Anthropic ha regalato MCP
Detta completa, Anthropic ha donato il protocollo MCP all’AAIF, un nuovo ente no-profit sotto il cappello della Linux Foundation. Ma gli conviene?
Più o meno, le cose stanno così: il 9 dicembre Anthropic ha annunciato d’avere donato il Model Context Protocol (MCP) all’Agentic AI Foundation, una nuova organizzazione sotto l’ombrello della Linux Foundation. L’annuncio arriva a un anno esatto dal rilascio di MCP, che già all’epoca era stato pubblicato con licenza open source. Insieme a MCP confluiscono nella fondazione anche Goose di Block e AGENTS.md di OpenAI.
A prima vista sembra un annuncio più di marketing che pratico, visto che MCP era già open source e chi lo usava può continuare a usarlo esattamente come prima. Ma a guardando bene la mossa ha implicazioni interessanti, che vale la pena esplorare.
Cosa cambia concretamente (e cosa no)
Dal punto di vista pratico continuerà ad essere sviluppato dalle stesse persone seguendo le linee guida già definite, chi ha costruito server MCP o integrato il protocollo nelle proprie applicazioni non deve toccare una riga di codice.
Quello che cambia è la cornice istituzionale, infatti MCP passa da “progetto open source di Anthropic” a “progetto open source di una fondazione neutrale sotto Linux Foundation“. Può sembrare una sottigliezza ma può influenzare la scelta di chi deve decidere se adottare uno standard in azienda sapere che il protocollo non dipende dalle sorti di una singola società. Se Anthropic domani venisse acquisita o cambiasse strategia, MCP continuerebbe a esistere indipendentemente.
Ma c’è un aspetto più sottile. MCP era già uno standard de facto, adottato anche dai concorrenti diretti di Anthropic. Google, Microsoft, OpenAI lo supportano tutti. Con la donazione alla Linux Foundation, Anthropic toglie l’ultimo ostacolo psicologico all’adozione: nessuno potrà più dire “è il protocollo di Anthropic” con tono sospettoso.
I tre pezzi del puzzle
La fondazione nasce con tre progetti che insieme coprono quello che serve per far funzionare agenti AI nel mondo reale.
AGENTS.md risolve il problema del contesto. È un formato aperto che definisce come comunicare a un agente AI le informazioni specifiche di un progetto, in pratica si traduce in un file markdown nella root del repository per spiegare all’agente come muoversi in quel progetto: convenzioni di codice, come lanciare i test, file da non toccare.
Goose di Block è un framework per costruire agenti che fanno cose nel mondo reale. Non genera solo testo: modifica file, esegue comandi, interagisce con sistemi esterni. Block lo usa internamente e con oltre 22.000 stelle su GitHub ha già una comunità attiva.
MCP fa da collante. È il protocollo che collega l’agente agli strumenti: database, calendar, servizi cloud. Anthropic lo descrive come “la porta USB-C per le applicazioni AI”: invece di scrivere un connettore diverso per ogni combinazione, definisce un’interfaccia standard. Un server MCP per Slack funziona con Claude, ChatGPT, qualsiasi client compatibile.
Messi insieme: AGENTS.md dice cosa fare, MCP dà accesso agli strumenti, Goose fornisce il motore.
MCP e A2A: pezzi diversi dello stesso puzzle
Anche se apparentemente potrebbero sembrare competitori, MCP e A2A, l’Agent-to-Agent Protocol di Google, fanno cose diverse.
MCP è verticale: connette un agente con dati e strumenti esterni. A2A è orizzontale: permette a più agenti di parlarsi e coordinarsi tra loro. In un sistema completo servono entrambi. Un agente usa MCP per accedere a un calendario, poi usa A2A per collaborare con un altro agente specializzato nel trovare slot liberi.
Il fatto che Google, che ha sviluppato A2A, sia tra i membri fondatori dell’AAIF suggerisce che le due tecnologie sono viste come complementari, non alternative. Microsoft ha già annunciato l’integrazione di entrambi i protocolli nelle proprie soluzioni.
Come funziona la governance
La struttura dell’AAIF merita attenzione perché rappresenta un modello interessante per gestire standard tecnologici condivisi tra competitor.
La fondazione opera su due livelli distinti. Il primo è quello tecnico: le decisioni su come evolve il codice, quali feature aggiungere, come gestire le pull request. Queste restano in mano ai maintainer dei singoli progetti, le persone che hanno costruito MCP, Goose e AGENTS.md e che continueranno a farlo. Anthropic mantiene i suoi sviluppatori sul progetto, Block i suoi, OpenAI i suoi. La competenza tecnica resta dove è sempre stata.
Il secondo livello è organizzativo: budget, direzione strategica, ammissione di nuovi membri, coordinamento tra progetti. Qui entra in gioco il Governing Board, dove siedono rappresentanti delle aziende membri. È il classico modello Linux Foundation: le decisioni di business le prendono le aziende che finanziano, le decisioni tecniche le prendono gli sviluppatori che scrivono il codice.
L’AAIF prevede anche un Technical Advisory Council (TAC), un gruppo di esperti che fa da ponte tra i due livelli. Valuta le proposte, suggerisce priorità, aiuta a risolvere conflitti tecnici prima che diventino politici. È un ruolo delicato: devono essere abbastanza tecnici da capire il codice e abbastanza diplomatici da gestire gli ego delle big tech.
