Gli stili di scrittura di Claude

Il livello ortogonale della configurazione di Claude. Cosa sono gli stili di scrittura, quando attivarli, cosa scriverci e cosa lasciare altrove.

Gli stili di scrittura sono un livello di configurazione granulare e trasversale. Si attivano e disattivano per singola chat, anche a metà conversazione, e si applicano sopra qualsiasi configurazione indipendentemente dal progetto in cui si lavora. Sono dedicati in via preferenziale alla forma delle risposte, su tono, registro, formato e struttura, anche se altri livelli possono esprimere regole simili. Si selezionano dal menu Usa stile, accessibile dal pulsante + in basso a sinistra dell’interfaccia di chat. Il livello vive solo nell’area Chat di claude.ai, Claude Desktop e dell’app per smartphone (qui manca la possibilità di configurare uno stile personale), ed è assente dall’area Cowork. Sono disponibili in cinque versioni predefinite, Normale, attiva di default, ApprendimentoConcisoEsplicativo e Formale, alle quali si possono affiancare stili personalizzati creati dall’utente. Nella mappa della serie sono il livello ortogonale, l’unico che non appartiene alla famiglia gerarchica delle istruzioni generali, delle istruzioni di progetto e delle istruzioni Cowork.

Il loro uso più tipico è governare la forma in una chat, dell’intera conversazione o anche di una singola risposta, quando la si vuole diversa da quanto deciso nella configurazione generale o di progetto. Le scelte stabili di lingua, metodologia, identità professionale, attivazione di skill, regole di ambiente, restano nei livelli gerarchici sottostanti. Lo stile interviene quando una preferenza serve solo in alcune chat o attraversa progetti diversi, e si vuole poterla attivare e disattivare al volo.

Le pagine che seguono descrivono come questo livello entra in gioco e come si rapporta agli altri tre nella stratificazione complessiva della configurazione. Trattano poi cosa ha senso scriverci e cosa lasciare altrove, e come si crea uno stile personalizzato a partire da un esempio caricato o da istruzioni dirette. La chiusura, come per gli altri articoli della serie, propone uno scheletro commentato come punto di partenza.

Quando entrano in gioco

Gli stili di scrittura entrano in gioco quando l’utente ne seleziona uno dal menu Usa stile dell’area Chat. A differenza degli altri livelli della serie, che si caricano automaticamente al momento di aprire una conversazione, lo stile è una scelta esplicita. L’attivazione è visibile anche nell’interfaccia. Quando uno stile diverso da Normale è in vigore, un’icona a forma di penna compare nella barra del prompt accanto al pulsante +. In assenza di selezioni diverse il livello opera con Normale, lo stile predefinito che corrisponde al comportamento di default di Claude e che il menu mostra come attivo finché non si sceglie altro.

Lo stile selezionato si applica alla risposta successiva e a tutte quelle che la seguono. Si può cambiare in qualsiasi momento durante la conversazione, anche dopo aver già ricevuto risposte in uno stile diverso. Il cambio ha effetto sui nuovi messaggi e sugli interventi di modifica o ripetizione di un turno precedente. I messaggi già ricevuti restano scritti nello stile in vigore al momento della loro generazione.

La selezione persiste oltre la singola chat. Lo stile attivo accompagna anche le conversazioni successive che si aprono nello stesso ambiente, finché l’utente non lo cambia. La persistenza è per ambiente, non globale per l’account. Uno stile scelto in Claude Desktop vale per le chat aperte in Desktop, su claude.ai vale lo stile selezionato lì. La regola è simmetrica nelle due direzioni. Su questo punto il livello si avvicina al comportamento dei livelli più stabili, sopravvivere a una chat e applicarsi alla successiva. La differenza è che la selezione resta sempre nelle mani dell’utente, sempre modificabile e sempre disattivabile tornando a Normale. Una nota, le scelte in Desktop non passano nell’interfaccia web e viceversa.

