Intelligenza artificiale e creatività spiegate in modo semplice

Con l'intelligenza artificiale l'idea, le scelte e la direzione del lavoro restano alla persona. Per questo la creatività resta umana.

Provo a spiegare a chi conosce le IA solo dai giornali e dai social che cosa voglia dire essere creativi usando l'intelligenza artificiale. Parto dal passaggio della fotografia al digitale, da come la legge definisce la creatività e dalle distinzioni della studiosa Margaret Boden. Secondo me quasi tutto quello che si crea nasce dal combinare cose che esistono già. Le IA aiutano a realizzare le idee, mentre l'idea, le scelte e la direzione del lavoro restano alla persona, quindi la creatività resta umana.

Di intelligenza artificiale (IA) si parla molto, da una parte i tecnici e chi con le IA lavora ne raccontano le meraviglie, dall'altra chi le rifiuta per principio, spesso dopo averle provate poco. Le due parti faticano a capirsi.

Fra le due c'è chi delle IA sa solo quello che arriva dai giornali e dai social, dove si fa notare chi grida di più. Vede passare il post su un'IA che ha forzato le difese di un sito, poi quello di chi dice che le IA potrebbero ucciderci tutti. Con questo articolo provo a parlare a questa persona.

Qui parlo solo di creatività, cioè di che cosa voglia dire essere creativi usando le IA. Lo spunto viene da una chiacchierata di questi giorni.

Di intelligenza artificiale mi occupo per lavoro, visto che faccio formazione su questa materia, prima però sono stato fotografo e la creatività l'ho praticata in prima persona. Quello che provo a mostrare è che la creatività resta umana, anche quando si lavora con le IA.

Cosa è successo alla fotografia

Quando esisteva solo la fotografia su pellicola, fare una buona foto richiedeva molta tecnica. Bisognava conoscere i tempi di esposizione, sviluppare i rullini e stampare in camera oscura. Chi sapeva usare quella tecnica passava quasi per forza per un creativo.

Con il passaggio al digitale la fotografia è diventata accessibile a tutti. Le macchine fotografiche sono diventate sempre più evolute e ritoccare le foto, cioè la postproduzione, sempre più facile, anche con le app del telefono. Con lo smartphone ha cominciato a fotografare anche chi una macchina fotografica non l'aveva mai avuta. Le foto scattate e condivise sono aumentate enormemente e il livello medio di qualità si è alzato.

Chi si atteggiava a fotografo solo perché padroneggiava la tecnica è sparito. È rimasto chi era davvero fotografo, cioè chi aveva una propria idea di fotografia da raccontare.

Il problema della fotografia sta nel mercato più che nei fotografi, se produrre foto diventa facile il prezzo crolla. Inoltre il mercato non distingue più, o non vuole farlo, fra una foto tecnicamente buona e una foto creativa.

Penso che con le IA succederà qualcosa di simile, con una differenza. Mentre il fotografo professionista fa le foto per venderle, chi usa le IA nel proprio lavoro lo fa soprattutto per sé, per usare quello che produce.

Creatività non vuol dire solo arte

Quando si parla di IA in genere si parla di creatività, non di arte. Per me tenere distinte le due parole è importante, perché definire che cosa sia l'arte è molto complicato. Per parlare di creatività vorrei partire da cosa dice la legge.

L'articolo 1 della legge sul diritto d'autore protegge le opere "dell'ingegno umano di carattere creativo", cioè le opere che nascono dalla mente di una persona e hanno qualcosa di creativo. Nel 2025 la legge è stata modificata e oggi protegge anche le opere fatte con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, purché siano il risultato del lavoro intellettuale dell'autore. Per la legge conta quindi il lavoro della persona, anche quando usa le IA.

La legge però non spiega che cosa voglia dire creativo, lo spiegano i giudici. Una sentenza del Tribunale di Palermo dice che non serve una novità assoluta, basta un atto creativo anche minimo che porti l'impronta personale dell'autore. Nel dicembre 2025 la Corte di giustizia dell'Unione europea ha aggiunto che anche un oggetto d'uso, come un tavolo o un mobile componibile, può essere protetto se mostra scelte libere e creative di chi lo ha progettato. Lo stesso articolo 1 protegge anche i programmi per computer. Per la legge si può essere creativi anche disegnando un mobile o scrivendo un programma.

Nel mio gruppo Facebook, Open Minds for AI, un iscritto ha chiesto di raccontare l'ultima cosa di un certo peso creata con le IA. Nella discussione molte persone hanno condiviso i propri progetti. Ci sono programmi per il proprio lavoro, come gestionali e calcolatori su misura, app per il tempo libero e videogiochi, ma anche romanzi, musica e immagini. La maggior parte sono strumenti fatti per essere utili, mentre solo alcuni rientrano in quello che di solito si chiama arte. Nel gruppo idee creative vengono condivise spesso, ho riportato quel post perché ha raccolto un notevole numero di idee.

