I tos di adobe
Un’analisi dei nuovi TOS di Adobe, probabilmente scritti e comunicati male, che hanno creato parecchi malumori fra gli utenti ed i professionisti in particolare
Qualche settimana fa Adobe ha aggiornato i Terms of Service, non è un cosa strana capita che i TOS vengano aggiornati per comprendere situazioni nuove o per inserire nuovi elementi o nuove feature del prodotto/service a cui si riferiscono.
Questa volta è successa una cosa strana, l’interpretazione “della rete” è stata che con questa nuova versione Adobe abbia cercato di avere accesso ai lavori degli utenti, secondo qualcuno anche sulle loro macchine. Molti professionisti hanno manifestato preoccupazione, comprensibilmente anche considerando che capita di dover sottoscrivere patti di NDA con i clienti.
Proviamo a guardare cosa c’è scritto davvero, con la premessa che non mi sembrano scritti benissimo o almeno che il farsi capire non sia una loro priorità.
Cominciamo dal popup che gli utenti si sono trovati, con la lista delle modifiche e che era solo possibile accettare per poter continuare ad usare i prodotti Adobe, la scritta che ha provocato reazioni è quella evidenziata:

A prima vista in effetti sembra parlino di accesso ai contenuti dell’utente, senza specificare quali e dove. Tuttavia nel popup erano riportate solo le variazioni e non il documento del Temini di Servizio nel suo insieme.
Partiamo con una premessa, il documento completo ( questo ) inizia con:
Queste Condizioni d’uso generali (“Condizioni generali“), insieme a eventuali Condizioni aggiuntive applicabili (vedere l’articolo 1.2 Condizioni aggiuntive riportato di seguito) (collettivamente “Condizioni“) disciplinano l’utilizzo di e l’accesso a siti Web, applicazioni e prodotti basati sul Web, Assistenza clienti, forum di discussione o altri servizi o aree interattive, e servizi come Creative Cloud di Adobe (collettivamente i “Servizi“) e l’installazione e uso di software che Adobe include come parte dei Servizi, inclusi, a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo, applicazioni mobili e desktop, File campione e File di dati (definiti di seguito), script, set di istruzioni e documentazione correlata (collettivamente, il “Software“).
Da quello che capisco dice che questi TOS si applicano alla parte web/cloud usabile tramite i Servizi (la frase è “disciplinano l’utilizzo e l’accesso a siti Web, applicazioni e prodotti basati sul Web, Assistenza clienti, forum di discussione o altri servizi o aree interattive, e servizi come Creative Cloud di Adobe (collettivamente i “Servizi”)” ), mentre i Software sono quelli che salvano o possono salvare nel web/cloud quando generato, anche quando si tratta di software che eseguiamo localmente (la frase è “installazione e uso di software che Adobe include come parte dei Servizi”). Giusto per fare un esempio Lightroom si esegue in locale ma permette si salvare anche su cloud, i file salvati nel web sono soggetti a quanto stabilito da questi Termini di Servizio. Lightroom classic invece funziona solo localmente per cui nel suo caso non si devono applicare queste regole. Attenzione che web/cloud qui è relativo a dove si salvano i risultati generati, da non confondere con l’interfaccia che può essere una app locale o anche web. Un esempio è sempre Ligthroom (non classic) che può essere utillizzato tramite interfaccia web oppure tramite app. In entrambi i casi è possibile salvare i risultati in locale ma anche nel cloud.
Tenendo in mente questa premessa andiamo a leggere le sezioni indicate nel popup citato all’inizio, nella sezione 2.2 si può leggere:
2.2 Accesso di Adobe ai Contenuti dell’Utente. Adobe potrà accedere, visualizzare o ascoltare i Contenuti dell’Utente (definiti nell’articolo 4.1 (Contenuti) di seguito riportato) attraverso metodi sia automatizzati che manuali, ma solo in modo limitato e nei termini consentiti dalla legge. Ad esempio, per fornire i Servizi e il Software, Adobe potrebbe avere bisogno di accedere, visualizzare o ascoltare i Contenuti dell’Utente per (A) rispondere alle richieste di feedback o supporto, (B) rilevare, prevenire o altrimenti affrontare frodi e problemi di sicurezza, legali o di natura tecnica e (C) far rispettare i Termini, come ulteriormente stabilito nella Sezione 4.1 di seguito riportata. Al fine di migliorare i Servizi, il Software e l’esperienza utente Adobe si avvale di sistemi automatizzati che consentono di analizzare i Contenuti dell’Utente e i Font caricati dall’Utente Creative Cloud