Sul versante della disponibilità del livello, gli stili predefiniti sono accessibili in tutti e tre gli ambienti che hanno l’area Chat, claude.ai, Claude Desktop e l’app per smartphone. La creazione e la modifica di stili personalizzati, invece, sono disponibili solo da claude.ai e da Claude Desktop. Sull’app per smartphone si può solo selezionare uno stile fra quelli già disponibili. Una conseguenza pratica è che chi vuole impostare un proprio stile personalizzato lo deve fare dall’interfaccia desktop o web. Lo ritrova poi selezionabile anche da mobile per le conversazioni in mobilità.

La posizione nella gerarchia

Gli stili di scrittura non si confrontano con gli altri tre livelli sul terreno gerarchico. Mentre le istruzioni generali, di progetto e Cowork si stratificano una sopra l’altra in ordine di specificità crescente, ognuna restringendo il perimetro della precedente, lo stile non si inserisce in questa catena. È un livello che si attiva trasversalmente sopra qualsiasi configurazione, indipendentemente dal progetto in cui si lavora, e con la possibilità di cambiare in qualsiasi momento, anche a metà chat. Per questo si può pensare come ortogonale, avendo una sua dimensione di granularità che gli altri livelli non hanno. Quando è attivo, il suo testo si compone con le istruzioni dei livelli sottostanti già presenti nel prompt di sistema della chat. Da quel momento la formulazione delle risposte tiene conto anche del suo contenuto.

In caso di conflitto fra lo stile e un livello inferiore, prevale lo stile, perché è il livello più granulare fra quelli configurati persistentemente. L’esempio è quello del grassetto, già richiamato nell’articolo sulle istruzioni generali. Se le istruzioni generali chiedono di evitare il grassetto e si attiva uno stile che lo usa, le risposte presentano il grassetto. La regola generale resta valida ovunque. Solo nella parte di conversazione in cui è attivo lo stile che chiede il grassetto, lo stile tende a prevalere.

Nella maggior parte dei casi non c’è alcun conflitto. Lo stile esprime preferenze che convivono naturalmente con le regole dei livelli sottostanti. La risposta in italiano richiesta dalle istruzioni generali e il registro formale chiesto dallo stile Formale convivono senza concorrenza, italiano sul piano della lingua, formalità sul piano del registro. È la situazione più frequente, perché lo stile interviene tipicamente su aspetti della formulazione che si combinano con le regole già presenti più che concorrervi.

Vale anche qui la nota di perimetro fissata in apertura. Lo stile esiste solo nell’area Chat di claude.ai, Claude Desktop e dell’app per smartphone, e la sua sovrapposizione vale solo lì. In Cowork questo livello non esiste, una conseguenza è che lo stile selezionato in claude.ai non si trasporta nelle sessioni Cowork, anche quando entrambe ruotano attorno allo stesso lavoro. Cowork resta governato dai propri livelli gerarchici. Per ottenere effetti stabili sulle risposte di quell’ambiente conviene impostarli direttamente nelle istruzioni Cowork o di progetto Cowork.

Vale anche qui la regola fissata negli articoli precedenti, le istruzioni date nel corso della chat sono sempre l’ultima parola. Se l’utente chiede esplicitamente di rispondere in modo formale per un singolo turno mentre lo stile attivo è Conciso, Claude segue la richiesta puntuale. La rispetta anche quando confligge con lo stile. La distinzione è di granularità. Lo stile è una preferenza persistente che governa la conversazione dalla sua attivazione in avanti, mentre l’istruzione del turno è specifica del solo messaggio in cui compare. La sua granularità ancora più stretta la rende il livello più specifico che esista, e la sua specificità batte tutto il resto, stile compreso.

Cosa scrivere in uno stile, e cosa lasciare altrove

Il criterio guida per gli stili di scrittura è la combinazione di granularità e trasversalità. Lo stile è il livello giusto quando una preferenza serve solo in alcune chat e attraversa progetti diversi senza appartenere a nessuno in particolare. Va anche bene quando si vuole poterla attivare o disattivare al volo, anche a metà conversazione. Ogni livello della configurazione può esprimere regole su tono, registro, lunghezza, struttura, vocabolario. Quel che cambia da livello a livello è l’ambito di applicazione e la persistenza, non il tipo di regola che ci si può scrivere dentro.

