Dal prompt allo stile e ritorno

Una chiacchierata amichevole sul controllo dello stile nelle AI generative di immagini, dove il prompt è solo l’inizio del viaggio

dal-2025-al-2026

Questa è una chiacchierata che partendo dal prompt cerca di raccontare perché nel mondo delle AI generative di immagini lo stile è importante, rimandando ad altri scritti per gli approfondimenti tecnici. Una nota, come AI di riferimento uso Midjourney perché ha tutte le caratteristiche di cui parlo, ma non preoccupatevi se state usando altri strumenti: i principi che vedremo sono utili per qualsiasi AI generativa di immagini.

Il prompt base: elementi fondamentali

Vi è mai capitato di guardare un’immagine generata da una AI e chiedervi “ma come ha fatto a crearla?” Forse avete anche visto qualcuno chiedere “qual è il prompt?” sotto un’immagine particolarmente riuscita. È comprensibile, visto che siamo abituati a pensare che basti dire all’AI cosa vogliamo per ottenere il risultato desiderato.
Partiamo da cosa è il prompt. Quello base, il minimo indispensabile per ottenere uncerto soggetto, è la descrizione di quello che si vuole realizzare, diciamo “Una mela su un vecchio tavolo di legno“, sarebbe da fare in inglese ma per il ragionamento di questo post è ininfluente. Ho descritto solo cosa voglio, ed è il minimo indispensabile.

Il problema nasce se e quando cerco di dire alla AI come voglio il mio soggetto, mi riferisco allo stile/estetica (qui i due termini sono da intendersi equivalenti). Lo voglio fotorealistico? A colori o in bianco e nero? O magari come se fosse un disegno a china o una schizzo a matita? E potrei anche voler complicare le cose mescolando due stili o cercando di rifarmi allo stile di qualcun altro, se volessi unire il pointillisme in bianco con lo stile di Leonardo il prompt iniziale potrebbe diventare “una mela su un vecchio tavolo di legno, in bianco e nero con la tecnica del pointillisme ma come se l’avesse fatto Leonardo“. Potete capire che si tratta di qualcosa di complesso, anche perché è complesso il modo in cui posso definire lo stile che desidero. Il modo più immediato e direi ovvio è scriverlo nel prompt, non sembra ma fino a qui stiamo affrontando la parte facile.

Questa modalità, usare il prompt, si può usare con qualsiasi AI, la difficoltà sta solo nel sapere costruire la richiesta, anche perché può non essere banale. C’è da dire che con sistemi semplici, ad esempio Designer di Microsoft e DALL-E di OpenAI, è anche l’unico modo possibile.
Con altre AI più complesse è possibile utilizzare metodi diversi. L’esempio più conosciuto è Midjourney, che permette di controllare l’estetica anche in altri modi, ad esempio utilizzando immagini inserite come riferimento. Già da solo questo metodo allarga tantissimo le possibilità, anche perché è possibile combinare più immagini in più modi.

I parametri: controllo avanzato dello stile

Ma non basta, esistono altri modi e qui si allarga ulteriormente il discorso, si parla dei parametri. Cosa sono “i parametri”? Anche qui la prendo alla larga, quando nel mio prompt scrivo mela sto usando una parola che ha un corrispettivo univoco, in questo caso un certo frutto con certe caratteristiche. La stessa cosa se scrivo auto, cormorano, …. . Sono parole che hanno un significato chiaro ed uno solo, a quella certa parola corrisponde un certo “qualcosa” che viene rappresentato nell’immagine generata, ovviamente quel qualcosa deve avere un senso nell’immagine. Se scrivo chiaroscuro, è anche un termine inglese ed è utilizzabile nei prompt, il risultato non è un oggetto specifico ma una gestione particolare di luci ed ombre su tutta l’immagine e che si può applicare a qualsiasi soggetto, per fare un esempio il Caravaggio è ritenuto un maestro di questa tecnica. È un termine che può essere usato da solo oppure in combinazione con altri termini, possibilmente coerenti.

Un’altra parola chiave con un effetto deciso su tutta l’immagine è highkey, produce immagini chiare con predominanza del bianco ed ombre poco marcate. Anche quest’ultimo termine andrebbe usato in combinazione con altri termini possibilmente coerenti.

