione falsa della provenienza commerciale delle immagini tale da configurare passing off.

La questione delle licenze esclusive
Un aspetto tecnico ma importante della sentenza riguardava la legittimazione di Getty ad agire in giudizio per alcune opere. Getty doveva dimostrare di avere “licenze esclusive” per certe immagini secondo il diritto britannico. Il problema nasceva dal fatto che alcuni contratti di licenza erano regolati dalla legge di New York, e l’interpretazione di cosa costituisse una “licenza esclusiva” variava tra i due sistemi legali.

La corte ha esaminato diversi accordi campione. Per alcuni contratti la corte ha riconosciuto che erano licenze esclusive ai sensi della legge britannica. Per altri contratti la corte ha preferito un’interpretazione più ampia che considerava i diritti concessi a multiple entità del gruppo Getty, impedendo loro di qualificarsi come licenze esclusive.

Questa parte della sentenza è rilevante per chi lavora con contenuti sotto licenza: la qualificazione di una licenza come “esclusiva” può variare significativamente tra giurisdizioni, anche quando il contratto usa esplicitamente la parola “exclusive”. Le implicazioni pratiche di un accordo di licenza possono cambiare radicalmente a seconda di quale legge nazionale si applica per interpretarlo.

Chi ha vinto cosa
Prima di vedere le implicazioni pratiche, vale la pena fare il punto su chi ha effettivamente vinto questa causa. Il quadro finale è complesso e non si presta a titoli semplici tipo “Getty vince” o “Stability vince”.

Accuse abbandonate da Getty (nessuna decisione di merito):

Violazione primaria del copyright: Getty ha dovuto ritirare l’accusa che Stability avesse copiato illegalmente le immagini durante l’addestramento, perché l’addestramento non era avvenuto nel Regno Unito e il tribunale britannico non aveva giurisdizione su atti compiuti all’estero.

Violazione del diritto di database: ritirata perché legata alle altre accuse già abbandonate.

Output che violano il copyright: ritirata perché Stability aveva bloccato i prompt problematici, raggiungendo l’obiettivo che Getty cercava.

Accuse respinte dalla corte (Getty perde):

Violazione secondaria del copyright: la corte ha stabilito che il modello Stable Diffusion non è una “copia che costituisce infrazione” perché non contiene le immagini originali. Anche se durante l’addestramento sono state fatte copie temporanee, il modello finale non le conserva.

Passing off: non c’erano prove sufficienti che il consumatore medio fosse effettivamente ingannato sulla provenienza delle immagini

Accuse accolte dalla corte (Getty vince, parzialmente):

Violazione del marchio: la corte ha riconosciuto violazioni limitate e circoscritte per le watermark confuse che apparivano negli output di versioni specifiche del modello (v1.x e v2.1) accessibili tramite canali specifici (Developer Platform e DreamStudio). La giudice Smith descrive esplicitamente questo risultato con una frase che vale la pena citare:

although Getty Images succeed (in part) in their Trade Mark Infringement Claim, my findings are both historic and extremely limited in scope

“storico” qui significa “riferito a versioni passate del modello” ed “estremamente limitato nella portata”, cioè le violazioni accertate riguardano versioni precedenti del software, basate su prove specifiche e limitate, e non è stato possibile stabilire la scala effettiva dell’infrazione nell’uso reale. La sentenza disponibile non specifica quali sanzioni o danni monetari concreti siano stati comminati a Stability per queste violazioni.

Getty ha perso sulla richiesta principale (il copyright) e ha vinto su un fronte secondario molto ristretto (i marchi), senza che siano noti i danni assegnati. Ma diverse questioni non sono state giudicate nel merito per motivi procedurali e la sentenza non dice se addestrare modelli su opere protette sia lecito, quella domanda è rimasta senza risposta.
In termini pratici, nessuna delle due parti può dichiarare una vittoria netta. Stability ha evitato sanzioni sul copyright, ma è stata riconosciuta responsabile per violazioni del marchio (anche se l’entità delle conseguenze economiche non è nota). Getty ha ottenuto un riconoscimento limitato sui marchi riferito a versioni passate del modello, ma ha perso sulla questione principale e ha dovuto abbandonare diverse accuse. E molte domande fondamentali sono rimaste senza risposta.

Conseguenze per chi usa AI generative
Chi lavora con le AI generative dovrebbe considerare alcuni punti, ma vanno interpretati con attenzione data la natura limitata della decisione e tenendo conto che si tratta di un tribunale inglese.

La sentenza stabilisce che un modello di AI che non conserva copie identificabili delle opere di addestramento non costituisce una “copia che costituisce infrazione” ai fini della violazione secondaria del copyright britannico. Attenzione però, questo non significa che l’addestramento su opere protette sia lecito in senso generale, significa solo che se il modello non memorizza i dati originali, non si configura come infrazione, quella secondaria.

