Istruzioni generali di Claude: cosa scriverci e come organizzarle
Scrivere le istruzioni generali di Claude: profilo, comportamento, convenzioni e strumenti. Con template pronto e mappa dei quattro livelli di personalizzazione.
Le istruzioni generali di Claude spiegate nella pratica: cosa scriverci, come organizzarle, cosa evitare. Con template pronto da adattare e mappa dei quattro livelli di personalizzazione.
Nell’articolo precedente sulla configurazione di Claude Desktop ho chiuso con una promessa, le istruzioni generali meritano un articolo dedicato. Eccolo. Di tutti gli interventi di configurazione possibili, questo è quello con il miglior rapporto tra tempo investito e qualità ottenuta, poche righe di testo che migliorano ogni conversazione, su qualsiasi interfaccia, senza installare nulla.
Cosa sono le istruzioni generali
Le istruzioni generali si trovano in Impostazioni > Generale, nel campo «Quali preferenze personali dovrebbe considerare Claude nelle risposte?». Sono testo libero, persistente, che Claude legge prima di ogni conversazione. Le istruzioni generali sono legate all’account, non all’interfaccia, per questo vengono applicate a tutte le conversazioni, sia sulla versione web (claude.ai) sia nell’app Desktop con le sue tre tab Chat, Cowork e Code.
Funzionano come un contesto iniziale silenzioso. Claude non le cita, non le ripete, non le mostra. Le usa per calibrare il tono, scegliere il livello di dettaglio, rispettare le convenzioni e capire chi ha di fronte. In pratica è la differenza tra parlare con qualcuno che non sa nulla di te e parlare con qualcuno che ha letto una tua breve scheda professionale prima di iniziare.
Non hanno un limite di lunghezza rigido documentato da Anthropic, ma nella pratica conviene mantenerle ragionevolmente concise. Istruzioni troppo lunghe competono per spazio con il contenuto della conversazione, e Claude dà priorità decrescente al testo man mano che il contesto si allunga. Poche centinaia di parole ben organizzate funzionano meglio di un documento esaustivo.
Cosa scriverci
Il contenuto delle istruzioni generali non è un profilo social né un curriculum. È il contesto operativo minimo che serve a Claude per lavorare in modo efficace con chi lo usa. Nella mia esperienza le informazioni utili si raggruppano in quattro aree.
Chi sei e cosa fai
Non la biografia completa, ma il contesto professionale che determina come Claude dovrebbe calibrare le risposte. Un formatore aziendale sulle AI generative ha bisogno di risposte diverse da un ricercatore accademico o da uno sviluppatore senior. Il settore in cui si lavora, il tipo di pubblico a cui ci si rivolge, le piattaforme su cui si pubblica sono tutte informazioni che cambiano concretamente il registro e la profondità delle risposte. Se si usa Claude per scrivere, specificare le piattaforme di destinazione permette al sistema di adattare tono e formato senza doverlo definire ogni volta.
Il comportamento di lavoro
Questa è la sezione che fa più differenza pratica. Claude ha un comportamento predefinito ragionevole, ma generico. Se si preferiscono risposte dirette e concise, se si vuole che segnali quando le premesse sono deboli, se ci si aspetta un partner critico invece di un esecutore compiacente, è qui che lo si dichiara. Nella mia configurazione ho specificato che Claude deve funzionare da partner intellettuale con focus sulla verifica metodica, che deve segnalare le valutazioni imprecise e distinguere fatti verificati da interpretazioni plausibili. Senza queste indicazioni il comportamento predefinito è più accomodante e meno utile.
Un aspetto che viene spesso trascurato è che le istruzioni su cosa non fare sono altrettanto utili di quelle su cosa fare. Claude ha comportamenti predefiniti che si attivano in assenza di indicazioni contrarie, come aprire con formule di cortesia, usare elenchi puntati, inserire emoji, produrre risposte lunghe con preamboli. Se uno di questi pattern è indesiderato, il modo più diretto per eliminarlo è dichiararlo esplicitamente. «Non usare emoji» è più preciso e meno ambiguo di «mantieni un registro professionale», che Claude potrebbe interpretare come compatibile con un emoji occasionale. Le istruzioni negative che funzionano bene sono quelle chirurgiche, dirette a un comportamento specifico: «non aprire le risposte con “Certo!” o “Ottima domanda!”», «non usare elenchi puntati come formato predefinito», «non aggiungere disclaimer a meno che non siano necessari».
