AI nelle scuole: due modelli a confronto
Si parla di due modelli di inserimento delle AI a scuola molto diversi, quello statunitense contrapposto a quello cinese. E noi?
Di recente ho letto due notizie, provenienti da nazioni lontanissime fra loro, non solo geograficamente, che credo meritino riflessione. Le nazioni sono USA e Cina ed il tema è l’inserimento delle AI nei programmi scolastici.
Le iniziative delle aziende tecnologiche
Anthropic ha recentemente lanciato Claude for Education, una versione specializzata del suo assistente AI pensata specificamente per istituzioni accademiche di livello universitario.
Questa iniziativa segue un percorso già tracciato da OpenAI che, circa un anno fa, aveva introdotto ChatGPT Edu, anch’esso concepito per il medesimo segmento educativo.
Per entrambe le piattaforme, i costi non sono stati esplicitamente comunicati, ma si prevede siano inferiori rispetto ai piani standard. Le due aziende invitano le istituzioni interessate a contattare direttamente i rispettivi team commerciali, un approccio comprensibile considerando che l’offerta riguarda piani personalizzati in base alle esigenze specifiche degli istituti.
OpenAI propone anche ChatGPT for Nonprofits, che prevede sconti dal 20% al 50% a seconda del piano scelto.
Questo tipo di iniziative non rappresenta una novità nel panorama tecnologico. Storicamente, le aziende del settore hanno spesso adottato strategie simili, offrendo versioni dedicate dei loro prodotti alle istituzioni educative, con particolare attenzione alle università che formano i futuri manager e decisori. L’obiettivo appare duplice: diffondere l’utilizzo degli strumenti tecnologici e familiarizzare i futuri professionisti con i propri prodotti.
L’approccio statale: il caso della Cina
Un approccio significativamente diverso emerge dalla Cina, dove a partire da settembre 2025 l’insegnamento delle AI diventerà obbligatorio nelle scuole primarie e secondarie.
Questa iniziativa si distingue dalle precedenti per molteplici aspetti:
• Si tratta di una decisione governativa centralizzata, non lasciata alla discrezione di singole aziende o istituti
• Il programma coinvolge l’intero sistema educativo, dalle scuole elementari fino alle superiori
• L’insegnamento prevede un minimo di 8 ore per anno accademico, sia come materia indipendente sia integrata in altri insegnamenti
• Include un piano strutturato di formazione per gli insegnanti
I programmi sono stati progettati con un approccio graduale e adatto alle diverse fasce d’età:
• Scuole elementari: concetti basilari e laboratori introduttivi
• Scuole medie: applicazione delle AI come supporto allo studio
• Scuole superiori: applicazioni avanzate
Un elemento particolarmente rilevante del programma cinese è l’inclusione di moduli dedicati all’uso etico degli strumenti di intelligenza artificiale.
Due approcci a confronto
Utilizzando una metafora sportiva, si può affermare che le due tipologie di iniziative appartengono a “campionati” differenti. L’approccio cinese si concentra sulla formazione di tutti i cittadini del futuro, non limitandosi ai potenziali manager o alle realtà aziendali vincolate a logiche di bilancio.
Da noi come sta andando?
Di recente il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato le nuove linee guida per la Scuola dell’infanzia e Primo ciclo. Non entro nelle polemiche relative al latino e alla Bibbia, non ritengo d’avere le competenze per farlo. Ho però letto la parte sulle Intelligenze Artificiali, e la prima cosa da dire è che in effetti ne parla come strumenti da usare. Peccato, lo dico dal mio punto di vista ovviamente, che li consideri strumenti per la correzione e scrittura dei testi e adatti alle traduzioni, sempre in “modo ancillare rispetto all’azione umana” (è il termine usato nel documento). Trovo buffo, più che strano, che nelle sezioni che trattano di Matematica, discipline STEM, Tecnologia e Scienze le AI siano citate solo una volta nella parte della Matematica sia pure indirettamente. Mi sembra una visione decisamente limitata fino ad essere insufficiente. Che fa però il paio con il DDL sull’uso delle AI attualmente in fase di approvazione alla Camera, entrambi sembrano più voler delimitare l’adozione di strumenti basati su AI che favorirne la diffusione.
La mia opinione: perché le AI devono entrare nelle scuole ora
Come ho già detto in diverse occasioni, ritengo che portare le AI a scuola sia un passaggio fondamentale, non in un futuro indefinito, ma adesso. L’integrazione delle intelligenze artificiali nei contesti educativi dovrebbe avvenire in modo strutturale, proprio perché le AI sono già parte integrante del nostro mondo e lo saranno sempre di più.
Nella mia esperienza quotidiana con le AI generative vedo come questi strumenti stiano già ora rapidamente trasformando il mondo del lavoro, della cultura e persino delle relazioni sociali. Gli studenti, anche gli italiani, stanno già utilizzando le AI per le loro ricerche, i compiti e l’apprendimento ma troppo spesso lo fanno senza la consapevolezza critica necessaria. Ignorare questa realtà significa creare un pericoloso divario tra l’educazione formale e il mondo reale che i giovani abitano.
Secondo me l’approccio cinese, pur con tutte le differenze culturali e politiche, contiene elementi interessanti: l’insegnamento graduale e adattato all’età, l’integrazione trasversale nelle diverse discipline e l’attenzione agli aspetti etici. L’ultimo punto è da sottolineare: non possiamo limitarci a insegnare l’uso tecnico degli strumenti ma dobbiamo educare a una comprensione critica delle loro implicazioni sociali, economiche e persino filosofiche. Per questo dovremmo sviluppare un modello educativo che non si limiti né all’approccio commerciale delle aziende tecnologiche né a un insegnamento puramente nozionistico, ma che ci permetta di vedere le AI come strumenti di potenziamento del pensiero critico e della creatività.
Imparare ad utilizzare questi strumenti, insieme al comprenderne le potenzialità e le implicazioni etiche, rappresenta un elemento essenziale per la formazione di cittadini consapevoli in una società sempre più plasmata dalle tecnologie. Non si tratta semplicemente di insegnare l’uso di nuovi strumenti, ma di preparare le nuove generazioni a navigare un panorama tecnologico e sociale in rapida evoluzione.
In definitiva, credo che i paesi che rimanderanno questo passaggio non staranno semplicemente trascurando un’innovazione tecnologica, ma rischieranno di formare cittadini meno preparati ad affrontare un mondo in cui le AI sono già una realtà pervasiva. La vera sfida educativa del nostro tempo non è decidere se introdurre le AI nelle scuole, ma come farlo in modo che esse diventino strumenti di emancipazione e non di dipendenza, di ampliamento delle capacità umane e non di loro sostituzione
