Debugging (II°)

La seconda parte del tutorial sulle strategie da adottare quando il nostro amato chatbot sembra non capire quello che gli abbiamo chiesto.

La prima parte ha illustrato come riconoscere i quattro problemi principali nelle interazioni con l’AI: mancanza di informazioni, ambiguità nelle richieste, formato inadeguato e complessità eccessiva. È stato anche presentato il metodo delle quattro domande per diagnosticare rapidamente dove sta il problema: l’AI sa che ruolo assumere? Conosce l’obiettivo? Ha tutte le informazioni necessarie? Sa come deve rispondere?
Questa seconda parte mostra come risolvere concretamente ogni tipo di problema e come sviluppare un approccio sistematico per migliorare le interazioni con l’intelligenza artificiale.

Come risolvere ogni tipo di problema

Ora che si sa come riconoscere i quattro tipi principali di problemi, è possibile vedere le tecniche specifiche per risolverli. È un po’ come avere una cassetta degli attrezzi: una volta che si sa che tipo di problema si ha, si può scegliere l’attrezzo giusto per risolverlo.

Quando il problema è la mancanza di informazioni

Se l’AI produce risposte troppo generiche, la soluzione è fornire più dettagli specifici. Ma non tutti i dettagli sono uguali: bisogna dare quelli che cambiano davvero il risultato.

La tecnica più efficace è immaginare di dover spiegare la situazione a un amico che non sa niente del caso specifico. Che informazioni gli si darebbero per fargli capire veramente il problema? Ecco, quelle stesse informazioni servono all’AI.

Per esempio, se si vogliono consigli per un colloquio di lavoro, non basta dire «ho un colloquio». L’AI ha bisogno di sapere: che tipo di lavoro, che tipo di azienda, a che punto del processo di selezione si è, quali sono le preoccupazioni principali, e che tipo di aiuto serve (preparazione alle domande? consigli sull’abbigliamento? gestione dell’ansia?).

Un trucco utile è la tecnica del consulente: si scrive la richiesta come se si stesse aggiornando un consulente esperto che non conosce la situazione. Si includono: cosa è successo finora, qual è la situazione attuale, cosa si vuole ottenere, che vincoli ci sono, e entro quando si deve decidere.

Anche i dettagli apparentemente piccoli possono essere importanti. Se si chiedono consigli per una festa, fa differenza se è per bambini o adulti, se è in casa o all’aperto, se è una ricorrenza speciale o un evento informale, e se gli invitati si conoscono già tra loro o no.

Quando il problema è l’ambiguità

Se l’AI fraintende le richieste, la soluzione è essere più specifici su cosa si vuole esattamente. Spesso si usano parole che sembrano chiare ma che possono essere interpretate in modi diversi.

La tecnica più utile è quella degli esempi: invece di dire solo cosa si vuole, si aggiunge un esempio di cosa ci si aspetta e, se necessario, un esempio di cosa non si vuole. È come dare indicazioni stradali: non solo si dice «vai a destra» ma si aggiunge «fermati alla farmacia».

Per esempio, invece di dire «rendi questo testo più professionale» si potrebbe dire «rendi questo testo più adatto a una email di lavoro: togli le espressioni troppo informali ma mantieni un tono amichevole, come se si stesse scrivendo a un collega che si conosce bene ma non a un amico intimo».

Un’altra tecnica efficace è spezzare le richieste complesse in parti più semplici. Invece di dire «sistema la mia camera» si potrebbe dire «aiutami a decidere come riorganizzare i mobili nella mia camera per avere più spazio per studiare». Questo elimina l’ambiguità tra «sistemare» come riordinare e «sistemare» come riorganizzare.

Quando si usano parole che possono significare cose diverse, si aggiunge una breve spiegazione. Invece di «migliora questo» è più opportuno dire «migliora questo rendendolo più facile da capire» oppure «migliora questo rendendolo più convincente».

Quando il problema è il formato sbagliato

Se l’AI dà le informazioni giuste ma nella forma sbagliata, la soluzione è specificare esattamente come si vuole ricevere la risposta. È come ordinare una pizza: non basta dire che pizza si vuole, si deve anche dire se la si vuole per asporto o consegna, tagliata o intera, in quale momento della giornata.

La tecnica più diretta è descrivere il formato come se si stessero dando istruzioni a qualcuno che deve preparare un documento. Si specifica: quanto deve essere lungo, che tono deve avere, se deve essere formale o informale, se si vogliono punti elenco o testo continuo, e se ci sono elementi specifici che devono essere inclusi.

Per esempio, invece di dire «dimmi come cucinare la pasta» si potrebbe dire «dimmi come cucinare la pasta in 5 passaggi numerati, ognuno di una frase, usando un linguaggio semplice come se si stesse spiegando a qualcuno che non ha mai cucinato prima».

È anche utile specificare come si userà la risposta. Se si dice «scrivimi le istruzioni per assemblare questo mobile perché le userò mentre lavoro e dovrò consultarle rapidamente» l’AI capirà che deve essere concisa e ben organizzata, non discorsiva.

Anche il tono è parte del formato. «Scrivimi un messaggio per ringraziare mia nonna, con un tono affettuoso ma non infantile, come se fossi un adulto che vuole bene alla nonna ma non è più un bambino» è molto più specifico di «scrivi un messaggio affettuoso».

Quando il problema è la complessità

Se si sono chieste troppe cose insieme e l’AI sembra confusa o superficiale, la soluzione è spezzare il compito in parti più piccole e affrontarle una alla volta. È come spostare una casa: non si carica tutto in una volta, ma si fanno più viaggi con carichi gestibili.