C’è poi la questione della membership. L’AAIF ha diversi livelli: Premier Members (le aziende che finanziano di più e hanno seggio nel board), General Members, Associate Members. È un modello collaudato, la Linux Foundation lo usa da anni, ma crea inevitabilmente una gerarchia. Chi paga di più ha più voce in capitolo sulle decisioni strategiche. Non è necessariamente un male: allinea gli incentivi tra chi investe e chi decide. Ma è bene sapere come funziona.
Chi c’è al tavolo (e chi manca)
La lista dei membri fondatori include i nomi prevedibili: Anthropic, OpenAI, Block, Google, Microsoft, Amazon. Manca Meta.
L’assenza è interessante ma non sorprendente. Meta ha una strategia diversa nell’AI, rilascia modelli (Llama) con licenze che sembrano open source ma che l’Open Source Initiative non riconosce come tali, e tende a non partecipare a iniziative di standardizzazione guidate dai concorrenti. È una scelta legittima, ma significa che lo standard degli agenti AI si sta definendo senza di loro al tavolo.
Anthropic ci perde qualcosa?
Qualcuno potrebbe chiedersi se donando MCP, Anthropic abbia diminuito il proprio valore o comunque abbia perso qualcosa.
La risposta breve è no, MCP era già open source rilasciato con licenza MIT, il che significa che chiunque poteva usarlo, forkarlo, costruirci sopra. Il “controllo” di Anthropic era limitato alla leadership tecnica e alla reputazione, non alla proprietà in senso legale. Se Google avesse voluto una propria versione di MCP, avrebbe potuto creare un fork domani mattina senza chiedere permesso a nessuno.
Inoltre il valore di Anthropic sta altrove. L’azienda è valutata circa 60 miliardi di dollari, e quella valutazione riflette i modelli Claude, il team di ricercatori di primo livello (molti ex-OpenAI ed ex-Google), le tecniche proprietarie di Constitutional AI, la base clienti enterprise, i contratti miliardari con Amazon e Google. MCP, per quanto strategicamente importante, è una frazione marginale di quel valore. Nessuno spenderebbe decine di miliardi per acquisire uno standard di comunicazione che era già liberamente disponibile.
C’è anche un aspetto pratico. I potenziali acquirenti (Google, Amazon, Microsoft) hanno già investito pesantemente in Anthropic senza bisogno di acquisirla. Google ha messo circa 2 miliardi, Amazon fino a 4 miliardi. Hanno già influenza significativa e accesso alla tecnologia. Comprare l’intera azienda per “controllare” MCP sarebbe come comprare una casa per avere le chiavi del garage.
Semmai la donazione consolida il valore strategico di Anthropic. Essere riconosciuti come “quelli che hanno creato lo standard e poi lo hanno donato alla community” è un asset reputazionale. Rafforza il posizionamento come “AI company responsabile”, che è parte integrante del brand Anthropic fin dalla fondazione.
C’è un aspetto che merita attenzione: la donazione simultanea di MCP (Anthropic) e AGENTS.md (OpenAI) non sembra essere casuale, anche perché funziona come atto fondativo dell’AAIF. I due principali competitor nell’AI generativa hanno messo sul tavolo i rispettivi contributi e rimosso le barriere all’adozione incrociata. Gli altri membri (Google, Microsoft, Amazon) a quel punto non hanno motivo di restare fuori.
Una mossa vincente
Torniamo alla domanda iniziale: è una mossa etica o strategica? La risposta onesta è: entrambe le cose, e non c’è nulla di male.
Certo, Anthropic beneficerà se MCP dovesse diventare lo standard universale. Ha costruito il protocollo, conosce ogni angolo del codice, ha un vantaggio competitivo naturale. Ma questo non rende la donazione meno positiva. Anzi.
Si pensi all’alternativa. Anthropic avrebbe potuto tenere MCP sotto il proprio controllo, magari introducendo feature proprietarie, creando dipendenza dal proprio ecosistema. È quello che fanno molte aziende tech. Apple, per dirne una, ha costruito un impero su standard chiusi e controllo verticale. Funziona benissimo per il business, meno bene per l’ecosistema.
Invece Anthropic ha scelto di cedere il controllo formale a un ente neutrale. Non è altruismo puro, non lo è quasi mai nel business, ma è il tipo di comportamento che sarebbe bello vedere più spesso.
E quindi?
La donazione di MCP all’AAIF è una di quelle mosse dove gli interessi commerciali e quelli dell’ecosistema si allineano. Anthropic ci guadagna, ma ci guadagnano anche gli sviluppatori, le aziende e gli utenti finali.
I prossimi mesi saranno il banco di prova, se la fondazione produrrà governance trasparente, specifiche tecniche solide, e adozione effettiva, si potrà dire che ha funzionato. Se diventerà un altro forum dove le big tech negoziano senza concludere, la risposta sarà opposta.
Per chi lavora con già questi strumenti può continuare ad usarli, la transizione non cambia nulla nell’immediato.
Si può solo guardare con favore alle aziende che scelgono standard aperti invece di walled garden, ce ne sono poche.
Questo articolo è una tappa del Percorso Cos’è MCP e come è diventato standard, che lo unisce ad altri articoli del blog su questo tema.
