Cinque casi d’uso professionali per Agent Discussion Arena

Cinque discussioni generate da agenti AI indipendenti su casi legali, clinici, formativi e strategici. Come ADA produce analisi multi-prospettiva reali.

Qualche giorno fa ho presentato Agent Discussion Arena, uno strumento open source che ho sviluppato con il metodo del vobe coding per organizzare discussioni strutturate tra agenti AI con prospettive diverse. L’articolo descriveva il funzionamento tecnico e l’architettura, parlava dello strumento ma non dei problemi che risolve.

Questo articolo prende la direzione opposta. Ho generato cinque discussioni complete su casi professionali ipotetici ma realistici, in ambiti diversi, con partecipanti dotati di competenze e posizioni specifiche. Per ciascun caso descrivo il problema di partenza, il setup della discussione, cosa ha prodotto ADA, chi potrebbe essere interessato a quel tipo di uso. Le discussioni integrali sono scaricabili come PDF alla fine do ogno caso.

Il problema: decisioni prese da una prospettiva sola

Chiunque lavori in contesti dove le decisioni hanno conseguenze serie conosce il rischio del punto cieco. Un avvocato che valuta un contratto dalla sola prospettiva del proprio cliente può non vedere le debolezze che un giudice noterebbe. Un medico che ragiona da solo su un caso complesso può non considerare l’ipotesi diagnostica di un’altra specialità. Un responsabile comunicazione che redige un comunicato stampa lo rilegge con gli occhi di chi lo ha scritto, non con quelli di chi lo riceverà.

Il confronto tra prospettive diverse è il rimedio naturale a questo problema. Nella pratica professionale però organizzare un confronto strutturato costa tempo, richiede la disponibilità di interlocutori competenti e spesso non è praticabile nei tempi richiesti dalla decisione.

ADA è uno strumento che rende questo confronto accessibile in qualsiasi momento. Non sostituisce il giudizio professionale e non produce risposte definitive. Produce qualcosa di diverso, una mappa delle argomentazioni possibili, dei punti di tensione e delle prospettive che un singolo professionista potrebbe non aver considerato.

Come funziona, in breve

Il principio architetturale di ADA è la separazione dei contesti. Ogni partecipante alla discussione è un agente AI indipendente che non ha accesso al processo generativo degli altri. Quando l’avvocato della parte attrice formula il suo argomento, l’avvocato della parte convenuta non lo ha «già pensato» in una conversazione condivisa. Lo legge per la prima volta e risponde con il proprio ragionamento autonomo. Inoltre se è stata attivata la ricerca web, ogni partecipante esegue una sua ricerca specifica, tarata sulla sua tesi.

Questa separazione produce tensione dialettica autentica, diversa da quella che si ottiene chiedendo a un singolo modello di «interpretare più ruoli». In quel caso tutte le voci escono dallo stesso flusso generativo e tendono a convergere. Con ADA la convergenza non è garantita, e quando avviene è il risultato di un confronto reale tra posizioni costruite in modo indipendente.

ADA è anche un esempio concreto di vibe coding, l’intera applicazione è nata dalla collaborazione con Opus 4.6, senza team di sviluppo né framework complessi. Due file, zero dipendenze, funzionante.

Oltre all’app GitHub esiste una versione sviluppata come skill per Claude, che replica la stessa architettura a contesti separati usando i sub-agenti nativi della piattaforma. La skill include un’opzione di ricerca web che permette ai partecipanti di cercare e citare fonti durante la discussione. Le cinque discussioni presentate in questo articolo sono state generate con questa versione.

Per il dettaglio tecnico rimando al primo articolo.

Cinque casi, cinque ambiti professionali

Ho scelto cinque scenari che coprono ambiti diversi:

  • legale
  • clinico
  • formativo
  • comunicazione d’impresa
  • strategia aziendale

Per ciascuno ho definito i partecipanti con le loro competenze e posizioni, un moderatore, il numero di round di discussione e, dove pertinente, un documento di riferimento fittizio che i partecipanti dovevano analizzare. Tutti i nomi, le aziende e le circostanze sono inventati.

