Regole AI nelle scuole di New York, cosa è stato deciso

New York ha fermato le AI generative fino all’ottava classe e le ammette al liceo con tempi scritti. I motivi, i controlli, il confronto con l’Italia.

Il 2 settembre 2026 New York ha fermato per un anno le AI generative rivolte agli studenti fino all’ottava classe e le ha ammesse al liceo, con 5 programmi a tempo contato e i percorsi professionali senza tetto. In Italia è arrivata quasi solo la parte del divieto. L’articolo ricostruisce la decisione leggendo come un unico testo i tre documenti ufficiali usciti quel giorno, con le ragioni che l’amministrazione dà, i tempi d’uso reali, i controlli sui fornitori e la verifica prevista a fine anno. Chiude confrontando l’impianto con le linee guida italiane del 2025.

Dal 2 settembre 2026 uno studente delle elementari o delle medie di New York non può usare a scuola un’AI generativa, cioè un programma che produce testi, immagini o audio su richiesta, come ChatGPT. Al liceo invece può, in due modi diversi. Il primo sono 5 programmi scelti dal sistema scolastico della città, con tempi d’uso fra i 15 e i 45 minuti a settimana. Il secondo sono i percorsi professionali, dove l’uso è ammesso per le competenze richieste dal lavoro e nessuno dei tre documenti fissa un tetto di tempo. In entrambi i casi si sta in classe, con l’insegnante presente.

La misura riguarda circa 600.000 studenti, dalla scuola dell’infanzia alla terza media. Il comunicato del sindaco la presenta come la moratoria sulle AI generative più ampia del paese. In Italia è arrivata quasi solo la prima metà, «New York vieta l’AI a scuola». Il divieto c’è davvero, e la tabella ufficiale usa la parola «banned». La seconda metà, quella in cui le AI entrano al liceo con orari e condizioni scritte, è rimasta fuori dai titoli.

La decisione sta in tre documenti pubblicati lo stesso giorno. La trascrizione della conferenza stampa contiene i motivi, il comunicato del sindaco contiene i numeri, la guida del dipartimento dell’istruzione contiene le regole che le scuole devono applicare. Chi ne legge uno solo ottiene una versione incompleta delle altre due.

Il sindaco Zohran Mamdani motiva il divieto per i più piccoli dicendo che non esistono studi indipendenti che mostrino un beneficio delle AI a quell’età. È un ragionamento sulle prove, e come tale si può contestare portando prove diverse. Nella guida del dipartimento, però, l’efficacia didattica non è fra le cose che vengono verificate prima di autorizzare un programma. Il dipartimento scrive di voler costruire quella capacità di valutazione, e il piano per misurare i programmi di quest’anno è ancora da scrivere. Va ricordato che il piano è proposto per per un solo anno (“we will implement a one-year moratorium on generative AI for students in 2-K through eighth grade“), con una fase di verifica finale coinvolgendo tutti gli attori.

Tre documenti, cosa dicono quando sono messi insieme

I tre testi raccontano la stessa decisione da tre posizioni. La conferenza stampa la argomenta, il comunicato la quantifica, la guida del dipartimento la trasforma in regole che le scuole applicano. Letti come un documento solo, dicono questo.

New York ha fissato una soglia di età. Sotto quella soglia, fino all’ottava classe, le AI generative rivolte agli studenti non sono consentite per un anno scolastico. Sopra, al liceo, entrano in due modi. Il primo sono 5 programmi scelti centralmente, ciascuno con il proprio tempo d’uso settimanale. Il secondo sono i percorsi professionali, dove l’uso è ammesso per le competenze che il lavoro richiede e nessun tetto di tempo è fissato. In entrambi i casi la condizione è la stessa, l’insegnante presente.

Accanto ai due modi c’è un obbligo che riguarda tutti gli studenti delle superiori, un corso sulle AI di 2 moduli l’anno, e un intervento sui programmi che nelle scuole c’erano già, con oltre 38 prodotti che perdono la componente AI o escono del tutto.

