Accordo Anthropic-autori: 1,5 miliardi, ma solo per la pirateria

L’accordo da 1,5 miliardi tra Anthropic e gli autori riguarda solo i libri piratati, non il principio del fair use per il training AI. Analisi di cosa copre e dei suoi limiti.

Questa analisi è stata scritta nell’agosto 2025, pochi giorni dopo l’annuncio dell’accordo e prima che i termini fossero resi pubblici. Per i dati completi dell’accordo (importo, numero di opere, portata e limiti) vedi la sezione di aggiornamento in fondo all’articolo.

Qualche giorno fa c’è stato l’annuncio di un accordo fra un gruppo di autori e Anthropic, la coda di una causa diventata una pietra angolare nella giurisprudenza USA relativa alle AI, la sentenza Bartz vs Anthropic, per chi vuole approfondire quella sentenza il link è questo.
Sto leggendo alcune interpretazioni di questo accordo che mi sembrano guardare alla vicenda in modo parziale, parlando di di “vittoria degli autori” e dell’impossibilità per le aziende AI di utilizzare opere protette. Ma le cose stanno davvero così? La risposta breve è no, e vale la pena capire perché.

Per capire l’accordo si deve partire dalla sentenza

Per capire cosa significa davvero questo accordo, dobbiamo partire dalla sentenza del 23 giugno 2025. Il giudice federale William Alsup ha esaminato il caso Bartz contro Anthropic e ha fatto qualcosa di molto interessante, invece di dare un giudizio unico su tutto quello che aveva fatto Anthropic, ha separato le diverse attività dell’azienda e le ha valutate una per una.

Alsup ha individuato tre situazioni completamente diverse:
• Primo, addestrare l’AI su libri comprati legalmente.
• Secondo, convertire libri cartacei in formato digitale.
• Terzo, scaricare milioni di libri da siti pirata per creare una “biblioteca centrale”.
Per ognuna di queste attività, ha applicato i criteri del fair use americano ed è arrivato a conclusioni molto diverse.

Training su contenuti legali: fair use trasformativo

La prima attività – addestrare l’AI su contenuti acquisiti legalmente – è stata definita “spettacolarmente trasformativa” e quindi protetta dal fair use. Il ragionamento è semplice, in modo simile a cosa succede quando una persona legge mille libri per imparare a scrivere, non violando il copyright di ogni singolo autore, allo stesso modo il giudice ha ritenuto che quando un’AI processa enormi quantità di testo per imparare i pattern del linguaggio, non sta copiando illegalmente le opere originali ma le sta trasformando in qualcosa di completamente diverso.
Qui sta uno dei punti chiave, quello che esce dall’AI addestrata non è una riproduzione delle opere originali, ma qualcosa di nuovo e trasformato. Non c’è competizione diretta con i libri originali perché l’AI non produce copie o riassunti di quei libri, ma genera contenuti originali basati sui pattern linguistici che ha appreso. È la differenza che c’è tra copiare un quadro e imparare a dipingere studiando i maestri.

La seconda attività, convertire libri fisici in digitali, è stata considerata anch’essa legittima e il ragionamento è stato che se compri un libro, lo scansioni distruggendo l’originale cartaceo usando la versione digitale solo per comodità di archiviazione e ricerca, non stai creando copie extra da distribuire. Insomma stai semplicemente cambiando formato a qualcosa che già possiedi.

La pirateria: sette milioni di libri da siti illegali

Ma la terza attività ha ricevuto un trattamento completamente diverso. Scaricare milioni di libri da siti pirata è stato condannato senza appello. Il giudice è stato chiarissimo: non esiste nessuna giustificazione per piratare un libro che potevi comprare in libreria, nemmeno se poi lo usi per addestrare un’AI.

L’accordo riguarda solo le mele rubate

Ed è proprio qui che entra in gioco l’accordo di cui si parla in questi giorni. Anthropic aveva scaricato oltre sette milioni di opere da siti pirata, creando quella che chiamava internamente una “biblioteca centrale” di “tutti i libri del mondo” da tenere “per sempre”. Questa pratica era stata chiaramente bocciata dalla sentenza.

Gli autori avevano chiesto 150.000 dollari per ogni libro piratato. Facendo due conti, milioni di libri moltiplicati per 150.000 dollari ciascuno, il risultato è una cifra astronomica che avrebbe potuto far chiudere Anthropic.
L’accordo, quindi, riguarda esclusivamente questa questione: le copie scaricate illegalmente. Non ha nulla a che vedere con il principio generale dell’addestramento AI su contenuti acquisiti legalmente. È come se qualcuno avesse rubato delle mele e poi le avesse usate per fare una torta. Il problema non è fare torte con le mele – quello è perfettamente legale. Il problema è aver rubato le mele.