Caso 1: contenzioso su un contratto software

Il problema. Un progetto software è in ritardo, il cliente rifiuta di pagare le ultime tranche, il fornitore sostiene che le modifiche richieste dal cliente hanno alterato lo scope originale. C’è un contratto con una clausola di gestione delle variazioni. Chi ha ragione?

Il setup. Tre partecipanti: un avvocato della parte committente, un avvocato del fornitore, una giurista accademica. Un moderatore con esperienza in contenziosi commerciali e tecnologici. Tre round di discussione, ricerca attiva. Come documento di riferimento, il contratto e la cronologia del progetto.

Cosa ha prodotto ADA. I due avvocati hanno costruito argomentazioni opposte a partire dalla stessa clausola contrattuale (l’articolo 5.2 sulla gestione delle variazioni), con interpretazioni divergenti supportate da riferimenti normativi reali. La giurista ha introdotto la questione dell’«abuso di eccezione tardiva» come chiave interpretativa che nessuno dei due avvocati aveva considerato: se il committente consente al fornitore di lavorare per mesi senza segnalare il difetto formale, può poi invocare proprio quel difetto per risolvere il contratto? Il moderatore ha preso posizione, riconoscendo che la tardività dell’eccezione sollevata dal committente è il vero nodo giuridico per un giudice, più delle singole violazioni contrattuali. Le fonti citate includono articoli del Codice Civile e analisi di giurisprudenza pertinenti.

A chi è utile. A un avvocato che prepara una causa e vuole anticipare le argomentazioni della controparte. A uno studio legale che deve valutare rapidamente la solidità di una posizione. A un’azienda che vuole capire i rischi prima di procedere con un contenzioso.

Caso 1: contenzioso contrattuale software (PDF)

Caso 2: consulto multidisciplinare su un caso clinico

Il problema. Un paziente di 52 anni, sedentario, presenta un quadro sviluppatosi nell’arco di tre mesi: affaticamento persistente, aumento di peso, dolori articolari bilaterali (ginocchia e mani con rigidità mattutina), tachicardia notturna, umore depresso. Gli esami mostrano glicemia ai limiti superiori, TSH leggermente elevato, VES mossa, vitamina D bassa. Il medico di base deve decidere quale sequenza di approfondimenti è più efficiente prima di indirizzare il paziente agli specialisti.

Il setup. Tre partecipanti: endocrinologa, reumatologo, medico di medicina generale con 25 anni di esperienza. Una moderatrice con profilo di internista. Tre round, ricerca attiva su letteratura medica.

Cosa ha prodotto ADA. L’endocrinologa ha insistito sull’ipotesi tiroidea come asse principale e sulla necessità di completare l’assetto tiroideo (fT3, fT4, anti-TPO) prima di coinvolgere altre specialità. Il reumatologo ha argomentato che la rigidità mattutina bilaterale alle mani è un pattern troppo specifico per essere spiegato dalla sola disfunzione tiroidea, e ha chiesto il dosaggio degli anti-CCP per escludere un’artrite reumatoide in fase precoce, sottolineando il rischio di perdere la finestra terapeutica. Il medico di base ha sostenuto un approccio stepwise con correzione dello stile di vita prima di interventi farmacologici. Le fonti citate includono studi da PubMed sulla predittività degli anti-CCP, ricerche sulla relazione tra sindrome metabolica e disfunzione tiroidea, e letteratura sulla rigidità mattutina come predittore di artrite reumatoide. La moderatrice ha indicato il reumatologo come più convincente per il suo ragionamento integrativo, e ha segnalato la lacuna che nessuno aveva considerato: il ruolo della depressione come possibile driver primario del quadro, non come conseguenza secondaria.

A chi è utile. A un medico che gestisce un caso complesso e vuole esplorare le ipotesi diagnostiche di specialità che non sono la propria. A un piccolo gruppo di professionisti sanitari che vuole simulare un consulto multidisciplinare prima di quello reale. A una struttura sanitaria che vuole testare percorsi diagnostici su scenari ipotetici.