Il piano dice anche chi controlla. Nessun software entra senza l’approvazione di una procedura centrale che verifica come il fornitore tratta i dati degli studenti, e il dipartimento dichiara di volersi costruire la capacità di valutare anche il bias dell’algoritmo, l’impatto sull’equità e l’efficacia didattica.

E dice quanto dura. Un anno scolastico, con monitoraggio in corso d’opera, una coalizione che riunisce studenti, docenti, genitori, sindacati ed esperti, e una verifica finale che deciderà se prorogare, modificare o togliere.

I tre testi non hanno lo stesso peso. La conferenza stampa e il comunicato spiegano e misurano, la guida vincola. Quando dicono cose diverse, in classe vale la guida.

La misura in cinque parti

Prima di entrare nel merito serve una conversione, perché le classi americane si contano di seguito dalla prima alla dodicesima e non corrispondono alle nostre. L’ottava chiude quella che da noi è la terza media. La high school va dalla nona alla dodicesima ed è l’equivalente delle superiori, con la differenza che dura 4 anni invece di 5. Prima della prima classe ci sono i gradi dell’infanzia, indicati con sigle come Pre-K e 2-K.

La policy vale per l’anno scolastico 2026-27 e riguarda le AI generative rivolte agli studenti, la formula che ricorre nei documenti è «student-facing», cioè rivolta allo studente. Un programma che l’insegnante usa per preparare la lezione non rientra nella moratoria, un programma che lo studente usa in prima persona sì.

La prima parte è la moratoria. Dalla scuola dell’infanzia all’ottava classe il software con AI generative rivolte agli studenti non è consentito. Il termine è un anno scolastico, alla fine l’amministrazione si siede con insegnanti, genitori e studenti e decide se prorogarla, modificarla o toglierla. Genitori e associazioni ne avevano chiesti 2, di anni.

La seconda parte riguarda le superiori, dove le AI generative entrano ma dentro un recinto stretto. I programmi ammessi sono 5, approvati centralmente. Ogni scuola presenta domanda per uno dei 5, ogni domanda viene valutata caso per caso, uno studente partecipa a un solo programma e i pilot si tengono al massimo in 5 classi per scuola.

La terza parte è il secondo modo in cui le AI entrano al liceo, i percorsi professionali. Le scuole superiori americane offrono indirizzi che affiancano alle materie generali una formazione tecnica su un settore, spesso con una certificazione riconosciuta alla fine. Il più diffuso si chiama CTE, sigla di Career and Technical Education. Esistono da decenni e non nascono per le AI. La guida del dipartimento dice che quei corsi possono richiedere l’uso di certi strumenti di AI perché lo studente acquisisca le competenze che il lavoro chiede, e pone una condizione sola, la supervisione dell’insegnante dentro il contesto della preparazione al lavoro. Il comunicato del sindaco li classifica come eccezione alla policy, assieme alle tecnologie assistive per gli studenti con disabilità e per chi non è madrelingua.

La quarta parte è l’unica che riguarda tutti gli studenti delle superiori. Ognuno deve completare 2 moduli da 45 minuti all’anno su come funzionano le AI, sulla privacy dei dati, sui bias e sugli usi appropriati a scuola. Chi partecipa ai pilot o ai percorsi professionali segue un corso più lungo.

La quinta parte riguarda i programmi che nelle scuole ci sono già. Oltre 38 prodotti autorizzati perdono la componente AI o escono dalle scuole. La regola la enuncia Ailish Brady, consigliera per l’istruzione, rispondendo a un giornalista che chiede cosa succede ai prodotti più diffusi. Dove la componente AI si può disattivare viene disattivata, anche dentro i curricoli principali, e dove non si può il prodotto esce del tutto dalle scuole.

Le 5 parti non pesano uguale. I programmi pilota toccano al massimo 50.000 studenti delle superiori, contro i 600.000 della moratoria.

