La forza delle istruzioni di Claude: chiudere la mappa
L’altro elemento della prevalenza nella configurazione di Claude. Cosa sono le altre fonti di istruzioni e i cinque fattori che determinano la forza.
La forza delle istruzioni è l’altro elemento in gioco nella prevalenza fra livelli di configurazione di Claude. Accanto alla gerarchia degli strati, descritta nei cinque articoli della serie, agisce la forza o peso dell’istruzione stessa. Indica l’intensità con cui è espressa e il rinforzo che riceve dal contesto in cui è inserita. A parità di argomento, può accadere che un’istruzione di uno strato inferiore prevalga su una di uno strato superiore, se è espressa con maggiore forza.
Gli articoli precedenti hanno descritto la prevalenza fra strati a parità di forza. È il punto di partenza naturale, perché rende prevedibili gli effetti della collocazione di una regola in un livello o in un altro. La dimensione della forza diventa rilevante quando le istruzioni in conflitto hanno intensità decisamente diversa. Capita spesso, anche senza consapevolezza da parte nostra, perché le istruzioni vengono scritte in tempi diversi e quasi mai con la stessa intensità.
Questo articolo chiude la serie con due mosse. La prima riapre la mappa dei livelli sulle altre fonti di istruzioni che orientano il comportamento di Claude. Sono fonti complementari ai quattro livelli trattati, dalle skill alle iniezioni di sistema. La seconda introduce la dimensione della forza e ne discute i cinque fattori che la determinano.
Le altre fonti di istruzioni
Il termine fonti di istruzioni abbraccia tutti i punti in cui Claude riceve indicazioni su come comportarsi. Sono fonti diverse per natura, posizione nel prompt e modalità di attivazione, e ognuna meriterebbe una trattazione dedicata. Quel che segue è un elenco a fini di mappa, non una descrizione operativa di ciascuna.
I quattro livelli di configurazione trattati nella serie sono il gruppo base di fonti, oltre che essere quelli più espliciti. Sono le istruzioni generali, le istruzioni di progetto, le istruzioni Cowork e gli stili di scrittura. Vivono nella configurazione dell’utente, si scrivono una volta e restano attive su tutte le chat in cui le condizioni del livello sono soddisfatte.
Le istruzioni date nel prompt della singola chat sono il livello più granulare in assoluto. Sono state richiamate in tutta la serie come ultima parola che batte qualsiasi configurazione persistente. Vivono solo nella conversazione in cui sono scritte e non lasciano tracce in quelle successive.
Le skill non sono un livello a sé. Sono insiemi di regole on-demand definite da Anthropic o dall’utente. Vengono richiamate da un altro livello, di solito le istruzioni generali o di progetto, oppure direttamente dal prompt della chat. Una volta attive, entrano in azione quando il modello incontra una situazione che le riguarda. Le loro regole sono trattate come se fossero state scritte nel livello che le ha richiamate.
La memoria di Claude raccoglie informazioni dalle conversazioni precedenti e le rende disponibili nei prompt successivi. Le presenta sotto forma di indicazioni contestuali. Non viene scritta dall’utente, è generata dal sistema a partire dal materiale conversazionale. Il modello la legge insieme a quanto scritto nei livelli di configurazione, e la tratta come istruzione implicita.
I file caricati nei progetti come knowledge entrano nel contesto di ogni chat aperta in quel progetto. Sono testo consultabile dal modello durante la generazione. Anche quando sono stati caricati come materiale di riferimento, contengono spesso istruzioni operative implicite. Il loro effetto sulle risposte va valutato come quello delle istruzioni esplicite.
Le descrizioni dei tool MCP sono le specifiche che ogni server espone al momento in cui Claude si connette. Ogni tool dichiara nome, parametri e descrizione del proprio comportamento. Quella descrizione viene letta dal modello come parte del contesto di lavoro. Sono istruzioni integrate nelle definizioni degli strumenti, scritte da chi ha sviluppato il server. Quasi sempre invisibili all’utente che usa il tool.