Caso 2: consulto multidisciplinare clinico (PDF)

Caso 3: progettazione di un modulo formativo su AI e proprietà intellettuale

Il problema. Un’azienda deve formare i propri creativi sull’uso delle AI generative nel rispetto della proprietà intellettuale. Il tema è in rapida evoluzione, le normative sono frammentate tra giurisdizioni diverse, e il rischio è produrre un corso che sia già obsoleto al momento dell’erogazione o, peggio, che dia indicazioni operative sbagliate.

Il setup. Tre partecipanti: un’avvocata specializzata in proprietà intellettuale, un art director che usa quotidianamente strumenti AI, un’instructional designer. Una moderatrice con profilo di responsabile formazione. Due round, ricerca attiva.

Cosa ha prodotto ADA. L’avvocata ha insistito sulla necessità di trattare le differenze tra giurisdizioni (EU AI Act, fair use statunitense, cause pendenti), l’art director ha contestato che un modulo troppo giuridico risulterebbe inutilizzabile dai creativi, l’instructional designer ha proposto una struttura basata su scenari decisionali piuttosto che su nozioni. Le fonti citate includono il testo dell’AI Act, le cause Stability AI e Getty Images, e il template di trasparenza per modelli GPAI. Due round sono stati sufficienti perché le posizioni si sono chiarite rapidamente e il disaccordo residuo era produttivo, non ripetitivo.

A chi è utile. A un formatore che deve costruire un corso su un tema in evoluzione rapida. A un’azienda che deve decidere come strutturare la formazione interna sulle AI. A un instructional designer che vuole testare l’equilibrio tra contenuto tecnico e accessibilità prima di sviluppare i materiali.

Caso 3: modulo formativo AI e proprietà intellettuale (PDF)

Caso 4: stress test di un comunicato stampa aziendale

Il problema. Un’azienda manifatturiera deve comunicare una ristrutturazione che comprende un investimento da 2,8 milioni in automazione, con un piano di riqualificazione professionale per 10 dei 15 lavoratori in esubero. Il comunicato è stato redatto dalla direzione. Prima di pubblicarlo, serve capire come verrà letto dai diversi stakeholder.

Il setup. Tre partecipanti: una giornalista economica, un delegato sindacale, una consulente di comunicazione che difende le scelte del comunicato. Un moderatore con profilo di comunicatore d’impresa. Due round, nessuna ricerca (il focus è l’analisi del documento). Come documento di riferimento, il comunicato integrale.

Cosa ha prodotto ADA. La giornalista ha identificato le omissioni che un cronista noterebbe immediatamente, dal rapporto mancante tra investimento e risparmio sul costo del lavoro all’assenza di un riferimento temporale per le riqualificazioni, fino al tono celebrativo che stride con i licenziamenti. Il delegato sindacale ha contestato la narrazione dell’«investimento sulle persone» quando il saldo netto è negativo di cinque posti. La consulente di comunicazione ha difeso la struttura del comunicato, argomentando che le scelte erano coerenti con una strategia di framing positivo, pur riconoscendo punti di vulnerabilità. Questa triangolazione tra critica esterna, critica interna e difesa tecnica ha prodotto un output molto più utile rispetto a tre voci tutte critiche.

A chi è utile. A un responsabile comunicazione che vuole sottoporre un testo a stress test prima della pubblicazione. A una piccola azienda che non ha un ufficio stampa e deve gestire una comunicazione delicata. A un consulente che vuole mostrare al cliente come il suo comunicato verrà percepito.

Caso 4: stress test comunicato ristrutturazione (PDF)

Caso 5: valutazione di un business case per un nuovo servizio AI

Il problema. Uno studio di consulenza aziendale sta valutando se lanciare un servizio di «AI advisory» per i propri clienti PMI. Ha preparato un business case preliminare con proiezioni di fatturato, analisi dei costi e valutazione dei rischi. Prima di investire, vuole sottoporre il piano a un confronto critico.

Il setup. Tre partecipanti: la partner promotrice del progetto, un partner scettico che teme il rischio reputazionale, una consulente esterna specializzata in posizionamento strategico per società di servizi professionali. Un moderatore con profilo di analista strategico. Tre round, ricerca attiva. Come documento di riferimento, il business case completo (fatturato dello studio, investimento previsto, analisi clienti, proiezione ricavi).

