Aggiornamenti sul diritto d'autore e le AI

Il DDL governativo sulle AI approvato il 17 settembre cambia anche la legge sul diritto d'autore, inserendo le opere generate con le AI, vediamo come.

Questo è un tema che mi sta a cuore e sul quale ho scritto diverse volte. In questa pagina riporto gli aggiornamenti più importanti sul mondo del diritto d'autore e dell'intelligenza artificiale.

L'ultimo aggiornamento in coda è del 15 gennaio 2025 e parla dello studio Patronus AI sulla violazione del copyright da parte dei modelli linguistici.

La questione non è accademica. Per quanto possa sembrare remota dalla nostra quotidianità, le decisioni che verranno prese nei prossimi mesi e anni definiranno i confini entro i quali potremo usare queste tecnologie. Se il tuo lavoro coinvolge la creazione di contenuti, la comunicazione, il marketing, la formazione, è importante seguire come evolve questa situazione. Non per diventare esperti di diritto, ma per capire cosa puoi fare, cosa non puoi fare, e cosa potrebbe cambiare presto.

Alcuni punti fermi che emergono dalla situazione attuale, aggiornati a fine 2024:

Le cause legali si stanno accumulando, non risolvendo. I principali editori mondiali (New York Times, Getty Images, e molti altri) hanno fatto causa alle aziende di AI per violazione del copyright. Nessuna di queste cause ha ancora raggiunto un verdetto definitivo, quindi ci muoviamo ancora in un territorio legale incerto.

L'Europa ha fatto la prima mossa normativa con l'AI Act, che impone alle aziende di AI di essere trasparenti sui dati usati per l'addestramento. È un passo avanti, ma le regole dettagliate su come implementare questa trasparenza sono ancora in fase di definizione.

I principali modelli linguistici, inclusi GPT-4 e Claude, hanno dimostrato di poter riprodurre in alcuni casi porzioni significative di testi protetti da copyright, anche se le aziende sostengono che questo non sia il loro uso previsto.

15 Gennaio 2025 — Lo studio Patronus AI, una società specializzata in valutazione e sicurezza dell'AI, ha condotto uno studio approfondito sulla capacità dei principali modelli linguistici (LLM) di riprodurre testi protetti da copyright. Utilizzando il loro benchmark CopyrightCatcher hanno testato 16 diversi modelli, inclusi GPT-4o, Claude 3.5 Sonnet, Llama 3.1 405B e altri, confrontando le loro risposte con oltre 10.000 brani tratti da opere letterarie e articoli di cronaca. I risultati sono significativi: in media, i modelli producono corrispondenze letterali con testi protetti nel 44% dei casi quando opportunamente sollecitati. Il modello con la più alta incidenza è stato Claude 3.5 Sonnet di Anthropic (che ironicamente è il modello al quale sono più affezionato) con il 60% di corrispondenze, mentre GPT-4o di OpenAI si è attestato al 44%. Questo studio è importante perché va oltre le analisi aneddotiche precedenti, fornendo una metodologia sistematica per quantificare il problema. Patronus ha anche esaminato diversi approcci di prompting, scoprendo che le tecniche più aggressive, come chiedere di completare un testo fornendo l'inizio, producono tassi di riproduzione significativamente più alti. Lo studio contribuisce al dibattito legale in corso, fornendo prove quantitative che potrebbero essere utilizzate sia da chi sostiene che l'addestramento degli LLM violi il copyright, sia da chi ne difende la legittimità sotto la dottrina del fair use. È importante notare che riproduzione non equivale automaticamente a violazione del copyright, la questione legale rimane complessa e dipende da molti fattori contestuali.

Paolo Dalprato, formatore sulle AI generative

Chi ha scritto questo articolo

Sono Paolo Dalprato, formatore sulle AI generative. Lavoro con professionisti, studi e PMI da una parte, con scuole, biblioteche e istituzioni culturali dall'altra, sull'ecosistema Claude e NotebookLM. Quello che insegno è lo stesso che uso ogni giorno, e finisce qui sul blog prima ancora che in aula.

Autore di «Creatività ibrida: autore e opera nell'era delle macchine intelligenti».

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