Convenzioni e regole operative
Se si lavora con regole stilistiche specifiche, convenzioni terminologiche, formati di output preferiti o qualsiasi altra regola che si vuole applicata di default, le istruzioni generali sono il posto giusto. Un dettaglio importante, le regole scritte qui valgono sempre, in tutte le chat. Se una regola vale solo per un progetto specifico, va nelle istruzioni del Progetto, non qui. Il criterio di separazione è semplice, tutto ciò che è trasversale sta nelle istruzioni generali, tutto ciò che è specifico di un contesto sta nel Progetto corrispondente.
Strumenti e servizi collegati
Se sono stati installati MCP o collegati servizi esterni, una breve nota nelle istruzioni generali aiuta Claude a sapere che quegli strumenti esistono e possono essere usati. Non è strettamente necessario perché Claude vede i tool disponibili nella sessione, ma indicare come si vuole che vengano usati (per esempio, «cerca sempre nei calendari attivi, compresi quelli secondari» oppure «quando non trovi una skill nel contesto standard, cercala in questa cartella locale») trasforma un’informazione tecnica in un comportamento operativo.
Cosa evitare
Gli errori più comuni nelle istruzioni generali non riguardano cosa manca, ma cosa c’è di troppo o nel posto sbagliato.
Il primo è la lunghezza eccessiva. Come già detto le istruzioni generali condividono lo spazio di contesto con tutto il resto della conversazione, per cui più sono lunghe e meno spazio resta per il lavoro effettivo. Il formato ideale non è un manuale completo ma una scheda operativa concentrata. Se una sezione supera qualche riga, probabilmente contiene dettagli che andrebbero in un Progetto dedicato o in una skill.
Il secondo errore è cercare di controllare il comportamento di Claude a un livello troppo granulare. Istruzioni come «rispondi sempre in massimo 200 parole» o «usa sempre elenchi puntati» funzionano male come regole universali perché il contesto cambia. È più efficace indicare una direzione («preferisco risposte concise e dirette, senza preamboli» oppure «il formato predefinito è prosa narrativa, le liste solo quando la struttura lo richiede»), lasciando a Claude la flessibilità di adattarsi alla situazione specifica.
Il terzo è la duplicazione tra livelli. Le istruzioni generali, le istruzioni di Progetto e gli stili hanno funzioni diverse. Scrivere le stesse regole in più posti non le rafforza, crea solo ambiguità quando inevitabilmente le versioni divergono. La regola pratica è scriverle una volta sola, nel posto più appropriato.
Infine, un errore meno ovvio, scrivere istruzioni che descrivono cosa Claude è invece di cosa Claude deve fare. «Sei un esperto di marketing» produce risultati peggiori di «rispondi con la competenza di un professionista del marketing B2B con esperienza in aziende di medie dimensioni». Claude non ha bisogno di un’identità, ha bisogno di un contesto operativo.
Il quadro completo: quattro livelli di personalizzazione
Le istruzioni generali sono il livello più trasversale di un sistema che ne ha quattro. Capire come si sovrappongono evita di mettere le cose nel posto sbagliato.
Le istruzioni generali (Impostazioni > Generale) valgono per tutte le conversazioni. Contengono il profilo professionale, le modalità di lavoro, le convenzioni universali. Sono il contesto che non cambia mai, indipendentemente dal progetto o dall’argomento.
Le istruzioni di Progetto valgono solo dentro quel Progetto specifico. Contengono il contesto, le regole e i vincoli di un filone di lavoro, una serie di articoli per una testata, un progetto di sviluppo software, un’attività di consulenza. Si sommano alle istruzioni generali senza sostituirle, Claude legge entrambe. Se c’è conflitto, le istruzioni del Progetto prevalgono perché sono più specifiche.