Le iniezioni del sistema sono indicazioni che Claude riceve in modo automatico. Non sono scritte dall’utente nel prompt corrente, le inserisce il sistema per conto suo. Anthropic le usa principalmente attraverso gli anthropic_reminders, frammenti che compaiono in coda al messaggio dell’utente per rinforzare regole di sicurezza o di formato. Il modello li legge come parte del prompt al pari delle altre fonti.
Sette fonti, ognuna con le proprie regole di attivazione, ognuna con il proprio peso sulla generazione. La serie ne ha trattate due in modo esplicito, le prime due dell’elenco. Per le altre cinque, una nota di mappa è quanto serve qui. La trattazione passa ora alla seconda mossa, la dimensione della forza.
Le due dimensioni della prevalenza
La gerarchia degli strati è la dimensione descritta nei cinque articoli della serie. Stabilisce che un’istruzione collocata in un livello più specifico tende a vincere su una collocata in un livello più generale, a parità di altre condizioni. È la regola di prevalenza per posizione, ed è il primo criterio che orienta le scelte di chi configura Claude.
Ma va considerata anche la dimensione della forza usata nell’impartire un’istruzione. Indipendentemente dalla posizione gerarchica, un’istruzione può pesare più o meno di un’altra, dipende dal modo in cui è espressa e da come si compone con il contesto in cui è inserita. Contano la formulazione, il rinforzo da altre istruzioni convergenti, la coerenza con il tono complessivo del prompt.
Il modello non applica un filtro che separi gli strati e applichi a turno le istruzioni di ciascuno. Tutte le istruzioni vengono caricate, il modello legge il prompt come un insieme di token che concorrono insieme alla generazione. Ogni istruzione contribuisce all’output con un peso variabile, definito dalla posizione gerarchica e dalla forza con cui è formulata. La prevalenza che si osserva nei comportamenti del modello è il risultato di questa integrazione, non l’effetto di una catena di se-allora.
Un’implicazione concreta è la seguente. Quando le due dimensioni convergono, l’istruzione vincente è chiara, sta nello strato più specifico e ha la formulazione più decisa. Quando divergono, e l’istruzione più forte è collocata in uno strato meno specifico, la prevalenza può ribaltarsi. La gerarchia non è un meccanismo automatico che batte ogni considerazione di formulazione. È una delle ragioni per cui un’istruzione pesa più di un’altra.
Considerare la prevalenza come somma di due dimensioni cambia il modo in cui si configurano i livelli. Non basta scegliere il livello giusto per una regola. Conta anche come è formulata, dove altre istruzioni concorrono o divergono, quanto rinforzo riceve dal contesto. I cinque fattori principali che determinano la forza sono il tema della sezione successiva.
I cinque fattori che contribuiscono alla forza
La forza di un’istruzione dipende da cinque fattori principali. Sono dimensioni distinte e operativamente verificabili, ognuna delle quali contribuisce in modo autonomo al peso effettivo. Si combinano fra loro nel determinare l’impatto finale sulla generazione. Conoscerli individualmente serve a capire dove e come intervenire quando si vuole rinforzare o attenuare un’istruzione.
Posizione gerarchica e granularità. Lo strato più specifico tende a vincere su quello più generale. È la dimensione descritta nei cinque articoli della serie. Un’istruzione di progetto prevale sulle istruzioni generali, una di Cowork sulle istruzioni di progetto, e così via. È un fattore necessario, perché senza la collocazione corretta una regola non opera nell’ambito che le compete. Non è sufficiente, perché la sola posizione non basta a determinare il peso di un’istruzione.
Chiarezza e assolutezza linguistica. Il modo in cui un’istruzione è formulata pesa quanto il suo contenuto. Un imperativo assoluto come «mai», «sempre», «senza eccezioni» tende a vincere. Una preferenza morbida formulata con «preferibilmente», «quando possibile», «di solito» pesa di meno. Anche la veste tipografica conta. L’uso di maiuscole, di congiunzioni avversative, di frasi nette amplifica il peso. Segnala al modello che si tratta di una direttiva e non di una preferenza generica.
