Quattro conversazioni sul futuro dei fotografi
Ho provato a ragionare sul futuro dei fotografi con l’arrivo delle AI ed è uscito un progetto di 4 articoli, qui lo presento.
Luca Cazzaniga, collega fotografo che da tempo lavora all’intersezione tra fotografia e AI generative, in un suo articolo recente racconta di un fotografo che gli ha passato un cliente perché non riusciva a produrre con l’AI le immagini richieste. Luca parla spesso del rapporto che potrebbero avere i fotografi con gli strumenti AI, le sue sono considerazioni che vale la pena leggere, concrete e radicate nella pratica di chi fa questo mestiere ogni giorno. (a proposito, se siete siete su SubStack e vi interessa l’argomento “fotografia e AI” seguitelo).
È da quando ho iniziato ad occuparmi di AI che penso a cosa succederà ai fotografi, anzi ho iniziato ad interessarmi proprio perché, da fotografo professionista come ero allora, ho avuto subito la sensazione che le intelligenze artificiali generative di immagini avrebbero cambiato il mondo della fotografia. Mi sembra arrivato il momento di scrivere per mettere in ordine i miei pensieri, partendo da una considerazione pratica, cioè che oggi distinguere un’immagine generata da AI da una fotografia è difficile in molti contesti, impossibile in alcuni.
Questo vuol dire che il fotografo professionista è una figura in via di estinzione?
Da quale prospettiva ne parlo
Ho fatto il fotografo per anni, poi il mio percorso ha preso un’altra direzione e oggi lavoro come formatore sulle AI generative. Ho scritto un libro sulla creatività nell’era delle macchine intelligenti. In pratica ho un piede in entrambi i mondi, il che mi mette in una posizione interessante per ragionare su questo.
Quello che mi interessa è ragionare su come cambia la figura del fotografo, su cosa succede all’identità professionale di chi fa immagini quando le immagini le può fare chiunque. Ovviamente, visto che si parla di fotografi e di fotografia, i miei ragionamenti riguarderanno la generazione di immagini fotorealistiche.
Di cosa parlerò
Ho messo in fila le mie riflessioni in quattro articoli.
Il primo parte dalla domanda sbagliata. «Le AI sostituiranno i fotografi?» infatti non è la domanda giusta, e capire perché aiuta a ragionare meglio su tutto il resto. Proverò a mettere in chiaro cosa sa fare davvero un fotografo al di là della tecnica con lo strumento, e perché proprio quelle competenze adesso contano più di prima.
Il secondo è quello sulle differenze fra AI e fotografia. La fotografia fa due cose molto diverse che spesso confondiamo: testimonia e racconta. L’AI le separa in modo netto. Da che parte di questa separazione ci si trova cambia radicalmente il discorso.
Il terzo allarga il campo. Le AI non servono solo a generare immagini, e un fotografo che le usa non è per forza uno che «fa fare le foto al computer». C’è parecchio altro, meno ovvio e forse più interessante.
Il quarto prova a mettere insieme i pezzi. Se le competenze si allargano, se gli strumenti cambiano, se il campo d’azione non è più solo «fare fotografie», forse anche il nome «fotografo» non basta più. È una provocazione, ma non del tutto.
Non aspettatevi risposte definitive, e nemmeno un manifesto pro o contro le AI nella fotografia. Non aspettatevi neppure “prompt magici”, non esistono e chi ve li propone sta vendendo fuffa, qualsiasi sia l’applicazione AI.
Mi permetto queste riflessioni sulla base della mia esperienza in entrambi i mondi, spero possano servire a chi sta cercando di capire dove si colloca in questo cambiamento, sia che abbia già scelto di usare le AI sia che abbia deciso di farne a meno.
Perché anche questa seconda scelta, come vedremo, richiede oggi una consapevolezza diversa da prima.
Di seguito la lista degli articoli, da leggere nella sequenza proposta:
