Di chi sono i prompt?

Di chi sono i prompt? Non nel senso di chi li ha fatti ma nel senso di chi li può usare da un punto di vista legale

Non nel senso di chi li ha fatti ma nel senso di chi li può usare da un punto di vista legale. Da questo punto di vista le cose diventano interessanti.
Per generare le immagini con un’Intelligenza Artificiale bisogna usare il prompt (in italiano si potrebbe tradurre con richiesta), un testo costruito con una certa sintassi e che descrive quello che si vuole ottenere. Per essere corretti il prompt, inteso come stinga di testo, deve essere completato da alcuni parametri, diversi a seconda dell’AI usata. L’insieme del testo e di questi parametri è quello che serve per ottenere l’immagine risultante e che si può considerare una sorta di prompt esteso ed in un certo senso è quello che contiene il vero valore del lavoro di generazione di un’immagine.
Facendo un parallelo con la fotografia lo si può considerare un equivalente del file raw creato dalla macchina fotografica nel momento dello scatto, da cui è possibile estrarre più immagini cambiando la postproduzione applicata.

Può essere interessante cercare di capire di chi sia, questione che nel campo delle AI è un poco più complessa che nella fotografia.
Si può iniziare cercando di capire come stanno le cose nel rapporto fra l’utente ed i fornitori del servizio delle varie AI andando a cercare cosa viene detto nei Termini di Servizio o nelle licenze di rilascio del software (cliccando sugli screenshot si apre il link verso il documento originale completo ) :

DALL-E: OpenAI, proprietaria di DALL-E, assegna tutti i suoi diritti, titoli e interessi all’utente, ma si riserva il diritto di utilizzare i contenuti secondo necessità per fornire e mantenere i servizi, rispettare la legge applicabile e applicare le loro politiche. Non usa il termine prompt ma “Input”, riservandosi il diritto di uso in modo generico, una formula non del tutto chiara.

MIDJOURNEY: agli utenti viene riconosciuto il possesso delle immagini che creano, allo stesso tempo l’utente riconosce a MJ di fare un po’ quello che gli pare con i suoi contenuti, cioè le immagini e i prompt sono pubblici e MJ può usarli e può cederli a terzi. La cosa interessante è che il prompt viene esplicitamente citato nella licenza, già questo dovrebbe fare capire l’importanza che MJ da a questo elemento. Altra cosa interessante è che questi diritti restano validi anche dopo l’eventuale uscita dal servizio dell’utente, per cui una volta generata un’immagine, con relativo prompt collegato, MJ può farci quello che vuole per sempre (cliccando sullo screenshot si apre la pagina dei TOS)

L’utente può chiedere di rendere non pubblici i propri lavori, attivando la Corporate License o pagando un’ulteriore quota (leggere bene le condizioni). Per essere precisi MJ si impegna a fare del suo meglio per non rendere pubblici i contenuti creati, formula un poco strana, non dicendo niente degli altri diritti che che si è riservata come la cessione a terzi.

DREAMSTUDIO: è il servizio fornito da Stability AI tramite interfaccia web sui loro server, come DALL-E. Viene detto solo che l’utente è il proprietario dei contenuti creati, concedendo a Stability e agli affiliati l’uso per sviluppare e migliorare il servizio. Formula molto sbrigativa insomma.
Nota: per poter accedere alla pagina linkata occorre avere un account attivo.

STABLE DIFFUSION: è il software rilasciato da Stability AI con licenza Open Source, liberamente scaricabile, modificabile, installabile sul proprio pc, usabile, il tutto in modo gratuito.
Nello screenshot l’elenco delle condizioni di uso, distribuzione e redistribuzione, per quanto riguarda la proprietà dei contenuti generati al punto 6 Stability dichiara di non avere alcun diritto sui contenuti generati dall’utente con SD.
Non viene chiesta nessuna concessione d’uso del materiale generato.

MA DI CHI SONO I PROMPT?

Fino a qui ho raccontato come sono definiti i diritti sia sui prompt che sulle immagini generate, per quello che riguarda i rapporti fra l’utente e i vari fornitori di servizi.
C’è però, secondo me, un altro rapporto da considerare, anche se riguarda solo i professionisti. Di chi è il prompt sviluppato da un professionista per un lavoro che gli è stato commissionato? Tornando al confronto con la fotografia un prompt è più potente di un file raw, perché oltre a poter generare immagini simili alla prima permette anche di poter utilizzare lo stile applicato ad immagini completamente diverse, come esempio la gestione delle luci. Nel caso si decida che siano del committente il lavoro, il professionista che l’ha sviluppato con quale grado di variazione può continuare ad usarlo?
Nel caso della fotografia come funziona? Ad esempio nel caso di foto di matrimoni e ritratto per legge gli originali appartengono per metà al fotografo, che deve anche conservarli per un certo tempo, ed ai committenti. L’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU VISUAL lo spiega bene in questa sua pagina.

Le AI stanno cominciando a cambiare le cose in tanti campi, da subito anche in quello legale per l’aspetto della liceità dell’uso delle fonti con cui sono state addestrate le AI. Credo emergeranno altre situazioni da definire o persino da normare. Per l’aspetto che ho descritto qua sopra la mia opinione è che un professionista debba definire nel contratto con il suo committente la questione della proprietà dei prompt.

8 febbraio 2023

Paolo Dalprato, formatore sulle AI generative

Chi ha scritto questo articolo

Sono Paolo Dalprato, formatore sulle AI generative. Lavoro con professionisti, studi e PMI da una parte, con scuole, biblioteche e istituzioni culturali dall'altra, sull'ecosistema Claude e NotebookLM. Quello che insegno è lo stesso che uso ogni giorno, e finisce qui sul blog prima ancora che in aula.

Autore di «Creatività ibrida: autore e opera nell'era delle macchine intelligenti».

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