Quasi tutto nasce da cose che esistono già

Le novità assolute, cioè quelle che si basano su elementi mai visti prima, sono molto rare. Penso che la maggior parte delle cose creative, anche quelle fatte senza le IA, nasca dal rimescolare elementi che esistono già. Margaret Boden, una studiosa che si occupa di come funziona la mente, chiama questo modo di creare creatività combinatoria, cioè la combinazione insolita di idee familiari. Si è creativi anche quando si porta in un campo nuovo una soluzione già vista altrove.

Un esempio è il trolley, che è una combinazione di elementi noti. La stessa idea è venuta a più persone, come ricostruisce la voce di Wikipedia sulla valigia:

  • nel 1887 c'è un primo brevetto per un baule con le ruote;
  • nel 1928 l'artista Anita Willets-Burnham ha viaggiato con una valigia montata su due ruote da carrozzina, con un manico telescopico di legno;
  • nel 1945 c'è un brevetto per una valigia con le ruote;
  • nel 1970 Bernard Sadow ha portato nei negozi una valigia con quattro ruote;
  • nel 1987 un pilota di linea, Robert Plath, ha inventato la forma che si usa oggi, con due ruote e il manico che si allunga.

I tentativi del 1887, del 1928 e del 1945 non si sono diffusi, ma non si sa se Sadow e Plath li conoscessero.

Nuovo per tutti o nuovo per me

Le idee creative si distinguono per il fatto di essere nuove per tutti o solo per chi le ha. Margaret Boden separa la creatività storica, cioè un'idea che per quanto se ne sa nessuno ha mai avuto prima, dalla creatività psicologica, cioè un'idea nuova per chi la pensa anche se altri l'hanno già avuta. La seconda io la chiamo creatività personale.

Un esempio di creatività storica è la ruota. Le prime ruote piene con il foro per l'asse risalgono a un periodo fra il 4500 e il 3300 a.C. Una ruota di legno con il suo asse, trovata in una palude vicino a Lubiana, in Slovenia, è datata fra il 3340 e il 3030 a.C. Per me però è ancora più creativa la ruota del vasaio, il disco che gira su un perno, perché non mi risulta niente in natura che possa suggerire di dare forma all'argilla facendola girare. Quella più antica conosciuta ha più di seimila anni.

Secondo me la maggior parte di quello che una persona crea nel corso della vita è invece creatività personale. Basta confrontare quante cose creative si fanno ogni giorno con quante sono entrate nella storia. Chi si costruisce un programma per gestire il proprio lavoro fa una cosa nuova per sé, anche se di programmi simili ce ne sono molti.

Che cosa fa un'IA generativa

Un'IA generativa è un programma che, partendo da una richiesta scritta, produce testi, immagini, musica o video. Non è un robot, cioè una macchina che si muove, ma un programma che funziona su un computer. Fra le IA generative più conosciute ci sono i chatbot, come ChatGPT, con cui si conversa scrivendo come in una chat.

Un errore comune è pensare che un'IA generativa contenga tutto il sapere del suo campo, cioè tutti i testi, tutte le immagini o tutti i video che esistono. Ma un'IA generativa non è un archivio. Nella fase in cui viene costruita, chiamata addestramento, analizza enormi quantità di testi, immagini, video o musica. Da quei materiali impara come si scrive un testo, come si costruisce un'immagine o come si compone un brano.

Si può discutere se un'IA sappia creare qualcosa di nuovo oppure no. Di certo è molto brava a combinare in modi nuovi quello che ha imparato durante l'addestramento. In più propone, perché mentre si lavora suggerisce collegamenti e soluzioni che chi la usa non aveva considerato.

Penso che a chiunque usi un chatbot sia capitato di ricevere suggerimenti o collegamenti a cui non aveva pensato. Probabilmente per l'IA non erano novità, lo erano per chi li riceveva. Nei termini di Boden è creatività personale.

L'idea resta di chi la usa

Si potrebbe dire che le IA sono realizzatrici di idee, ma sta a chi le usa metterci delle idee creative. Con le IA realizzare un'idea è diventato possibile per molte più persone, i progetti condivisi nel gruppo ne sono un esempio.

Che molte più persone possano realizzare le proprie idee non vuol dire che ogni idea sia buona, anche se è realizzata con l'IA. Margaret Boden definisce creative le idee che sono nuove, sorprendenti e di valore, ma un'idea realizzata con l'IA non ha queste caratteristiche per il solo fatto d'avere usato uno strumento di intelligenza artificiale.