Cosa ha prodotto ADA. La promotrice ha difeso il piano con dati dal business case, lo scettico ha attaccato le proiezioni di conversione e il rischio che un servizio AI mediocre danneggi la credibilità dello studio su tutta la linea, la consulente esterna ha portato una prospettiva di posizionamento, il segmento PMI manifatturiero non cerca «consulenza AI» ma soluzioni a problemi concreti come ridurre i tempi delle analisi strategiche o accelerare le decisioni di investimento. Questa osservazione ha spostato il frame della discussione dal «vendiamo AI» al «risolviamo problemi con l’AI», con implicazioni concrete sul posizionamento del servizio. Il moderatore ha sintetizzato le posizioni in una raccomandazione articolata, procedere con un progetto pilota su un problema specifico, non con il lancio del servizio completo.

A chi è utile. A un imprenditore o un partner che vuole testare la solidità di un piano prima di presentarlo al CDA. A una PMI che valuta un investimento e vuole esplorare rischi che il promotore non ha considerato. A un consulente strategico che usa ADA come strumento di pre-analisi prima di un workshop con il cliente.

Caso 5: business case servizio AI per consulenza (PDF)

Cosa mostrano i cinque casi

Alcune osservazioni trasversali meritano attenzione.

La separazione dei contesti produce effetti visibili. In tutte le discussioni i partecipanti hanno costruito argomentazioni autonome, spesso attaccando punti che gli altri non avevano previsto. Nel caso legale la giurista ha introdotto una chiave interpretativa che nessuno dei due avvocati aveva considerato. Nel caso strategico la consulente esterna ha ribaltato il frame della discussione. Questo non succede quando si chiede a un singolo modello di «fare il dibattito da solo» perché tutte le voci condividono lo stesso processo generativo sottostante.

I documenti di riferimento vengono analizzati in profondità. Nei tre casi che prevedevano un documento (contratto, comunicato stampa, business case) i partecipanti lo hanno citato in modo specifico, con riferimenti puntuali a clausole, cifre e formulazioni. Non si sono limitati a menzionarlo genericamente.

La qualità varia e dipende dal design. Non tutte le discussioni sono riuscite allo stesso modo al primo tentativo. Il caso 4 ha richiesto una riformulazione dei profili perché la prima versione produceva tre voci tutte critiche senza difesa, eliminando la tensione dialettica. Questo è un dato importante: ADA è uno strumento, e come tutti gli strumenti produce risultati migliori quando il setup è curato.

Il moderatore fa la differenza. Nei casi migliori il moderatore ha preso posizione, ha sintetizzato i punti di accordo e disaccordo, e ha formulato raccomandazioni concrete. Nei casi dove il moderatore si è limitato a riassumere, l’output è stato meno utile.

Chi può usare ADA, e come

ADA è gratuito e open source. Si installa in locale con due file, funziona con qualsiasi provider AI (Anthropic, OpenAI, Google, DeepSeek, modelli locali via Ollama o altro framework), e non invia dati a nessun server esterno oltre al provider scelto.

Un professionista singolo può usarlo come strumento di riflessione strutturata, per sottoporre un contratto, un piano, un documento a un confronto multi-prospettiva prima di prendere una decisione.

Un piccolo studio o una piccola struttura può usarlo per simulare consulti che normalmente richiederebbero competenze esterne. Un team legale di due persone può generare la prospettiva di un giudice o di un perito, un ambulatorio può simulare un consulto multidisciplinare.

Un’azienda può usarlo per lo stress test di documenti (comunicati, piani strategici, policy interne) e per la progettazione di attività formative, testando l’equilibrio tra contenuto tecnico e accessibilità prima di investire nello sviluppo dei materiali.

In tutti i casi il valore non è nella risposta di ADA ma nella mappa delle prospettive che genera. Il professionista resta il decisore, ma decide con una visione più ampia dei punti di forza e di debolezza della propria posizione.

Dove scaricare ADA

ADA è disponibile su GitHub con licenza MIT.

Per chi volesse approfondire l’uso professionale di ADA o esplorare come integrare strumenti di analisi multi-prospettiva nel proprio lavoro, i miei contatti sono in  questa pagina.

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