Perché

La motivazione che l’amministrazione dà è sulle prove, non sui principi. Mamdani dice che gli studi che mostrano un beneficio delle AI per i bambini delle elementari e delle medie non esistono, salvo quelli pagati da chi poi vende gli strumenti.

I have yet to see a study showing that AI is beneficial for students in elementary and middle school, with the exception, of course, of research sponsored by the very corporations that stand to profit.

L’affermazione è più stretta di come suona. Mamdani non dice che le AI non funzionino e non dice che danneggino. Dice che per quella fascia d’età le prove indipendenti non ci sono. È una tesi sull’evidenza disponibile, chi vuole contestare la decisione ha quindi una strada precisa, che è produrre ricerca indipendente su quella fascia d’età.

L’unica analogia che il sindaco usa riguarda l’età. Un bambino di 6 anni non è pronto ad affettare una cipolla, friggere un uovo o usare il fornello in sicurezza, mentre a 16 quella conoscenza diventa qualcosa che è maturo per imparare. Il principio, dice, vale anche per le AI. Non è un divieto di principio, è il criterio didattico ordinario applicato a una tecnologia nuova, cioè che a ogni età si insegna quello che a quell’età si può imparare. La guida del dipartimento usa la stessa idea con parole sue, e descrive l’impianto come «developmentally appropriate», adatto al grado di sviluppo.

La premessa pedagogica la porta Kamar Samuels, il cancelliere, che nel sistema scolastico di New York è la figura che dirige il dipartimento dell’istruzione. I bambini imparano quando sono alle prese con un problema difficile, quando sbagliano, quando riprovano e alla fine ci arrivano. Quella fatica, che Samuels chiama «productive struggle», è l’apprendimento stesso, e nessuna applicazione può farla al posto del bambino. Nella guida del dipartimento la stessa idea compare come rischio, cioè che le AI generative rendano più facile per gli studenti aggirare il ragionamento che dovrebbero fare da soli.

C’è poi una premessa economica. Lo scopo delle aziende che fanno AI, dice Mamdani, è produrre un profitto, che stiano costruendo modelli per le scommesse sportive o uno strumento didattico, mentre lo scopo delle scuole pubbliche di New York è la crescita degli studenti. Non è un’accusa morale, è la constatazione che due scopi legittimi divergono.

Su questo l’amministrazione dichiara lo strumento che intende usare. Le scuole pubbliche di New York sono il più grande sistema scolastico degli Stati Uniti, e la leva è il loro potere d’acquisto, cioè la scelta di cosa comprare e a quali condizioni. Mamdani dice che i criteri valgono per ogni fornitore, senza riguardo per la dimensione dell’azienda, i suoi profitti o gli anni di rapporto con la città, e che chi oggi non li rispetta deve adeguarsi.

Samuels chiude rifiutando le due posizioni estreme. Ci sarà chi dirà che non si è andati abbastanza in là, e chi dirà che le AI in classe non hanno posto. Dice di capire entrambi gli istinti e di non credere che nessuno dei due serva agli studenti.

I tempi d’uso veri

I 5 programmi ammessi alle superiori hanno un nome e un tempo d’uso, e la guida del dipartimento li mette in tabella.

ProgrammaTempo d’uso per studente
Quill15 minuti a settimana, un’attività da 10-15 minuti una volta a settimana
Edia20 minuti a settimana, solo esercitazione in classe, mai a casa
Brisk Teaching20-40 minuti a settimana, 10-15 minuti per ora di lezione, una o due volte a settimana
Playlab45 minuti a settimana, con due consegne per periodo di valutazione
Intel AI-Ready Schoolsun’ora di lezione a settimana, per un semestre, dentro il corso già in orario

La guida aggiunge che la maggior parte di questi programmi si usa per periodi brevi, una o due volte a settimana. I 45 minuti che Mamdani cita in conferenza stampa sono quindi il massimo teorico, e lo raggiunge solo Playlab.