Ripetizione. La stessa istruzione ribadita in più punti del contesto acquista peso cumulativo. Quando una preferenza è scritta sia nelle istruzioni generali sia nelle istruzioni di progetto, pesa più di quanto peserebbe in un solo posto. Vale anche all’interno dello stesso livello, quando lo stesso punto è ribadito in due paragrafi diversi della stessa pagina di istruzioni. La ridondanza non è inefficienza, è rinforzo, ma va gestita bene altrimenti diventa un aspetto negativo.
Motivazione. Un’istruzione che spiega perché va seguita ha più peso di una che si limita a prescriverla. La spiegazione attiva un meccanismo di coerenza interno con cui il modello tende ad allinearsi più stabilmente. Una direttiva motivata diventa parte del ragionamento del modello, non solo del suo elenco di regole. Quando incontra una situazione che richiede di applicarla, il modello sa anche perché applicarla, e questo riduce le scelte fragili nei casi limite.
Consistenza con il contesto vicino. Un’istruzione che converge con le altre istruzioni e con il tono del contesto si rinforza. Una che diverge si indebolisce, anche se collocata in uno strato superiore. Un esempio operativo. Una direttiva di tono scritta in inglese in un contesto italiano pesa meno della direttiva equivalente in italiano. La consistenza linguistica del prompt rinforza le istruzioni che la rispettano. Vale anche per il contenuto. Una preferenza che entra in conflitto con il pattern delle istruzioni circostanti perde peso. Vale anche quando è scritta in un livello che dovrebbe averne di più.
I cinque fattori interagiscono fra loro nel determinare il peso di un’istruzione. Un caso concreto osservato durante la stesura di questa serie permette di vedere come quattro di essi si compongano in un singolo episodio.
Durante la stesura dell’articolo 5 della serie, sugli stili di scrittura, ho fatto un test che illustra il funzionamento dei fattori in combinazione. Avevo attivato in Claude Desktop il preset Esplicativo, uno dei cinque stili predefiniti di Claude, per vedere come si comportasse su una conversazione di scrittura già consolidata. Il preset si manifestava come tag userStyle iniettato dal sistema nel prompt. Le istruzioni erano in inglese, di tono didattico, insegnante che spiega, esempi, comparazioni, domande di riflessione. Per tutta la conversazione lo stile è stato ignorato. Le risposte hanno mantenuto il registro asciutto della serie, definito dalla skill di scrittura attivata nelle istruzioni di progetto.
Per la regola di prevalenza descritta nell’articolo 5, lo stile avrebbe dovuto vincere sulle istruzioni di progetto. Lo stile è il livello più granulare fra quelli configurati persistentemente, e a parità di altre condizioni prevale. Nel mio test è successo l’opposto. Hanno prevalso le istruzioni di progetto e le indicazioni delle userPreferences, livelli a granularità inferiore.
La ragione è nella composizione dei cinque fattori. Quattro giocavano a favore delle istruzioni di progetto e delle userPreferences, contro lo userStyle. Sulla chiarezza e assolutezza linguistica, le userPreferences contenevano frasi nette come «senza eccezioni» e «prevalgono». Lo userStyle usava un linguaggio descrittivo morbido, niente imperativi assoluti, nessuna formula di obbligo.
Sulla ripetizione, l’indicazione di applicare la skill di scrittura era scritta in due posti, nelle userPreferences e nelle istruzioni di progetto. La replica cumulativa rinforzava il riferimento, lo userStyle compariva una sola volta.
Sulla motivazione, le userPreferences spiegavano cosa governano e perché. La skill governa tutte le interazioni testuali, prevale per ragioni dichiarate. Lo userStyle si limitava a impostare un tono, senza ragioni che ne spiegassero la priorità.
Sulla consistenza con il contesto, le istruzioni di progetto erano in italiano, lingua di lavoro della serie e di tutta la conversazione. Lo userStyle era in inglese, lingua estranea. Una direttiva di tono in inglese in un contesto interamente italiano riceve pochissimo rinforzo. Una direttiva in italiano coerente con il resto del lavoro ne riceve molto.