Gli stili controllano come Claude comunica, non cosa sa o come ragiona. Formato delle risposte, tono, livello di dettaglio, verbosità. Sono selezionabili per singola conversazione e si possono cambiare in corso d’opera. Claude ne offre alcuni predefiniti e permette di crearne di personalizzati, anche fornendo esempi del proprio modo di scrivere.
La memoria è il livello più recente. Claude ricorda informazioni dalle conversazioni precedenti e le usa per personalizzare le risposte successive. A differenza delle istruzioni generali, che sono esplicite e modificabili direttamente, la memoria si costruisce nel tempo a partire dalle interazioni. È possibile visualizzarla, modificarla e cancellarla dalle impostazioni. La memoria è un complemento delle istruzioni generali, non un sostituto, perché le istruzioni generali sono deterministiche (si scrive esattamente quello che si vuole), la memoria è derivata e può essere imprecisa.
Ricapitolando, il criterio operativo per decidere dove mettere cosa è questo. Se vale sempre e per tutti i contesti va nelle istruzioni generali. Se vale solo per un progetto specifico va nelle istruzioni del Progetto. Se riguarda il formato e il tono della comunicazione va negli stili. Se è un’informazione che Claude può dedurre e ricordare dalle conversazioni, la memoria la gestisce da sola.
Per chiudere
Le istruzioni generali sono probabilmente l’intervento con il miglior rapporto tra investimento e risultato in tutta la configurazione di Claude. Non richiedono installazioni, non richiedono competenze tecniche, si scrivono in cinque minuti e migliorano ogni conversazione da quel momento in poi. Il template che segue offre una struttura da cui partire, da adattare al proprio profilo e al proprio modo di lavorare.
Template per le istruzioni generali
Questo template è una struttura di partenza, non un modulo da compilare campo per campo. Va adattato al proprio profilo e al proprio modo di lavorare: le sezioni che non servono si eliminano, quelle che servono si espandono. L’obiettivo è la concisione utile, non la completezza.
## Chi sono
[Ruolo professionale e settore. Una o due frasi che permettano a Claude di calibrare il livello tecnico e il registro delle risposte.]
Esempio: Sono un consulente finanziario indipendente, lavoro con PMI nel nord Italia. Uso Claude per analisi, reportistica e comunicazione con i clienti.
## Come lavoriamo insieme
[Il comportamento atteso da Claude. Questa è la sezione più
importante, definisce il tipo di collaborazione.]
Elementi da considerare:
- Risposte dirette o articolate?
- Claude deve segnalare quando le premesse sono deboli?
- Deve proporre alternative o eseguire quello che viene chiesto?
- C'è un livello di formalità preferito nella comunicazione?
- Ci sono comportamenti predefiniti da eliminare? (emoji, formule di cortesia, elenchi puntati automatici, preamboli, disclaimer)
Esempio: Risposte concise e dirette, senza preamboli. Segnalami quando una mia valutazione appare imprecisa o basata su premesse deboli. Nelle analisi distingui tra fatti verificati, interpretazioni plausibili e speculazioni. Non aprire le risposte con formule come "Certo!" o "Ottima domanda!". Non usare emoji.
## Regole operative
[Convenzioni che valgono sempre, in qualsiasi conversazione.]
Elementi da considerare:
- Lingua predefinita delle risposte
- Formato di output preferito (markdown, testo piano, altro)
- Convenzioni tipografiche o terminologiche specifiche
- Regole sullo stile di scrittura
Esempio: Rispondi sempre in italiano. Formato predefinito markdown.
Convenzioni tipografiche italiane (virgola per i decimali, maiuscole solo a inizio frase e nei nomi propri). Stile narrativo in prosa, liste solo quando la struttura lo richiede.
## Strumenti e servizi
[Solo se sono stati collegati MCP o servizi esterni e si vuole specificare come Claude dovrebbe usarli.]
Esempio: Ho collegato Google Calendar, Gmail e Drive. Quando cerchi eventi nel calendario includi tutti i calendari attivi, non solo quello principale.