La tabella copre i 5 pilot e nient’altro. Per i percorsi professionali nessuno dei tre documenti scrive un tempo massimo né un elenco degli strumenti ammessi, e l’unica condizione posta è la supervisione dell’insegnante dentro il contesto della preparazione al lavoro. Il tetto di 45 minuti a settimana vale per i pilot, non per l’uso delle AI alle superiori in generale.

Il tempo davanti allo schermo è un argomento diverso, da tenere separato. Riguarda infatti i dispositivi che la scuola fornisce, quando lo studente li usa da solo, e non riguarda le AI. Dalla scuola dell’infanzia alla seconda classe l’uso individuale non è previsto. Dalla terza alla quinta la raccomandazione è non superare i 30 minuti al giorno, dalla sesta all’ottava i 45. Alle superiori dipende dalla scuola e dal corso.
Il limite di uso dei device riguarda l’uso individuale. La guida precisa che l’uso guidato dall’insegnante con tutta la classe o con piccoli gruppi resta consentito, e che restano fuori dal conteggio le tecnologie assistive, le prove diagnostiche, la didattica a distanza e l’istruzione approvata centralmente, dove il documento elenca e-book, robotica, coding e simulazioni.

Il divieto di cellulari è un’altra cosa ancora. È una misura dello Stato di New York sui telefoni personali degli studenti, esiste già e questa policy non la cambia. Le tre misure si sommano.

Chi controlla i fornitori, e cosa controlla davvero

Nessun software arriva in una classe di New York senza passare da una procedura che la guida chiama ERMA, sigla di Enterprise Request Management Application. Ai genitori viene presentata come il controllo che verifica se un programma tiene al sicuro i dati dei figli.

La procedura è precedente alle AI e non riguarda solo loro. Poggia su una legge dello Stato di New York, la Education Law 2-d, che impone obblighi a chiunque venda software alle scuole pubbliche. Ogni fornitore firma un accordo su come tratterà le informazioni degli studenti, dichiara al dipartimento quali dati raccoglie e come li protegge, e rispetta standard di sicurezza riconosciuti. ERMA è il punto in cui il dipartimento verifica che tutto questo ci sia, e insegnanti e personale controllano su un portale interno se un programma è approvato.

La guida dichiara però anche il perimetro della verifica, e lo fa in due frasi che distinguono quello che ERMA guarda oggi da quello che il dipartimento si impegna a saper guardare in futuro.

The ERMA process currently reviews tools for data privacy and security. NYCPS is committed to building expanded evaluation capacity, including areas not covered by ERMA such as algorithmic bias, equity impact, and instructional effectiveness.

Le tre aree che oggi restano fuori sono i bias dell’algoritmo, l’impatto sull’equità e l’efficacia didattica. Alla conferenza stampa Mamdani aveva elencato 3 criteri di acquisto, la privacy, l’efficacia e il beneficio reale per gli studenti. Di quei 3 la guida ne certifica uno. Sugli altri due il dipartimento dichiara di volersi costruire la capacità di valutarli, e lo mette per iscritto nel documento che le scuole devono applicare. L’impegno riguarda la procedura di approvazione, cioè quello che un programma deve superare prima di poter essere comprato.

Sui criteri con cui sono stati scelti i 5 programmi pilota, il primo è l’approvazione ERMA mentre gli altri tre riguardano il disegno dello strumento. Rientrano programmi che sostengono gli studenti delle superiori in scrittura o matematica dove è lo studente a fare il proprio ragionamento, applicazioni che insegnano ai docenti a costruire strumenti di AI per i propri studenti, e programmi che rendono possibile l’apprendimento per progetti. Sono criteri su cosa il prodotto fa fare in classe.