Rientrano bene negli stili le preferenze di forma, e talvolta anche di sostanza, che hanno senso solo in alcuni momenti del lavoro. Uno stile sintetico, da attivare per risposte brevi e dirette. Uno stile dettagliato per gli approfondimenti. Uno stile in inglese tecnico per le email a clienti stranieri. Sono tutti casi in cui la regola serve in alcune chat e non in altre, e cambia in modo naturale a seconda del compito. Lo stile è anche il posto giusto per le preferenze che attraversano progetti diversi senza appartenere a nessuno. Uno stile «brainstorming» che si attiva indistintamente nelle chat di tutti i progetti dove si vuole esplorare idee è un esempio tipico.

La stessa regola, se l’uso è diverso, va in un altro livello. Una preferenza di forma che si vuole sempre attiva, in tutte le chat e tutti i progetti, sta nelle istruzioni generali. Una preferenza specifica di un progetto, che vale per tutte le chat aperte lì dentro, sta nelle istruzioni di progetto. Una regola legata all’ambiente di esecuzione di Cowork sta nelle istruzioni Cowork. Una richiesta puntuale per un singolo turno sta nel prompt della chat. La domanda da farsi è sempre la stessa, in quale ambito ho bisogno che questa regola valga, e per quanto tempo.

Restano fuori dagli stili le regole che non hanno bisogno della granularità che il livello offre. Una regola di metodologia che si vuole sempre applicata. Una scelta di lingua persistente. L’attivazione di una skill che deve essere disponibile in ogni chat. Le convenzioni operative dell’ambiente Cowork. Sono tutte cose che vivono naturalmente nei livelli gerarchici, perché la persistenza è esattamente la loro caratteristica. Inserirle in uno stile è tecnicamente possibile, ma è una collocazione fragile, perché lo stile può essere disattivato in qualsiasi momento, anche per errore. Su questo si torna nella sezione sugli anti-pattern.

Quattro esempi rendono concreto il criterio.

Il primo è una variazione granulare che vive bene in uno stile. Si lavora a varie tipologie di compiti, alcuni richiedono risposte estese e articolate, altri risposte sintetiche di poche righe. Il default delle istruzioni generali, scelto per la maggior parte dei lavori, è un livello di approfondimento medio. Per i casi in cui si vogliono risposte sintetiche, si attiva lo stile Conciso. Per quelli che richiedono spiegazioni più estese, si attiva Esplicativo. Lo stile è il livello giusto perché la preferenza varia da chat a chat, talvolta anche a metà di una stessa chat. La variazione attraversa anche indifferentemente i progetti.

Il secondo è la stessa regola che cambia ambito a seconda dell’uso. Si vuole un tono asciutto, senza preamboli, con frasi brevi. Se questa preferenza vale per tutto il proprio lavoro, in qualsiasi conversazione, il suo posto sono le istruzioni generali. Se vale solo per le chat di un progetto editoriale specifico, il suo posto sono le istruzioni di quel progetto. Se vale solo in alcune sessioni, ad esempio per le email professionali ma non per i brainstorming, il suo posto è uno stile personalizzato. La regola di forma è la stessa, cambia il livello in cui scriverla in base all’ambito di applicazione e alla persistenza desiderata.

Il terzo è la combinazione su livelli diversi. Le istruzioni generali chiedono italiano, frasi medie, prosa narrativa. Lo stile Formale è attivo. La risposta arriva in italiano con frasi medie e in stile narrativo, con il registro formale aggiunto dallo stile. Ognuno dei due livelli aggiunge le sue indicazioni, e nelle aree dove non ci sono conflitti tutto si combina senza bisogno di scegliere. È la situazione più frequente. Mostra come lo stile, con la sua granularità, possa intervenire mirando solo agli aspetti che si vuole cambiare per quel momento.