Per capire di cosa si sta parlando, i contenuti dell’utente, occorre andare a leggere l’articolo 4.1, intanto qui si dice che l’accesso ai dati dell’utente avviene in modo limitato e nei termini consentiti dalla legge, che sembra tradursi nel farlo solo per scopi di protezione del sistema e di prevenzione di atti illegali oppure per il miglioramento del servizio (su questo tornerò dopo).
Andando all’articolo 4.1 si trova, finalmente direi, cosa si intende per Contenuti dell’Utente:
4.1 Contenuti. Con “Contenuti” si intende qualsiasi materiale, quale file audio, file video, documenti elettronici o immagini, che l’Utente carica, importa nei Servizi o nel Software o che ricava per l’utilizzo o crea con essi in connessione con o attraverso il proprio uso dei Servizi e del Software. Adobe si riserva il diritto (senza averne l’obbligo) di rimuovere Contenuti o limitare l’accesso ai Contenuti, ai Servizi e al Software se uno qualsiasi dei Contenuti viola le presenti Condizioni. Adobe non esamina tutti i Contenuti caricati sui Servizi e sul Software, ma può utilizzare le tecnologie, i fornitori o le procedure disponibili, inclusa la revisione manuale, per individuare determinate tipologie di contenuti illegali (ad esempio, materiale su abusi sessuali su minori) o altro materiale e comportamenti illeciti (ad esempio, modelli di attività indicanti spam o phishing, oppure parole chiave indicanti che sono stati pubblicati contenuti vietati ai minori al di fuori dell’area riservata agli adulti).
Quindi i contenuti che possono essere controllati da Adobe sono tutti i file di qualsiasi tipo che vengono portati o salvati nel cloud, non quelli che si trovano nei nostri computer (ricordando la definizione di Servizi e di Software data all’inizio della pagina dei TOS la frase è “qualsiasi materiale, quale file audio, file video, documenti elettronici o immagini, che l’Utente carica, importa nei Servizi o nel Software o che ricava per l’utilizzo o crea con essi in connessione con o attraverso il proprio uso dei Servizi e del Software“).
Quindi i contenuti che possono essere controllati da Adobe sono tutti i file di qualsiasi tipo che vengono portati o salvati nel cloud, non quelli che si trovano nei nostri computer.
Per capire come Adobe analizza i contenuti la pagina di riferimento è questa. È importante perché riguarda l’uso del machine learning, loro lo chiamano apprendimento automatico, nell’analisi dei contenuti dell’utente. Ma è importante anche perché, finalmente direi, in uno dei paragrafi dicono esplicitamente cosa analizzano e cosa no, la frase evidenziata nello screenshot qua sotto.

Torno sulla questione dell’uso dei nostri contenuti per migliorare il servizio. Per questa opzione il default è che l’utente da il proprio permesso ad Adobe per usare i suoi contenuti per questo scopo, per cambiare questa configurazione occorre andare nella pagina della privacy del proprio account, questa.

Una considerazione finale, la “regola” del concedere una licenza di uso del proprio materiale caricato in rete c’è per ogni social/sito di condivisione, non è qualcosa di inventato da Adobe e non è stato inserito neppure ora visto che era già presente anche nelle versioni precedenti del documento, lo raccontano loro stessi in questo post nel loro blog. Perché allarmarsi solo adesso e solo per Adobe?
Adobe il 6 giugno ha pubblicato un post, immediatamente comprensibile questa volta, in cui dice chiaramente cosa succede e soprattutto cosa non succede e cosa loro NON fanno con i dati dei loro utenti, il link è questo.
Nello screenshot la parte importante con la lista delle cose che serve capire dei loro TOS.