Quattro fattori a favore delle istruzioni di progetto e delle userPreferences. Un fattore, la posizione gerarchica, a favore dello userStyle. La somma dei pesi ha portato la prevalenza dalla parte della maggioranza dei fattori. Il ribaltamento è stato netto rispetto a quanto la sola regola di granularità avrebbe predetto.
Il risultato non è una violazione della regola di prevalenza per granularità descritta nell’articolo 5. È la vittoria di un insieme di istruzioni più forti su un’istruzione più alta nella gerarchia ma più debole. La gerarchia degli strati resta valida come dimensione, e la dimensione della forza si somma a essa nel determinare l’esito.
Limiti della trattazione e chiusura della serie
Vale la pena chiudere con tre note di trasparenza sui limiti della trattazione. Servono a inquadrare il valore di quanto descritto in queste pagine, e a distinguere ciò che è ipotesi operativa da ciò che è formalizzazione documentata.
La prima nota riguarda lo stato della formalizzazione. Anthropic non descrive nella propria documentazione ufficiale le due dimensioni della prevalenza in modo esplicito. Il concetto è derivato dall’osservazione del comportamento del modello e dalla letteratura informale sul prompt engineering. Quella letteratura riconosce operativamente le tecniche di rinforzo, senza descriverle nel quadro di una dimensione di forza. È un’ipotesi affidabile nella pratica, non un’affermazione tecnica documentata da chi costruisce il modello.
La seconda nota riguarda lo statuto dei cinque fattori. Sono una proposta di sistematizzazione, costruita per dare ordine a osservazioni ricorrenti. Non sono una verità tecnica garantita né un’enumerazione esaustiva. Altri fattori potrebbero essere aggiunti, e i confini fra alcuni di quelli identificati restano sfumati. Sono comunque dimensioni operativamente verificabili nel comportamento del modello, ognuna delle quali può essere isolata e testata. Il loro valore sta nell’offrire un quadro di lavoro stabile. Abbastanza chiaro da orientare le scelte di configurazione, abbastanza aperto da poter ospitare verifiche e revisioni successive.
La terza nota riguarda il modo in cui i fattori interagiscono. Non si combinano in modo lineare. Quattro fattori tenui non producono necessariamente un effetto pari a un singolo fattore deciso. Due fattori che convergono non producono semplicemente la somma dei loro pesi. Il modello integra l’insieme del prompt, e ogni componente entra in dialogo con tutti gli altri. Una stessa configurazione può produrre esiti diversi a seconda di come il contesto si compone in ogni conversazione, soprattutto nei casi limite. La dimensione della forza spiega molti dei ribaltamenti che si osservano, non tutti.
Con queste pagine la serie si chiude. Hanno preceduto cinque articoli, dedicati ai quattro livelli di configurazione di Claude. Il primo ha tracciato la mappa d’insieme, e ha posizionato i livelli uno rispetto agli altri. I tre monografici sui livelli gerarchici hanno descritto le istruzioni generali, di progetto e Cowork. Ne hanno mostrato i contenuti tipici, le condizioni di attivazione, i criteri di collocazione. Il monografico sugli stili ha trattato il livello ortogonale, granulare e trasversale, l’unico fuori dalla catena gerarchica. Questo sesto articolo aggiunge le altre fonti di istruzioni rimaste fuori dai monografici. Introduce inoltre la dimensione della forza come complemento al modello degli strati.
Il quadro che ne risulta è uno strumento per chi configura Claude per il proprio lavoro. Le posizioni gerarchiche orientano la collocazione delle regole nei livelli, dalla configurazione generale fino allo stile attivo nella singola chat. La dimensione della forza orienta invece il modo in cui le regole sono scritte e si compongono. Conta dentro il livello in cui la regola vive, e conta con il resto del contesto. La mappa che la serie ha tracciato si completa con questa seconda dimensione. Configurare bene significa lavorare su entrambe in modo consapevole.
