Tre pratiche, un filo: business, edu e divulgazione
Per molto tempo il sito mostrava solo il divulgatore. Ora racconta le tre linee di lavoro, business, edu e divulgazione, e il filo che le unisce.
Il racconto era parziale
Per molto tempo chi arrivava su questo sito vedeva soprattutto una cosa, una persona «a cui piace parlare di intelligenza artificiale». I quasi duecento articoli, il gruppo Facebook da oltre 23.000 iscritti, i manuali aperti e i progetti su GitHub erano in piena vista ed erano veri, ma raccontavano un terzo della storia.
La parte più rumorosa copriva il resto. Sotto la divulgazione c’era, e c’è, il lavoro che faccio da quando ho cominciato a portare questi strumenti in azienda, la formazione per professionisti e imprese. Accanto c’è una linea arrivata negli ultimi tempi, quella con la scuola, le biblioteche e le istituzioni culturali. Nessuna delle due si capiva davvero dal sito.
Mi sono accorto che le pagine dicevano di me qualcosa di parziale, e che la colpa non era di chi leggeva. Chi divulga molto e in pubblico finisce per essere identificato con la divulgazione, anche quando è solo una delle cose che fa. Così ho rimesso mano al sito, non per cambiare il mestiere, che è lo stesso di prima, ma per far combaciare il racconto con chi sono.
Tre pratiche, tre pubblici
Le attività sono tre, e si rivolgono a persone diverse, con bisogni diversi.
La prima, e il nucleo del mestiere, è la formazione e la consulenza per professionisti, studi e PMI. Avvocati, commercialisti, architetti, agenzie, piccole imprese che vogliono capire se e come portare Claude e NotebookLM dentro il lavoro di tutti i giorni. Qui il valore si misura in ore liberate e in processi che funzionano il giorno dopo, e ogni percorso si costruisce sul contesto di chi lo richiede.
La seconda guarda al mondo della scuola, delle biblioteche e della cultura. È un pubblico con esigenze proprie, dirigenti scolastici, bibliotecari, responsabili di musei. Ha anche un quadro normativo che gli altri ambiti non hanno, dalle linee guida del Ministero per la scuola agli indirizzi per la pubblica amministrazione. Cambiano gli strumenti e i progetti, dai corsi per insegnanti e bibliotecari ai simulatori didattici costruiti in classe, ma il punto di partenza resta lo stesso.
La terza è la divulgazione, di natura diversa dalle prime due. Non è un servizio ma una scelta, raccontare ad un pubblico generico quello che imparo. Lo faccio per due ragioni, quella pratica per allargare il numero di chi in Italia usa bene questi strumenti, ancora oggi una minoranza. L’altra è civile, mettere informazioni verificabili dove intorno alle AI girano promesse gonfiate e allarmi catastrofici.
Viste una a una sembrano tre attività separate. Il filo che le tiene insieme è un’altra cosa, e viene dal modo in cui lavoro.
Il filo che le tiene insieme
Sotto le tre pratiche c’è un solo modo di lavorare, e viene da un’idea che porto avanti da quando ho cominciato con Claude, l’ecosistema conta più del singolo modello. Quello che fa la differenza è come gli strumenti si integrano nel lavoro di chi li usa, più che quale AI si sceglie, e le competenze acquisite restano valide anche per quelli che usciranno dopo. Il metodo resta lo stesso, che la stanza sia piena di avvocati, di insegnanti o di lettori del blog.
C’è un secondo filo, ancora più concreto. Il blog, i manuali aperti e i progetti che pubblico su GitHub sono costruiti con gli stessi metodi che insegno nei corsi. Divulgare e formare sono due mestieri separati, ma gli articoli nascono dallo stesso lavoro che porto in aula, e l’aula rimanda a quegli articoli. Chi mi vuole valutare prima di scrivermi ha questo sito come prova, non una brochure.
Sotto tutto questo c’è un’idea di come una persona e un’AI lavorano insieme. La persona pedala e l’AI è la bicicletta, le due cose insieme vanno più lontano, a patto che la persona continui a pedalare e sappia guidare il mezzo. È una metafora che viene dal mio libro «Creatività ibrida». La pagina Chi sono la racconta per esteso, insieme alla strada che mi ha portato qui, partendo dalla fisica e passando per quasi trent’anni in tecnologia.
Sono tre facce dello stesso lavoro, tenute insieme da questo metodo e da questa storia. È la parte che il sito, prima, non riusciva a far vedere.
Come è ora
Adesso ogni pratica ha la sua pagina. Chi cerca la formazione per il proprio studio o la propria impresa trova una pagina Business che descrive come lavoro, le forme di intervento e gli ambiti concreti. Chi viene dalla scuola, da una biblioteca o da un museo trova una pagina Edu con i corsi e i progetti pensati per quel mondo. Chi vuole solo imparare, gratis e per conto suo, trova la pagina Divulgazione con il blog, i manuali e il gruppo. E sopra le tre, Chi sono tiene insieme la storia e il metodo.
Il sito ha avuto anche una revisione grafica, ma non è la parte che conta. Quello che è cambiato davvero è il racconto, che adesso dice tutte e tre le cose invece di una sola. Se finora ci siamo incrociati solo sulla divulgazione, le altre due pagine raccontano il resto.