Chiaroscuro e highkey sono termini che hanno effetti su tutta l’immagine e non su elementi specifici, definiscono lo stile che si vuole applicare all’immagine. Come già accennato possono lavorare da soli o possono essere usati con altri termini, in modo da lavorare in modo coerente, per dire non li userei insieme perché non coerenti fra loro nei risultati.
I parametri sono il gradino successivo, sono da pensare come “controlli” che permettono di influenzare come il sistema lavora e come sarà il risultato finale come se si usasse un prompt complesso. Ricordo che stiamo parlando di stile, i parametri potete pensarli come metodi in grado di gestire prompt complessi nelle parti relative appunto dedicate a questa parte.
Questa capacità di controllo diventa particolarmente importante quando si lavora in ambito professionale. Non si tratta più solo di generare un’immagine bella o interessante, ma di creare qualcosa che risponda a requisiti specifici e che possa essere replicato con coerenza nel tempo. Immaginate un’agenzia di comunicazione che deve produrre una serie di immagini per una campagna pubblicitaria: ogni immagine non solo deve essere di qualità, ma deve mantenere una coerenza visiva con le altre e rispettare l’identità del brand. I parametri permettono proprio questo tipo di controllo preciso.
Potete pensare i parametri come gli strumenti di regolazione di una macchina fotografica professionale. Come un fotografo usa le impostazioni della sua macchina per ottenere esattamente l’effetto desiderato, così un professionista può utilizzare i parametri delle AI generative per definire con precisione lo stile delle immagini. E come un fotografo esperto sa quali impostazioni usare per ottenere un certo risultato, così si possono combinare i parametri per creare delle vere e proprie “ricette” di stile riutilizzabili.
Una AI generativa di immagini è “una macchina” complessa, che utilizza diverse risorse, sia interne alle AI che esterne, e queste risorse influenzano il risultato. Quelle che influenzano maggiormente il risultato sono le risorse interne alle AI. Ad esempio il modello che si usa. Si tratta di un file, di grande o grandissima dimensione, che è in un certo senso il cervello dell’AI visto che contiene non solo quello che l’AI ha imparato nella fase di addestramento, ma anche la sua “personalità”, il che impatta ovviamente sullo stile.

L’Importanza dei Modelli

Usare modelli diversi porta a risultati diversi che possono anche arrivare ad essere molto diversi, lo si può verificare facilmente nel mondo Stable Diffusion, dove sono disponibili già decine di migliaia di modelli (con funzioni differenti ma non è argomento dell’articolo).
I modelli sono i parametri più importanti. Nelle AI semplici come Designer o DALL-E non è necessario indicarli perché entrambi i sistemi mettono a disposizione un unico modello, ma già con Midjourney si può scegliere fra una decina di modelli diversi.
Ogni sistema ha i suoi parametri, anche se non sempre vengono resi visibili agli utenti. Midjourney ne ha circa una ventina a disposizione degli utenti; tutti influenzano l’immagine generata, alcuni hanno il preciso scopo di agire in qualche modo sullo stile con cui l’immagine viene generata.

Le Moodboard: Uno Strumento Professionale

Fra questi ce n’è uno in particolare che vorrei approfondire qui, il paramento “–p”, dove la p sta per personalization. È un parametro particolare perché a differenza degli altri qui è l’utente che ne determina valore e resa e può farlo in due modi, quello che mi interessa ora è il metodo con le moodboard, una tecnica che permette di definire un’estetica utilizzando una raccolta selezionata di immagini. In pratica dando in pasto a Midjourney un dataset di immagini coerenti fra loro il sistema capisce lo stile che le unisce e lo impara, rendendolo riutilizzabile tramite l’uso di un codice.