Le interpretazioni che non reggono alla verifica

Non è corretto guardare a questo accordo come se fosse una sentenza definitiva a se stante che ribalta i principi del fair use nell’addestramento AI. Questa lettura non considera la struttura della decisione di Alsup, che ha chiaramente separato l’addestramento legale dalla pirateria illegale, dichiarando il primo trasformativo e legittimo, la seconda inaccettabile.

Un secondo errore comune è quello di interpretare l’accordo come prova che “il fair use non basta” per proteggere le aziende AI. In realtà, la sentenza Alsup ha dimostrato esattamente l’opposto: il fair use è un principio solido e applicabile all’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale, purché condotto su materiali acquisiti attraverso canali legittimi.

Queste interpretazioni parziali rischiano di creare confusione nel settore tecnologico, spingendo le aziende verso strategie commerciali costose e non necessarie. Se le imprese iniziassero a credere che ogni utilizzo di contenuti protetti per l’addestramento AI richieda licenze specifiche, si verificherebbe un rallentamento significativo dell’innovazione, basato su una premessa giuridicamente infondata.

La strada tracciata dalla sentenza Alsup rimane chiaramente percorribile per le aziende che operano nel rispetto della legalità. I paletti messi dalla sua sentenza sono semplici e rigorosi allo stesso tempo, l’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale può essere condotto ma solo utilizzando opere acquisite attraverso acquisti, licenze o accesso a biblioteche autorizzate. È anche possibile convertire materiali posseduti legittimamente in formati più adatti all’elaborazione digitale.

Ciò che non è permesso è giustificare la pirateria digitale con l’intenzione di un uso trasformativo futuro, come non è permesso mantenere archivi permanenti di materiale acquisito illegalmente. Il messaggio del tribunale è chiaro, le aziende di AI devono operare secondo gli stessi principi etici e legali che governano qualsiasi altro settore, senza eccezioni speciali per l’innovazione tecnologica.

La distinzione da fare riguarda quindi il metodo di acquisizione dei contenuti, non il loro utilizzo successivo per l’addestramento. Un’azienda che acquista legalmente milioni di libri, li digitalizza distruggendo le copie fisiche, e li utilizza per addestrare i propri modelli opera nell’ambito del fair use trasformativo. Un’azienda che scarica gli stessi contenuti da siti pirata commette violazione del copyright, indipendentemente dall’uso trasformativo che intende farne.

Il mercato delle licenze: la questione che nessuno cita

Uno degli aspetti più innovativi ma meno discussi della sentenza Alsup riguarda la questione del mercato emergente per le licenze di addestramento AI. Gli autori avevano sostenuto che l’addestramento di intelligenze artificiali stava danneggiando un mercato nascente per licenze specificamente dedicate a questo scopo, creando una nuova potenziale fonte di reddito.
Il tribunale ha riconosciuto che questo mercato potrebbe effettivamente svilupparsi, ma ha stabilito un principio fondamentale: “tale mercato per quell’uso non è uno che il Copyright Act autorizza gli Autori a sfruttare”. Questa affermazione segna una svolta nel diritto d’autore, stabilendo che l’addestramento trasformativo di intelligenze artificiali, quando condotto su materiali acquisiti legalmente, non richiede licenze aggiuntive dai detentori del copyright.
L’analogia utilizzata dal giudice, così come non possiamo impedire ai critici letterari di citare passaggi dei nostri libri nelle loro recensioni, anche se potremmo teoricamente voler vendere loro una “licenza per citazioni”, non possiamo controllare l’uso trasformativo legittimo delle nostre opere per l’addestramento di sistemi AI.

Innovazione responsabile, non rivoluzione del copyright

La sentenza Alsup e il successivo accordo definiscono insieme un modello di “innovazione responsabile” nel campo dell’intelligenza artificiale. Le aziende possono continuare a sviluppare tecnologie che il giudice stesso ha descritto come “tra le più trasformative che molti di noi vedranno nelle nostre vite”, ma devono farlo rispettando i diritti degli autori e acquisendo i contenuti attraverso canali legittimi.
Questo equilibrio non richiede una rivoluzione del diritto d’autore, ma piuttosto un’evoluzione che riconosce le nuove forme di trasformazione creativa rese possibili dalla tecnologia. Il principio sottostante è universale e riguarda i due lati del problema, l’innovazione deve procedere nel rispetto della legalità, ma la legalità deve anche adattarsi alle trasformazioni tecnologiche che servono il bene comune.

