Il mio regalo di Natale
Natale è tempo di regali, mi muovo in anticipo e condivido il link per scaricare gratuitamente il mio saggio sulla creatività al tempo delle AI.
A febbraio di quest’anno ho pubblicato il saggio «Creatività ibrida: autore e opera nell’era delle macchine intelligenti», un’analisi su cosa significhi essere creativi usando strumenti di intelligenza artificiale generativa.
Per scelta mia il libro è uscito con licenza Creative Commons, un tipo di licenza molto adatto alla condivisone del sapere.
È arrivato il momento, da oggi è possibile leggere l’intera opera e scaricare gratuitamente il pdf completo, dopo tutto Natale è il periodo giusto per fare regali.
Non è richiesta nessuna registrazione, non bisogna lasciare nessuna email, il link è in fondo alla pagina.
Sul sito dell’editore Ledizioni è sempre disponibile l’acquisto della versione cartacea, nel caso preferiate la sensazione della carta e vogliate anche premiare un editore che fa cose interessanti (e un poco anche l’autore, dai).
La pagina per l’acquisto è questa.
Voglio approfittare dell’occasione per fare una riflessione a distanza di quasi un anno dall apubblicazione. È stato un periodo in cui abbiamo visto rilasci continui di modelli sempre più potenti e sempre più capaci, le tesi che ho sostenuto nel libro sono ancora valide?
L’argomento centrale: quando l’AI gestisce la tecnica, cosa resta all’umano?
Nel libro sostenevo che chi usa le AI generative non è più l’autore materialmente dell’opera, ma diventa il regista che dirige e gestisce il processo creativo. L’intelligenza artificiale assume il ruolo di esecutore talentuoso, con un suo grado di libertà propositiva che necessita di una direzione rigorosa, mentre l’essere umano mantiene la visione, la scelta finale, il giudizio.
L’uso di questi nuovi tool porta quindi a separare la creazione (l’ideazione, il significato) dalla realizzazione (la messa in forma fisica o digitale). Le AI dimostrano di poter sostituire il «mestiere» e le fasi intermedie di realizzazione, ma la creatività che conta rimane quella umana perché si manifesta attraverso l’ideazione, l’intenzionalità e le scelte consapevoli.
A dieci mesi di distanza, con AI ancora più potenti di quelle disponibili a febbraio, questa tesi regge? La mia risposta è sì, anzi sono dell’idea i modelli più capaci rendono questa distinzione ancora più evidente.
Quando la tecnica si democratizza, emerge chi aveva davvero visione
Proprio perché le AI diventano sempre più brave tecnicamente, sollevano l’utente dalla gestione tecnica del lavoro. Non serve più sapere disegnare/fotografare/… per ottenere risultati tecnicamente validi, ora ci pensa la macchina. Ma occorre anche dire che la stragrande maggioranza delle opere prodotte non sono creative, devono semplicemente assolvere a un compito e va benissimo che le AI rendano questo più accessibile.
Ma proprio questa democratizzazione dell’esecuzione renderà più evidente chi ha sempre avuto visione creativa propria e chi invece eccelleva principalmente nell’esecuzione tecnica.
Dieci mesi dopo: le tesi centrali reggono
Rileggendo il libro a distanza di tempo, le tesi centrali mi sembrano ancora solide. Il concetto di autore ibrido, la distinzione tra creazione e realizzazione, l’importanza del giudizio umano nel processo creativo con AI: tutto questo non solo regge, ma viene confermato da come si sta evolvendo il mercato e dai casi che emergono.
Quello che si vede in questa fine 2025 è che la velocità di sviluppo delle AI generative è impressionante, ogni pochi mesi abbiamo modelli che fanno cose che sembravano impossibili poco prima. Di fronte a questo ritmo, ci sono due atteggiamenti possibili: paralisi nella paura o investimento nell’apprendimento.
La mia convinzione è che quest’ultimo sia l’unico approccio sensato. Non perché sia ottimista per principio, ma perché la trasformazione è già in atto da tempo e ignorarla non la ferma. Chi investe tempo nel capire come orchestrare questi strumenti, come integrarli nei propri flussi di lavoro mantenendo la propria visione creativa, si sta costruendo competenze che hanno e avranno valore.
Le AI non sostituiscono la creatività umana, ridefiniscono dove quella creatività si manifesta. Non più (o non solo) nell’esecuzione perfetta di una tecnica, ma nella capacità di ideare, vedere possibilità, fare scelte consapevoli, dare significato. Queste competenze non si automatizzano, si coltivano.
Nell’era delle macchine intelligenti, il valore dell’umano non diminuisce, piuttosto si sposta, si trasforma, ma non scompare. Resta centrale la capacità di avere una visione, di fare scelte guidate da intenzionalità e non da casualità, di dare significato a ciò che produciamo. L’AI può generare mille varianti in un secondo, ma non può decidere quale di quelle varianti abbia senso nel contesto specifico che stiamo costruendo. Non può capire perché una soluzione funziona e un’altra no, oltre ai parametri tecnici che le abbiamo dato.
Questo non significa che tutti diventeremo automaticamente creativi solo perché usiamo strumenti AI. Significa che chi ha sempre fatto affidamento principalmente sulla competenza esecutiva dovrà trovare nuovi modi di creare valore. E chi ha visione creativa, ma magari era limitato dalla difficoltà tecnica di realizzarla, ora ha strumenti più potenti a disposizione.
Il messaggio del libro, ancora più vero oggi di quanto lo fosse a febbraio: imparare a lavorare con le AI non è optional, è una competenza fondamentale. Ma imparare a lavorare con le AI per un creativo non significa delegare loro la creatività, significa capire come dirigerle per amplificare la propria. Significa insomma fare diventare l’AI uno strumento nelle mani di chi ha visione.
A patto di essere disposti a evolvere insieme agli strumenti, il nostro valore come esseri umani creativi non solo resta, ma può espandersi. Siamo all’inizio di questa trasformazione, non alla fine. E come sempre nelle trasformazioni tecnologiche, chi le attraversa con curiosità e apertura all’apprendimento ha più possibilità di prosperare rispetto a chi le subisce con resistenza.
Lo scrivo in fondo, è doveroso ma è anche molto sentito, voglio ringraziare Nicola Cavalli di Ledizioni, che ha accettato la mia proposta.
Simone Aliprandi, attentissimo curatore della collana in cui è stato pubblicato il testo, che si è speso molto in tempo, correzioni e suggerimenti, oltre che per un suo contributo.
Athos Boncompagni, appassionato docente di ISIA Firenze che ha regalato una sua prefazione.
**[Leggi o scarica «Creatività ibrida» gratuitamente] LINK **
Il PDF è rilasciato con licenza Creative Commons CC BY-SA 4.0, per capire cosa significa la pagina ufficiale è questa.