La sentenza non si pronuncia sulla legalità dell’atto di scaricare e copiare opere protette per l’addestramento. Quella questione (la violazione primaria) è stata abbandonata per motivi di giurisdizione territoriale, per cui la sentenza non dice se sia lecito scaricare immagini protette per addestrare modelli AI. La corte semplicemente non ha giudicato su questo punto.

Anche se il modello stesso non viola il copyright secondo questa sentenza, gli output che genera possono violare marchi registrati. Nel caso di Stable Diffusion, i watermark anche se confusi hanno portato a violazioni del marchio Getty e iStock. Per chi usa professionalmente modelli generativi questo significa controllare che gli output non contengano loghi, marchi o elementi distintivi di terze parti, anche se distorti o parziali. Un artefatto visivo che ricorda un marchio può essere sufficiente per configurare una violazione, anche se non è una riproduzione perfetta.

La sentenza riconosce che Stability ha bloccato i prompt che generavano output problematici, ma questo non è bastato a evitare la responsabilità per le violazioni già avvenute. La corte ha stabilito che la generazione di watermark sintetici era avvenuta in misura “non trascurabile” attraverso i servizi di Stability. Tuttavia, la sentenza disponibile non specifica quali sanzioni o danni monetari concreti siano stati comminati a Stability per queste violazioni del marchio.

Per chi opera nel settore c’è un aspetto rilevante della sentenza da considerare, relativo alla responsabilità di chi fornisce un servizio relativamente a quanto generato dai suoi utenti. La corte ha tracciato distinzioni molto chiare tra diversi scenari di responsabilità.

Fornire direttamente un servizio di generazione AI: quando Stability fornisce un “servizio gestito” attraverso le sue piattaforme (Developer Platform e DreamStudio), dove gli utenti interagiscono con il modello ospitato in remoto, Stability è responsabile per gli output generati, incluse le violazioni del marchio. L’utente invia un prompt, il modello di Stability genera l’immagine sui server di Stability, e Stability risponde con l’output. In questo scenario, chi fornisce il servizio è responsabile per cosa viene generato.

Distribuire un modello open source: quando il modello Stable Diffusion è stato reso disponibile per il download tramite piattaforme di terzi come CompVis su GitHub e Hugging Face, la situazione è diversa. Gli utenti scaricano il modello e lo eseguono localmente sui propri computer. La corte ha stabilito che il coinvolgimento di Stability nello sviluppo iniziale del modello era “insufficiente per creare responsabilità diretta” per gli output generati localmente dagli utenti. In questo caso, la responsabilità ricade sull’utente finale che genera le immagini, non su chi ha rilasciato il modello open source.

Usare un modello per costruire il proprio servizio: la sentenza non si pronuncia esplicitamente su questo scenario, ma la logica che emerge è che se una terza parte scarica Stable Diffusion e costruisce un proprio servizio di generazione immagini (come fanno molti servizi oggi), quella terza parte diventa il “deployer” del sistema e assume la responsabilità per gli output che il suo servizio genera. Stability non sarebbe responsabile perché ha solo rilasciato il modello open source, senza avere un ruolo attivo nella gestione di quel servizio specifico.

Quindi non è la stessa cosa rilasciare un modello open source e fornire un servizio di generazione basato su quel modello. Nel primo caso, la responsabilità passa a chi usa il modello, nel secondo caso, chi fornisce il servizio di generazione è responsabile degli output, anche se usa un modello sviluppato da altri.

Per chi fornisce servizi basati su modelli AI, questo significa che non poter semplicemente dire “sto usando il modello di qualcun altro, non è colpa mia”.

Un elemento emerso durante il processo è che Stability era consapevole di usare immagini Getty nei dataset di addestramento. Comunicazioni interne mostravano che l’azienda sapeva del problema dei watermark fin dal luglio 2022 e aveva discusso di “eliminare i watermark dal dataset” e di usare solo “dati di dominio pubblico”. Questa consapevolezza non ha portato a sanzioni sul copyright (per i motivi giurisdizionali e tecnici già spiegati), ma dimostra che le aziende AI sanno bene cosa stanno facendo quando addestrano modelli su dataset pubblici contenenti opere protette.

In sintesi la sentenza fornisce alcune indicazioni concrete ma limitate. Il modello che non contiene copie evita un certo tipo di infrazione nel diritto britannico, ma questo non risolve la questione più ampia della legalità dell’addestramento. Gli output possono violare marchi anche se il modello non viola il copyright. E soprattutto, la responsabilità per gli output dipende da come il modello viene distribuito e usato, chi fornisce servizi di generazione è responsabile, chi rilascia modelli open source trasferisce la responsabilità a chi li usa, e chi costruisce servizi basati su modelli di altri diventa responsabile per il proprio servizio.

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