Come un gatto in tangenziale

Un fotografo professionista può decidere di non usare le AI nel suo lavoro. Ma non può evitare di dover capire cosa sono e cosa fanno questi strumenti

Post poco tecnico ma di opinioni, ogni tanto sento il bisogno di scriverne, partendo da un paio di commenti letti su Facebook.
Un fotografo, di quelli per me bravi, ha scritto che l’AI ART lo annoia. Potrà sembrare strano ma condivido. Nella bolla delle AI ogni giorno vengono pubblicate tantissime immagini generate con Midjourney, Stable Diffusion, Bing, Firefly e tutta la miriade di servizi già disponibili on line. E comincia ad affiorare, in modo prepotente direi, una sensazione di déjà vu all’ennesimo elefante su skateboard mentre sorseggia una pina colada (nel senso di immagine che fino allo scorso anno era decisamente insolita ma ora non lo è più).

Però è esattamente quello che accade con la fotografia, se scorro profili e gruppi di fotografi la sensazione che provo maggiormente è proprio quella dell’avere già visto immagini simili. Che non vuole per nulla dire che siano brutte, per alcune il livello è anche alto o altissimo! Da un lato è vero che se metti due fotografi davanti ad un soggetto lo vedranno in modo diverso e le loro foto di quel soggetto saranno diverse. Lo stesso quando i fotografi sono dieci, ma forse le cose cambiano se i fotografi diventano mille, diecimila, centomila. Un po’ perché i soggetti non sono così tanti alla fine, un po’ perché tutti ci rifacciamo a chi è venuto prima di noi o comunque a quello che abbiamo visto nel nostro percorso fotografico. Fare qualcosa di nuovo è davvero difficile, ma è anche quasi altrettanto difficile fare “qualcosa di nostro” inteso come riuscire a costruire un proprio stile riconosibile, che non è poco, anzi!
C’è un account su Instagram che propone tabelle di immagini simili, di autori diversi, anche se più che simili sembra quasi uguali, l’account è insta_repeat. Probabilmente qualcuno potrebbe dire che si tratta appunto di immagini “instagrammabili”, il punto è anche questo, quanto sono diventate “da social” le foto?
Tornano alle immagini prodotte dalle AI, sì, cominciano ad annoiare per la loro ripetitività, ma siamo appena agli inizi. Ricordo che l’annuncio dell’apertura della waiting list per un milione di persone per poter provare DALL-E è del 20 luglio dello scorso anno, per me la data di nascita (pubblica) di questo fenomeno. Mancano ancora due mesi al primo compleanno, vista la velocità degli annunci quante cose ancora vedremo in questi circa 60 giorni? Le cose sono così frenetiche che non c’è ancora stato il tempo di fare sedimentare e prima ancora capire bene come usare questi strumenti. A dirla tutta più che con la fotografia confronterei le AI generative di immagini con il fenomeno dei graffiti, il 99,99% sono ripetitivi senza nessuna creatività, poi arrivano Banksy e Haring che capiscono lo strumento e fanno arte, per meglio dire allargano il concetto di arte. Presto o tardi succederà anche con le AI, secondo me presto perché sto già vedendo cose interessanti.