Nello slideshow esempi di applicazione di codici di moodboard diversi (riportati nelle didascalie) al prompt base “Una mela su un vecchio tavolo di legno

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Al di là del come si fanno a costruire (per questo rimando a https://www.ai-know.pro/un-uso-delle-moodboard-di-midjourney/), mi interessa parlare del perché questa tecnica è importante e con lei del perché è importante la gestione dello stile.
Le moodboard rappresentano un modo diverso di pensare alla generazione di immagini con l’AI. Prendiamo l’esempio di un designer che lavora per un brand di moda sostenibile. Il suo compito non è solo creare belle immagini, ma deve catturare l’essenza del marchio: materiali naturali, colori tenui, atmosfere che comunicano autenticità. Costruendo una moodboard con immagini che incarnano questi valori, il designer crea uno strumento che potrà riutilizzare per ogni nuova campagna, garantendo che ogni immagine generata mantenga lo stesso DNA visivo.
O pensiamo a un illustratore che sta lavorando a un libro per bambini. Il suo stile personale è caratterizzato da un particolare uso del colore e da un tratto distintivo. Creando una moodboard con le sue illustrazioni precedenti, può “insegnare” all’AI a replicare questi elementi distintivi. In questo modo, quando dovrà generare nuove illustrazioni per il libro, potrà mantenere una coerenza stilistica attraverso tutte le pagine. In tutti questi casi professionali lo stile viene gestito secondo le necessità specifiche.

La versatilità delle moodboard le rende davvero utili, aggiungete che si tratta di una tecnica che funziona con pochi passaggi ed avrete il quadro completo. Il punto cruciale della procedura è la preparazione del dataset di immagini da usare. La selezione, da un minimo di 15-20 fino ad un massimo di 100, deve essere attenta per arrivare ad una raccolta di immagini coerenti rispetto allo stile che vogliamo determinare. Più la coerenza è forte e più il risultato è buono.

Applicazioni Pratiche e Scelta dell’Approccio

Dopo aver esplorato i diversi modi di controllare lo stile delle immagini generate con l’AI, probabilmente vi sorge spontanea una domanda: quale approccio scegliere per il proprio lavoro? La risposta dipende dal tipo di progetto e dalle esigenze specifiche.
Il prompt, con la sua flessibilità, è lo strumento ideale quando lavoriamo su immagini singole o quando vogliamo sperimentare liberamente. È come avere una conversazione con l’AI dove possiamo descrivere nei dettagli cosa desideriamo. Per un fotografo che vuole creare un’immagine particolare per un servizio specifico, o per un grafico che sta cercando la giusta ispirazione per un nuovo progetto, il prompt offre la massima libertà creativa.
I parametri entrano in gioco quando abbiamo bisogno di precisione e ripetibilità. Sono particolarmente utili in progetti dove dobbiamo generare più immagini mantenendo alcune caratteristiche costanti. Un art director che lavora su una campagna pubblicitaria può definire un set di parametri che garantisce coerenza visiva attraverso decine di immagini diverse. È come avere una ricetta perfetta che può essere replicata ogni volta che serve.
Le moodboard, infine, sono la scelta migliore quando dobbiamo catturare uno stile complesso o personale. Un brand che vuole mantenere la propria identità visiva attraverso centinaia di contenuti social, o uno studio di design che deve produrre materiali coerenti con l’immagine di un cliente, troverà nelle moodboard lo strumento più efficace. È come creare una guida stilistica visiva che l’AI può seguire fedelmente.
Nella pratica, questi approcci non sono mutualmente esclusivi. Un professionista esperto sa combinarli in base alle necessità del momento. Può usare una moodboard per definire lo stile di base, aggiustare alcuni aspetti con i parametri e infine affinare i dettagli attraverso il prompt. È proprio questa flessibilità che ci riporta alla domanda iniziale con cui abbiamo aperto questa chiacchierata: ‘quale è il prompt?’. Una domanda che ora vediamo sotto una luce diversa, perché abbiamo scoperto che il prompt è solo una parte della storia, e che lo stile gioca un ruolo altrettanto importante nel determinare il risultato finale.

Nota Conclusiva

Giusto una nota finale, come ho scritto all’inizio ho usato Midjourney per i miei esempi perché usata da più utenti e per una sua maggior facilità d’uso, ma non è l’unica AI, i LoRA del mondo Stable Diffusion somigliano molto alle moodboard di Midjourney. Sono dell’idea che i vari service basati su struttura SD stanno facendo cose notevoli, penso a siti come Krea o come Leonardo, giusto per fare due nomi fra molti.

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