Il quarto è una collocazione che fa pensare allo stile ma non gli appartiene. Si pensa di mettere in uno stile personalizzato una regola di lingua, ad esempio «rispondi sempre in inglese, anche se l’utente scrive in italiano». La lingua di lavoro non è una caratteristica di stile, è una scelta di comportamento. Per una scelta di lingua stabile in tutto il lavoro, il posto sono le istruzioni generali. Per una scelta legata a un progetto, sono le istruzioni di quel progetto. Quando la variazione è puntuale, basta una richiesta nel prompt della chat. Lo stesso vale per altre regole non di forma che ogni tanto si pensa di mettere in uno stile. Sono casi come l’attivazione di una skill o un comportamento metodologico, da collocare nei livelli gerarchici.

Anche qui, come per gli altri livelli, la pulizia paga. Uno stile che porta in modo coerente la propria caratteristica, granularità e trasversalità, è più affidabile. Uno stile usato come scorciatoia per regole che vorrebbero altri livelli paga in confusione. La domanda da farsi prima di scrivere ogni regola in uno stile è semplice. Ho bisogno di poterla attivare e disattivare al volo, oppure mi serve che valga sempre in un certo ambito? La risposta orienta la collocazione.

Stili predefiniti e stili personalizzati

Gli stili di Claude sono di due tipi, predefiniti e personalizzati. I cinque predefiniti coprono le esigenze più comuni e si attivano direttamente dal menu Usa stile, senza dover passare per la creazione. Gli stili personalizzati permettono invece di costruire una propria configurazione di forma, partendo da zero. Si gestiscono dal popup Personalizza i tuoi stili, accessibile dalla voce Crea e modifica stili dello stesso menu.

I cinque predefiniti sono NormaleApprendimentoConcisoEsplicativo e FormaleNormale è quello attivo all’apertura di una conversazione e corrisponde al comportamento di default di Claude. Conciso produce risposte brevi e dirette, senza preamboli e con minore strutturazione interna. Si presta alle richieste in cui si vuole arrivare rapidamente al punto. Esplicativo fa il contrario, allunga le risposte, aggiunge contesto e spiegazioni di sfondo, adatto a chi vuole capire un concetto a fondo. Formale sposta il registro verso un tono professionale, asciuga le contrazioni, organizza meglio la struttura interna. Conviene per documenti, comunicazioni di lavoro e materiale destinato a terzi. Apprendimento introduce un approccio socratico. Claude pone domande, sfida le assunzioni e guida l’utente a costruire la risposta da sé, invece di fornirla direttamente. È pensato per chi vuole imparare un argomento più che ottenerne una sintesi rapida.

Normale ha una natura particolare rispetto agli altri quattro predefiniti. Non aggiunge un proprio set di istruzioni di stile sopra i livelli sottostanti, ma corrisponde all’assenza di un override esplicito. Lascia operare quanto eventualmente definito nelle istruzioni generali, di progetto o Cowork sul piano della formulazione. È il motivo per cui le istruzioni di stile scritte negli altri livelli sono effettivamente attive quando il menu mostra Normale come selezione corrente. La documentazione di Anthropic non descrive esplicitamente questo comportamento. È coerente con la logica del system prompt che governa l’applicazione degli stili e con il comportamento osservato.

Quando i cinque predefiniti non sono sufficienti si crea uno stile personalizzato. I cinque predefiniti non sono modificabili dall’utente, lo stile personalizzato si costruisce da zero. Le vie disponibili sono due, complementari ma alternative al momento della creazione. La prima è fornire un esempio di scrittura caricato in formato pdf, doc o txt, oppure incollato come testo. La seconda è scrivere direttamente le istruzioni di stile, opzione segnalata nell’interfaccia come Descrivi lo stile invece.

La via dell’esempio caricato è più adatta quando si ha a disposizione un testo proprio già scritto nel registro che si vuole replicare. Articoli pubblicati, documenti aziendali, comunicazioni a clienti, sono tutti materiali che funzionano bene come riferimento. Claude analizza tono, struttura e vocabolario dell’esempio e ne ricava una propria sintesi, da cui costruisce lo stile. Va tenuto presente che la qualità del risultato dipende dalla coerenza e dalla rappresentatività del testo caricato. Un esempio breve o eterogeneo produce uno stile poco caratterizzato, un esempio lungo e omogeneo produce uno stile più riconoscibile.