In un momento in cui il settore dell’intelligenza artificiale ha bisogno di certezza normativa per continuare a innovare responsabilmente, interpretazioni affrettate e allarmistiche dell’accordo Anthropic rischiano di creare confusione dove invece esiste chiarezza giuridica.
La strada definita dalla sentenza dice che l’addestramento trasformativo su contenuti acquisiti legalmente costituisce fair use, la pirateria digitale rimane illegale, e le aziende che operano eticamente possono continuare a sviluppare i propri sistemi senza temere conseguenze legali impreviste.

Aspettando ovviamente di conoscere i termini dell’accordo tra gli autori e Anthropic, questo chiude semplicemente un capitolo specifico riguardante pratiche scorrette, rafforzando al contempo la validità del framework legale stabilito dalla sentenza Alsup.
Per il settore tecnologico, la lezione è chiara: l’innovazione nell’intelligenza artificiale può e deve procedere, ma sempre nel rispetto dei principi etici e legali che garantiscono un equilibrio giusto tra progresso tecnologico e tutela dei diritti d’autore. La sentenza Bartz contro Anthropic non è un ostacolo all’innovazione, ma una roadmap per un’innovazione responsabile e sostenibile.

Aggiornamento: i termini dell’accordo (settembre 2025)

A fine agosto 2025, poche settimane dopo la pubblicazione di questo articolo, Anthropic e il gruppo di autori hanno raggiunto un accordo da 1,5 miliardi di dollari, il più grande nella storia del copyright statunitense. Il giudice Alsup ha concesso l’approvazione preliminare il 25 settembre 2025.

I numeri danno la misura della vicenda. L’accordo copre 482.460 opere identificate nella lista ufficiale (la cosiddetta Works List, consultabile sul sito anthropiccopyrightsettlement.com). Per ciascun titolo il pagamento si aggira intorno ai 3.000 dollari. Il 25% dell’importo totale è destinato alle spese legali. Il pagamento avviene in quattro rate distribuite fra l’ottobre 2025 e il settembre 2027.

Perché Anthropic ha accettato una cifra così alta? Il calcolo è semplice. Dopo la certificazione della classe nel luglio 2025, l’azienda si trovava di fronte a quasi mezzo milione di opere, ciascuna con un danno statutario potenziale fino a 150.000 dollari. L’esposizione teorica superava i 70 miliardi di dollari. Con il processo fissato per dicembre 2025, l’accordo a 1,5 miliardi, circa il 2% del rischio massimo, era una decisione di sopravvivenza aziendale, non una concessione.

L’accordo conferma punto per punto l’analisi dell’articolo originale. Riguarda esclusivamente le copie piratate scaricate da LibGen e PiLiMi prima del 25 agosto 2025. Non crea licenze per usi futuri e non copre eventuali output che violino il copyright. Anthropic è obbligata a distruggere tutte le copie scaricate illegalmente. Il principio del fair use per il training su materiale acquisito legalmente, stabilito dalla sentenza Alsup, non viene toccato.

Un dato che non era disponibile quando ho scritto l’articolo originale: la certificazione della classe è stata limitata alla pirateria, non al training AI. Questo significa che la sentenza sul fair use del training si applica solo ai tre querelanti nominati (Bartz, Graeber e Johnson), non a tutta la classe. È un dettaglio tecnico-giuridico, ma importante: il principio del fair use trasformativo per il training non ha ancora una portata di classe.

Vale anche la pena segnalare un’altra sentenza, uscita quasi in contemporanea con quella di Alsup. Nel caso Kadrey contro Meta, il giudice Chhabria, sempre del Northern District of California, ha stabilito che il training di LLM costituisce fair use anche quando i materiali provengono da shadow library. La posizione è in contrasto diretto con quella di Alsup e dimostra che la giurisprudenza americana su questo punto specifico non è ancora consolidata.

Infine, un effetto collaterale della sentenza e dell’accordo. Gli studi legali hanno sviluppato quella che viene chiamata Shadow Library Strategy: saltare il dibattito sul fair use del training (dove i giudici tendono a dare ragione alle aziende AI) e puntare direttamente sulla pirateria delle fonti. Editori musicali hanno già aggiunto la pirateria come motivo nelle loro cause contro Anthropic. È probabile che altre aziende AI arriveranno ad accordi simili man mano che le cause si avvicinano al processo.

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