La tecnica più efficace è dividere l’obiettivo grande in 3-4 obiettivi più piccoli e affrontarli in sequenza. Ogni volta che si ottiene un risultato soddisfacente per una parte, si passa alla successiva usando le informazioni che si sono già raccolte.

Per esempio, se si vuole pianificare una vacanza completa, invece di chiedere tutto insieme, si inizia con «aiutami a scegliere la destinazione per una vacanza di una settimana ad agosto, considerando che voglio rilassarmi ma anche vedere qualcosa di nuovo, ho un budget di circa 1500 euro a persona, e partiamo dall’Italia». Solo dopo aver scelto la destinazione, si passa a «ora che ho scelto [destinazione], aiutami a trovare voli convenienti partendo da [città] per la prima settimana di agosto».

Un’altra tecnica utile è quella della pianificazione a strati: prima si fa pianificare all’AI la struttura generale, poi si approfondisce ogni pezzo. Se il compito è davvero complesso, si può anche chiedere all’AI di aiutare a dividerlo: «Il mio obiettivo è [obiettivo complesso]. Come posso dividere questo obiettivo in passaggi più piccoli che posso affrontare uno alla volta?» Spesso l’AI è molto brava a suggerire divisioni logiche del lavoro.

Il metodo del miglioramento graduale

Una volta che si è imparato a riconoscere e risolvere i problemi principali, il passo successivo è sviluppare un metodo per migliorare sistematicamente le interazioni con l’AI. È come imparare a guidare: all’inizio si pensa a ogni singolo movimento, ma con la pratica diventa automatico.

Come testare i miglioramenti

Quando si modifica una richiesta all’AI, è importante capire se la modifica ha davvero migliorato il risultato o se è stato solo un caso fortunato.

La tecnica più semplice è il confronto diretto: si tiene la versione originale della richiesta e quella modificata, e si provano entrambe più volte. Se la versione modificata dà sistematicamente risultati migliori, allora si è trovato un miglioramento reale.

Un altro metodo utile è variare una sola cosa alla volta. Se si vuole migliorare una richiesta che non funziona bene, si cambia solo un elemento (per esempio, solo il tono o solo la quantità di dettagli) e si vede che effetto ha. Questo aiuta a capire quale modifica specifica ha portato al miglioramento.

È anche importante testare con esempi diversi dello stesso tipo di richiesta. Se si è migliorato il modo di chiedere consigli per cucinare, si prova la stessa struttura con ricette diverse per vedere se il miglioramento funziona in generale o solo per quel caso specifico.

Come creare modelli riutilizzabili

Una volta che si trova un modo di formulare le richieste che funziona bene, è possibile creare dei modelli da riutilizzare per situazioni simili. È come avere delle ricette collaudate: una volta che si sa come fare un buon sugo, si può riutilizzare la tecnica per diversi tipi di sugo.

La tecnica più utile è identificare la struttura che funziona e trasformarla in un modello. Un modello pratico per molte situazioni è: «Aiutami come se fossi [ruolo appropriato]. La mia situazione è: [dettagli specifici]. Il mio obiettivo è: [cosa voglio ottenere]. Rispondi con [formato desiderato] usando un tono [tipo di tono]».

Per esempio, questo modello può diventare: «Aiutami come se fossi un personal trainer esperto. La mia situazione è: non ho mai fatto sport, lavoro tutto il giorno al computer, ho 30 anni e voglio iniziare a muovermi. Il mio obiettivo è: sentirmi più energico e in forma senza farmi male. Rispondi con un piano di 4 settimane, ogni settimana con 3 esercizi semplici spiegati chiaramente, usando un tono incoraggiante ma realistico».

Come imparare dai successi e dagli errori

Ogni interazione con l’AI è un’opportunità per imparare qualcosa di nuovo su come comunicare meglio. È come imparare a suonare uno strumento: ogni volta che si pratica, si nota cosa funziona e cosa no, e la volta successiva si fa meglio.

La tecnica più efficace è tenere nota mentale (o anche scritta) di cosa ha funzionato particolarmente bene. Se una volta si ottiene una risposta eccezionale, ci si chiede: cosa ho fatto di diverso dal solito? Ho dato più contesto? Ho specificato meglio il formato? Ho usato un esempio? Ho chiarito meglio l’obiettivo?

È altrettanto importante notare i fallimenti. Quando l’AI non capisce o dà una risposta inadeguata, invece di riprovare a caso, ci si prende un momento per capire perché non ha funzionato. Mancavano informazioni? L’istruzione era ambigua? Il compito era troppo complesso? Questa analisi aiuterà a evitare lo stesso errore in futuro.

Una tecnica utile è la revisione post-conversazione: dopo una sessione di lavoro con l’AI, si dedicano due minuti a ripassare mentalmente cosa è andato bene e cosa è andato male. Non serve un’analisi approfondita, basta notare i pattern: «quando ho dato esempi concreti ha funzionato meglio» oppure «quando ho cercato di fare troppe cose insieme si è confusa».

Con il tempo, si inizierà a riconoscere intuitivamente il tipo di richiesta che funziona bene per ogni situazione. È come imparare a guidare: all’inizio si deve pensare coscientemente a ogni mossa, ma dopo un po’ diventa naturale sapere quando frenare, quando accelerare, e quando cambiare corsia.

L’obiettivo finale non è diventare esperti di AI, ma sviluppare la capacità di comunicare chiaramente i propri bisogni e ottenere costantemente risultati utili. Quando questo diventa automatico, l’AI smette di essere uno strumento complicato e diventa un assistente affidabile che aiuta a realizzare gli obiettivi più velocemente e meglio.

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