La via delle istruzioni dirette è più adatta quando si ha in mente un’idea precisa dello stile desiderato, senza un testo già scritto che la rappresenti. Vale anche quando si vuole il massimo controllo descrittivo. Si scrive un testo che descrive il registro, il tono, la struttura, le scelte tipografiche desiderate. È la via più precisa, ma richiede di formulare con cura le istruzioni. Lo stile risulta tanto definito quanto è definito il testo che lo descrive. È anche la via in cui è più facile sconfinare e includere regole che dovrebbero stare nei livelli gerarchici. Indicazioni sulla lingua di lavoro, sull’attivazione di skill, sulla metodologia di verifica, hanno il loro posto naturale nelle istruzioni generali o di progetto. Su questo si è già visto nella sezione precedente.

Un template di stile commentato

Lo scheletro che segue è pensato come punto di partenza per scrivere uno stile personalizzato in modalità Descrivi lo stile invece, non come modello da replicare. Il criterio di fondo è quello visto nella sezione precedente. Qui va solo ciò che riguarda la formulazione delle risposte e ha senso nella granularità del livello. Le sezioni sono indicative, possono essere fuse, divise o rinominate in base allo scopo dello stile. Quello che conta è che ogni blocco contenga regole coerenti con la natura granulare e trasversale degli stili.

## Registro e tono

[Livello di formalità o di prossimità con il lettore, presenza
o assenza di humor, distanza emotiva, eventuale neutralità o
calore della voce. Solo gli aspetti che vogliono variare
rispetto al default impostato nelle istruzioni generali o di
progetto.]

## Formato e struttura

[Prosa o liste, paragrafi corti o lunghi, presenza di titoli
intermedi, struttura introduttiva e conclusiva, uso di esempi
inline o separati. Indicazioni sulla forma del testo nella
risposta, non sul contenuto.]

## Lunghezza e ritmo

[Lunghezza target delle risposte, sintesi o estensione,
periodare paratattico o ipotattico, frasi brevi o lunghe,
varietà delle aperture. Il tipo di ritmo che si vuole
percepire nel testo finito.]

## Convenzioni tipografiche

[Uso del grassetto, del corsivo, delle virgolette, di
apostrofi e accenti. Eventuali preferenze su elenchi,
note, citazioni. Tutto ciò che riguarda la veste grafica
del testo.]

Qualche osservazione su come è costruito lo scheletro. Le quattro sezioni coprono i piani principali su cui uno stile interviene tipicamente, e tralasciano tutto ciò che ricade naturalmente nei livelli gerarchici. Non c’è una sezione Profilo, perché l’identità dell’utente è nelle istruzioni generali. Non c’è una sezione Metodo, perché le metodologie di lavoro hanno senso a un livello più stabile, di solito le generali o un progetto. Non ci sono regole sull’attivazione di skill, sui server MCP o sulle convenzioni di file, perché lo stile non è il livello giusto per quei temi.

La sezione Registro e tono è quella più caratterizzante. Distingue uno stile in modo netto, perché il registro è la scelta che il lettore percepisce per prima. Va riempita con misura, evitando descrizioni generiche del tipo «professionale ma accessibile», che lasciano troppo spazio interpretativo. Funziona meglio una descrizione che usa esempi concreti e contrasti, ad esempio «come una conversazione fra colleghi competenti, mai didascalico, mai marketing speak».

La sezione Formato e struttura incide sulla scansione visiva del testo. Il punto delicato è bilanciare struttura e fluidità. Una struttura troppo articolata trasforma ogni risposta in un documento, una struttura troppo libera produce muri di testo difficili da leggere. Conviene esplicitare il punto di equilibrio desiderato, ad esempio la preferenza per la prosa con qualche elenco solo dove serve davvero, o viceversa.