Il genere umano ha composto sinfonie e dipinto capolavori, tuttavia non tutte le persone ne sono capaci e usare qualche IA non le rende improvvisamente creative.

Nel mio libro, Creatività ibrida, ho chiamato autore ibrido la figura che nasce quando una persona creativa lavora con un'IA. Unisce l'idea della persona, che si siede al tavolo e comincia a ragionare, con la capacità dell'IA di combinare elementi e proporre soluzioni.

Nelle presentazioni del libro racconto che questo autore ibrido è come il ciclista. Una persona che corre arriva a una certa velocità, una bicicletta da sola non si muove, al massimo resta appoggiata a un muro. Unendo le due parti nasce la figura del ciclista, che va molto più veloce della persona che corre, ogni parte ha bisogno dell'altra.

Con l'IA succede lo stesso, a una condizione, cioè che la persona si sieda con un atteggiamento creativo. Deve avere un'idea, volerla sviluppare e dirigere il lavoro. Nel libro ho descritto come si dirige questo lavoro, parlando di immagini:

  1. si parte dalla definizione del progetto, cioè dall'idea;
  2. la persona dà le istruzioni;
  3. l'IA genera delle proposte;
  4. la persona sceglie, interpreta e corregge la direzione.

Gli ultimi tre passi si ripetono finché il risultato corrisponde a quello che la persona aveva in mente. Il progetto e le scelte restano alla persona. Questo vale anche fuori dalle immagini e dall'arte, dalla tecnica alle soluzioni ai problemi di tutti i giorni.

Cosa non va

Le IA generative hanno anche dei problemi, che non vanno nascosti. Ci sono cause in tribunale sull'uso delle opere protette per addestrarle, come quella che la società tedesca dei diritti musicali ha vinto contro Suno nel luglio 2026. Ci sono truffe fatte con voci riprodotte dall'IA e lavori ripetitivi, come certe traduzioni e testi semplici, che sono meno richiesti. Qui non li tratto, perché meriterebbero un discorso a parte.

La creatività resta umana

La legge protegge le opere che nascono dal lavoro intellettuale di una persona, anche quando usa le IA. Per i giudici basta un atto creativo anche minimo, purché porti l'impronta personale dell'autore. Non serve fare arte, si può essere creativi anche progettando un mobile o scrivendo un programma.

Quasi tutto quello che si crea nasce, secondo me, dal combinare cose che esistono già. Anche un'IA generativa combina in modi nuovi quello che ha imparato durante l'addestramento. Mentre si lavora suggerisce collegamenti a cui chi la sta interrogando non aveva pensato. Per questo può dare spunti alla creatività personale. Con le IA, poi, molte più persone possono realizzare le proprie idee, come mostrano i progetti condivisi nel gruppo. Un'idea però non diventa nuova, sorprendente e di valore per il solo fatto che a realizzarla è stata un'IA.

L'idea da cui si parte, le scelte fra le proposte e la direzione del lavoro restano alla persona. Sono gli stessi elementi a cui guardano la legge e i giudici, cioè il lavoro intellettuale, le scelte libere e l'impronta personale di chi crea. Chi usa un'IA senza un'idea ottiene comunque dei risultati, ma usare l'IA non basta a renderlo creativo.

Con la fotografia si è visto che cosa succede quando la tecnica diventa facile per tutti. Chi aveva solo la tecnica è sparito, mentre è rimasto chi aveva un'idea da raccontare. Il problema sta nel mercato più che nei fotografi, perché i prezzi crollano e non si distingue più fra una foto tecnicamente buona e una foto creativa. Con le IA c'è una differenza, perché molte persone le usano per sé e non per vendere quello che producono. Chi si costruisce un programma per il proprio lavoro non deve venderlo, gli basta che funzioni per lui. In questi casi conta la creatività personale più del mercato.

Per questo penso che la creatività resti umana, anche quando si lavora con le IA. Chi delle IA ha visto passare solo i post sugli attacchi ai siti o sul rischio che ci uccidano tutti ha qui un altro aspetto da considerare. Nel lavoro creativo le IA realizzano le idee di chi le usa.

Paolo Dalprato, formatore sulle AI generative

Chi ha scritto questo articolo

Sono Paolo Dalprato, formatore sulle AI generative. Lavoro con professionisti, studi e PMI da una parte, con scuole, biblioteche e istituzioni culturali dall'altra, sull'ecosistema Claude e NotebookLM. Quello che insegno è lo stesso che uso ogni giorno, e finisce qui sul blog prima ancora che in aula.

Autore di «Creatività ibrida: autore e opera nell'era delle macchine intelligenti».

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