Un’altra frase che ho letto è che quelli che usano le AI sono fotografi mediocri in mezzo ad altri commenti e post contro le Intelligenze Artificiali. Ho due possibili risposte, la prima è che se le AI sono per i falliti perché si preoccupa così tanto? La seconda, quella vera, è che una reazione così mi sembra che denoti tanta paura. E tutto sommato credo sia una paura con un senso, perché è vero che le cose cambieranno, non solo in fotografia. E che ci saranno fotografi che perderanno il lavoro. Ma saranno quelli che rifiuteranno le AI a prescindere. Non voglio dire e non penso che un fotografo debba adottare qualche AI nel suo lavoro, è assolutamente lecito decidere di non usarle, ma dopo avere capito cosa sono e come impattano sulla propria attività, perché lo fanno già. E capire cosa sono è fondamentale anche per chi deciderà di non usarle, scelta assolutamente lecita, ripeto. Serve per capire come modificare la propria proposta, per scegliere se concentrarsi su alcuni settori piuttosto che su altri, oppure per modificare come si lavora. Faccio un esempio, di service online capaci di fornire ritratti di qualità fotografica per uso social/CV/… cominciano ad essercene diverse, basta inviare qualche decina di scatti e loro restituiscono anche centinaia di immagini al costo di qualche decina di dollari/euro. Chi fa ritratti proponendo prezzi bassi sarà costretto a chiudere questa parte di attività, mentre sono dell’idea che chi fa del ritratto un’esperienza potrà persino aumentare i prezzi, per differenziarsi anche in questo dai vari siti.
Questo tipo di atteggiamento per me è autolesionista per molto motivi, per un professionista ce n’è uno in più, e si chiama cliente/committente. Prima o poi , probabilmente alcuni già ora, qualcuno comincerà a chiedersi perché rivolgersi ad un fotografo con certi costi e certi tempi quando l’immagine che gli serve può ottenerla a costi inferiori e tempi più rapidi rivolgendosi a chi le AI sa usarle. Quello sarà il momento in cui il fotografo che per scelta non usa le AI dovrà spiegare ai suoi clienti quale valore aggiunto può offrire rispetto a un fotografo che le AI le usa. Ma per farlo il professionista che le AI non le usa deve comunque conoscerle, gridare “non è reale, non è arte, non è questo, non è quello!!!” non serve.
Chi rifiuta aprioristicamente anche solo di prendere in considerazione come cambiare la propria attività, non ho scritto “se”, mi sembra che rischi di durare come un gatto in tangenziale, per riprendere il titolo del film con Paola Cortellesi e Antonio Albanese.

Le rivoluzioni tecnologiche hanno da sempre danneggiato alcune categorie e favorito altre. E non ho visto tutto questa indignazione quando la robotica è entrata nelle fabbriche e quelli che venivano lasciati a casa erano gli addetti alle catene di montaggio.
Sono dell’idea che l’arrivo delle Intelligenze Artificiali sia una rivoluzione forse ancora più impattante dell’arrivo dei computer, per la velocità con cui accade, per la trasversalità delle applicazioni, per le potenzialità che rende disponibili. Di questa rivoluzione beneficiano in tanti, anche l’utilizzatore/consumatore finale. Provo a fare un esempio, questo è un sistema, basato su Intelligenza Artificiale applicata alla visione, che fa selezione di patate, impressionante vero?

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Prima probabilmente questo lavoro era fatto a mano, questa macchina vuol dire anche persone che hanno perso il lavoro. Ma vuole dire anche che la confezione di patate che si prende al super costa meno e questo vuol dire che ci sono alcuni che hanno tratto vantaggi, dall’azienda ai rivenditori agli acquirenti. Perché chi compra la stessa confezione pagandola meno è contento di questo, non pensa ai selezionatori manuali che hanno perso il lavoro.

Mentre noi ci perdiamo in polemiche sterili i team impegnati nello sviluppo delle Intelligenze Artificiali lavorano e nel mese trascorso sono stati rilasciati parecchi lavori. Ad esempio da pochi giorni è stato pubblicato un paper su una nuova tecnica che permette di modificare foto. Con questo strumento è possibile in pochi secondi girare la testa di un soggetto, allungare una gonna, fare aprire o chiudere gli occhi al soggetto di un ritratto e tanto altro ancora, il tutto in modo coerente. È facile immaginare quanto potrà essere utile per un fotografo quando sarà rilasciato il software. Il link è questo. Si capisce che non ha senso rimandare il conoscere cosa sono e che cosa possono fare le AI per un fotografo professionista, per decidere se e come eventualmente usarle.

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