La sezione Lunghezza e ritmo è la più sottile. Indicare una lunghezza target, ad esempio «tra 150 e 300 parole salvo richieste più estese», dà un’ancora concreta. Indicare un ritmo, ad esempio «frasi brevi e medie alternate, evitare le subordinate concatenate», agisce sulla cadenza della lettura. Le due indicazioni si rinforzano a vicenda, una lunghezza senza ritmo può produrre testi sintatticamente affaticati, un ritmo senza lunghezza tende a sforare.

La sezione Convenzioni tipografiche è quella che produce gli effetti più visibili nell’immediato. Le scelte tipiche sono il corsivo invece del grassetto, le virgolette caporali invece di quelle alte, la scelta di non usare elenchi puntati nei testi narrativi. Sono indicazioni che si vedono dalla prima risposta. Vale la pena scriverle in modo univoco, evitando formulazioni a doppia interpretazione, perché altrimenti il modello sceglie di volta in volta.

Anti-pattern ricorrenti

Cinque pattern ricorrono con regolarità nell’uso degli stili, e vale la pena anticiparli.

Il primo è replicare nello stile regole già presenti nelle istruzioni generali o di progetto. Se nelle generali si è scritto «scrivere in italiano in registro colloquiale fra colleghi» e poi nello stile si ripete la stessa indicazione, si crea ridondanza inutile. Lo stile dovrebbe contenere solo ciò che si vuole far variare rispetto al default impostato altrove. Quando i due livelli vanno d’accordo, basta scrivere una volta sola al livello più stabile. Quando i due livelli divergono, è la divergenza a dover stare nello stile.

Il secondo è scrivere nello stile regole che non riguardano la formulazione. Lingua di lavoro, attivazione di skill, metodologia di verifica, convenzioni sui file generati. Lo stile non è il livello giusto per queste indicazioni, perché ha granularità troppo fine. Se domani si attiva uno stile diverso, o si torna al default, quelle regole spariscono. Conviene metterle nelle generali o nelle istruzioni di progetto, dove la persistenza è coerente con la natura della regola.

Il terzo è descrivere lo stile in termini troppo generici. Formule come «professionale ma accessibile», «chiaro e diretto», «né troppo formale né troppo informale» non vincolano niente. Il modello le interpreta in modo diverso volta per volta. Funzionano meglio le descrizioni con esempi concreti e contrasti. Oppure le indicazioni operative, come «frasi tra le 15 e le 25 parole», «niente elenchi puntati salvo dove servono davvero», «virgolette caporali per le citazioni».

Il quarto è creare uno stile per ogni progetto, ogni cliente, ogni task. La collezione cresce in fretta, il menu diventa ingombro, e la fatica di scegliere ogni volta supera il beneficio. Conviene tenere il numero di stili basso, due o tre, ciascuno usato di frequente. Per le esigenze occasionali è di solito più efficace una nota nel prompt o un’istruzione di progetto. Meglio non pesare il livello stile con dettagli che si useranno una volta sola.

Il quinto è dimenticare che lo stile resta attivo quando cambia il contesto, all’interno dello stesso ambiente. Uno stile Formale impostato per scrivere una proposta a un cliente rimane anche nelle conversazioni successive, anche su task di natura diversa. È utile prendere l’abitudine di controllare il menu Usa stile a inizio chat, e tornare a Normale o all’impostazione di default quando si cambia tipo di lavoro.

Chiusura

Gli stili di scrittura completano la mappa dei livelli di configurazione di Claude. Sono il livello a granularità più fine, l’unico che si attiva e disattiva per singola chat o singolo turno. Sono anche l’unico trasversale a qualsiasi contesto di lavoro. La loro funzione è governare la formulazione delle risposte, non sostituire le regole più stabili che vivono altrove.

Tenuti dentro questo perimetro, gli stili sono uno strumento utile per modulare la voce di Claude. Si possono adattare al destinatario, all’occasione, al tipo di testo da produrre. Estesi oltre il loro perimetro, diventano una scorciatoia che produce regole fragili, dipendenti dal preset attivo nel momento. La distinzione fra ciò che va in uno stile e ciò che va nei livelli sottostanti è spesso più importante della cura con cui si scrive lo stile in sé.

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