Il dipartimento compra e mette in mano agli studenti strumenti di cui certifica la sicurezza dei dati e non ancora la resa didattica. È la forma amministrativa di una questione più generale, il rapporto fra quanto uno strumento può fare e quanto chi lo adotta riesce a controllarne gli effetti, già trattata in Potenza, controllo e responsabilità nell’uso delle AI.

La moratoria sui più piccoli e i limiti d’uso sui pilot sono coerenti con questo stato della verifica, perché tengono bassa l’esposizione degli studenti mentre la capacità di valutazione è ancora da costruire. Nei tre documenti questo nesso non è dichiarato, e resta una lettura.

La valutazione del piano

I tre documenti descrivono con dettaglio diverso il modo in cui si misurerà l’esito dell’anno.

Mamdani alla conferenza stampa dice che nel corso dell’anno scolastico ciascun programma verrà monitorato e se ne valuteranno impatto e risultati, e che alla fine il dipartimento si siederà con insegnanti, genitori, studenti e partner interni ed esterni al sistema scolastico per stabilire cosa funziona, cosa non funziona e cosa va cambiato. Samuels aggiunge la collocazione temporale, il monitoraggio è previsto «with real monitoring built in from day one», e quello che se ne ricava orienterà i piani dell’anno successivo.

Il comunicato del sindaco nomina l’organismo. È una Technology in Schools Coalition composta da studenti, docenti, rappresentanti dei genitori, eletti, associazioni, sindacati ed esperti del settore, che si riunirà durante l’anno scolastico 2026-27 per valutare l’impatto della moratoria e dei pilot, e pubblicherà un rapporto con raccomandazioni per gli anni successivi.

Cosa resta scoperto dopo tre documenti

La lettura dei tre documenti insieme chiude buona parte delle domande rimaste aperte il 2 settembre. I 5 programmi hanno un nome, i tempi d’uso sono scritti prodotto per prodotto, i minuti davanti allo schermo sono giornalieri e non settimanali.

Due punti sono importanti, il primo riguarda i programmi già installati nelle scuole, in cui eventuali elementi AI dovranno essere disabilitati.

Il secondo è che nessuno dei tre documenti dice cosa succede se le regole non vengono rispettate. Non sono previste conseguenze per studenti, insegnanti o scuole, e non è indicato chi verifica il rispetto della moratoria.

Il confronto con le linee guida italiane

Anche l’Italia ha un documento sull’IA a scuola. Sono le «Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche» del Ministero dell’istruzione e del merito, versione 1.0, allegate al DM n. 166 del 9 agosto 2025. Il confronto con New York deve tenere conto che i due testi rispondono a domande diverse.

New York risponde alla domanda su cosa gli studenti possono fare con l’IA, a quale età e per quanto tempo. Le linee guida italiane rispondono alla domanda su come una scuola può introdurre legittimamente un sistema di IA. Il destinatario del documento americano sono le famiglie e gli insegnanti, quello del documento italiano è la scuola nel ruolo di deployer, il termine con cui l’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, designa chi usa un sistema sotto la propria autorità. La differenza si vede punto per punto.

New YorkItalia
Chi decide quali strumenti entrano in classeil dipartimento dell’istruzione, con approvazione centrale ERMA e 5 pilot autorizzatila singola istituzione scolastica, nella propria autonomia
Soglie di etàmoratoria dalla scuola dell’infanzia all’ottava classe; alle superiori i 5 pilot e i percorsi professionalinessuna soglia per grado scolastico; il Garante indica l’opportunità di un age gate che escluda gli under 13 dall’accesso al servizio
Divieti esplicitiIA generativa rivolta agli studenti fino all’ottava classe; IA per valutazione, monitoraggio dei comportamenti e decisioni sugli studentipratiche vietate dall’art. 5 dell’AI Act, fra cui il riconoscimento delle emozioni negli istituti di istruzione, salvo motivi medici o di sicurezza, e la sentiment analysis nelle attività didattiche
Verifica dei fornitoriERMA su riservatezza e sicurezza dei dati, su base Education Law 2-daccordi ai sensi dell’art. 28 del GDPR, standard di sicurezza internazionali come ISO/IEC 27001, qualificazione AgID
Efficacia didatticadichiarata come capacità di valutazione ancora da costruirenon compresa fra i requisiti etici, tecnici e normativi
Quello che resta da scrivereil piano di valutazione dei pilotil decreto ministeriale sulla progettazione delle iniziative

