Un uso delle moodboard di Midjourney

Come usare la nuova feature dei MoodBoard personali rilasciata da Midjourney, per creare e gestire stili secondo le proprie esigenze. Una case history.

Recentemente Midjourney ha aggiunto la possibilità di creare e gestire estetiche personalizzate tramite la creazione di profili o moodboard gestiti dagli utenti.
Qui sotto lo screenshot della pagina “personalize”, in cui sceglie fra generare un profilo di stile personale o una moodboard personale, qui vorrei parlare della seconda opzione.

𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗦𝗜 𝗖𝗥𝗘𝗔 𝗨𝗡𝗔 𝗠𝗢𝗢𝗗𝗕𝗢𝗔𝗥𝗗
Partiamo da come si crea una moodboard: occorre caricare almeno 15/20 immagini, il numero minimo dipende dalla coerenza fra di loro. Più le immagini sono coerenti fra loro e più il risultato è definito. Di fatto ogni moodboard è un piccolo LoRA (per dare un riferimento per chi conosce il mondo Stable Diffusion o si è lanciato con il training di service come Krea), mentre il gruppo di immagini caricate costituisce un piccolo dataset.
Il risultato è un codice alfanumerico che dice a Midjourney di usare lo stile di quella specifica moodboard, deve essere inserito nel prompt con la seguente sintassi:
–𝗽𝗿𝗼𝗳𝗶𝗹𝗲 “𝗰𝗼𝗱𝗶𝗰𝗲𝗮𝗹𝗳𝗮𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼”

𝗖𝗔𝗦𝗘 𝗛𝗜𝗦𝗧𝗢𝗥𝗬
Il primo caso che voglio raccontare parte dalla scelta delle immagini da caricare, il dataset insomma. Quando si vuole creare uno stile usando immagini non proprie è possibile utilizzare quelle in pubblico dominio, cioè quelle immagini libere da protezione legale o per scadenza dei tempi o per scelta esplicita dell’autore (controllate sempre lo stato delle immagini non vostre che desiderate usare).
Per prova ho creato due moodboard, ricorrendo ad immagini libere, per la precisione il primo dataset l’ho creato utilizzando le immagini che il pittore John Martin (1789-1854) ha fatto per illustrare “Paradise Lost” di John Milton. Sono immagini con uno stile ben definito, una gestione delle luci e delle ombre emotiva, non per nulla la corrente pittorica a cui Martin apparteneva era il romanticismo. Grazie alla forte coerenza delle immagini ho poututo utilizzare solo 15 immagini.
Per chi volesse provarlo il parametro da usare è “–profile rbo7szs“.

Per la seconda prova ho utilizzato un autore ancora più antico, il pittore fiammingo Hans Vredeman de Vries (1525 – 1609). Le sue opere sembrano molto tavole architettoniche, anche perché architetto lo era davvero, con prospettive molto accurate e nessuna gestione della luce. Anche qui grazie alla coerenza delle sue immagini me ne sono bastate 15 per creare il codice specifico, per chi lo volesse provare il parametro da usare è “–profile muk2cxw“.

Quella finale mette a confronto immagini generate con il prompt “an apple over an old wooden table –style raw –v 6.1”, con l’aggiunta eventuale del parametro dello stile.
Iniziando da sinistra:
Nessuno stile | Lo stile di Hans Vredeman de Vries | Lo stile di John Martin

𝗥𝗜𝗦𝗨𝗟𝗧𝗔𝗧𝗢
Penso si veda che questa tecnica, l’uso di codici generati usando le moodboard, influenza decisamente l’immagine generata. Per ottenere un buon risultato il passaggio fondamentale è la selezione delle immagini da dare in input, il dataset.

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