Sulle soglie di età la distanza è la più visibile. A New York l’età organizza l’intera policy, e la giustificazione è didattica, cioè che i più piccoli hanno bisogno di altro e che gli studi a favore non esistono. In Italia il grado scolastico non compare come criterio. L’unico riferimento anagrafico viene da un provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali, l’autorità che vigila sul trattamento dei dati, citato a pagina 20 fra le misure di sicurezza, e riguarda l’accesso a un servizio. Un age gate impedisce a un dodicenne di aprirsi un account. Non dice se quel dodicenne debba usare un sistema generativo durante l’ora di italiano.

L’assenza di criteri sull’efficacia didattica accomuna i due impianti. New York la nomina, la mette per iscritto fra le aree che ERMA non copre e dichiara di volersi attrezzare. Le linee guida italiane dedicano il capitolo 3 ai requisiti etici, tecnici e normativi, e la resa didattica degli strumenti non compare fra questi. A pagina 15 il documento rinvia a decreti ministeriali successivi, di natura non regolamentare e sentito il Garante, sia le modalità con cui le scuole dovranno progettare e realizzare le singole iniziative, sia le iniziative di formazione. Nel documento del 2025 la parte operativa non c’è.

Sul secondo dei due rinvii qualcosa si è mosso. Il DM n. 219 dell’11 novembre 2025 destina 100 milioni di euro, presi dalla linea di investimento 2.1 del PNRR, a progetti di formazione del personale scolastico sull’uso dell’IA, con il 40% riservato alle scuole del Mezzogiorno, e nelle premesse dichiara di voler dare attuazione alle linee guida. Riguarda la formazione degli insegnanti e il modo di finanziarla. Le modalità con cui una scuola progetta e realizza un’iniziativa di IA, e i criteri per giudicarne la resa didattica, restano fuori anche da questo decreto.

Su un punto le linee guida italiane vanno più avanti. Prevedono il diritto di non partecipazione, cioè la possibilità per studenti e famiglie di decidere se i propri dati personali possano essere usati per l’addestramento dei sistemi di IA, con moduli standardizzati, tempi certi di risposta e la garanzia che la scelta non limiti l’accesso agli strumenti didattici.
New York affronta lo stesso rischio dal lato del contratto, la promessa che i dati degli studenti non finiscano alle grandi aziende poggia sugli obblighi che il fornitore accetta per ottenere l’approvazione.

La ragione della distanza sta nel ruolo dell’istituzione. Il dipartimento dell’istruzione di New York è il committente unico di un sistema scolastico che compra per tutte le sue scuole, e la sua leva è il potere d’acquisto, che gli consente di fare la lista dei 5 prodotti ammessi. Il Ministero italiano scrive per istituzioni scolastiche che decidono in autonomia, e la sua leva è la cornice normativa più la piattaforma Unica, dove le scuole censiscono i progetti e il Ministero li monitora con una dashboard e valutazioni a campione, anche tramite audit. Nessuno dei due poteva scrivere il documento dell’altro.

Paolo Dalprato, formatore sulle AI generative

Chi ha scritto questo articolo

Sono Paolo Dalprato, formatore sulle AI generative. Lavoro con professionisti, studi e PMI da una parte, con scuole, biblioteche e istituzioni culturali dall'altra, sull'ecosistema Claude e NotebookLM. Quello che insegno è lo stesso che uso ogni giorno, e finisce qui sul blog prima ancora che in aula.

Autore di «Creatività ibrida: autore e opera nell'era delle macchine intelligenti».

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