Chi sceglie un modello AI si ritrova anche la sua giurisdizione
Il blocco di Fable e Mythos di Anthropic mostra cosa rischia chi in Europa dipende da un fornitore AI sotto una giurisdizione estera, tra spegnimento e dati.
Il 12 giugno 2026 Anthropic ha spento del tutto i modelli Fable 5 e Mythos 5. Un ordine di export control del Dipartimento del Commercio statunitense ne vietava l’accesso a chiunque non fosse cittadino americano, e l’azienda, non potendo filtrare gli utenti, ha staccato i modelli per tutti, sé stessa compresa. Diciotto giorni dopo la restrizione è stata revocata. Qui ricostruisco i fatti e ragiono su cosa la vicenda dice a chi, in Europa, compra intelligenza artificiale da un fornitore americano, tra il rischio di spegnimento e la sovranità dei dati, con le vie d’uscita possibili e i punti che restano aperti.
C’è un fornitore che vende un servizio critico, un cliente che ci ha costruito sopra i propri processi, e in mezzo un terzo che decide, senza che né l’uno né l’altro abbiano voce in capitolo. È quello che è successo tra metà giugno e inizio luglio del 2026, e provo a raccontarlo perché sotto la cronaca, di cui hanno già scritto in tanti, c’è qualcosa che tocca da vicino chiunque stia scegliendo su quale intelligenza artificiale appoggiare il proprio lavoro.
Parte 1. I fatti, in ordine
Il 9 giugno Anthropic presenta i suoi due modelli di punta, Fable 5 e Mythos 5, il 12 li spegne. Fra le due date un ordine del governo USA che imponeva di dare accesso ai due modelli solo ai cittadini statunitensi, indipendentemente dalla loro posizione geografica. Non potendo filtrare gli utenti in quel modo, Anthropic ha staccato tutto, e lo ha detto senza girarci intorno nel suo comunicato (Statement on the US government directive, Anthropic].
The net effect of this order is that we must abruptly disable Fable 5 and Mythos 5 for all our customers to ensure compliance.
Anthropic, comunicato del 12 giugno 2026
Nello stesso comunicato l’azienda si diceva in disaccordo, un servizio «deployed to hundreds of millions of people» ritirato per una minaccia che giudicava esile. Non è stata una scelta di business né una decisione di prodotto, è stata l’esecuzione di un ordine.
L’ordine arrivava dal Bureau of Industry and Security, il BIS, l’ufficio del Dipartimento del Commercio che si occupa dei controlli sulle esportazioni. Con quella mossa il Dipartimento allargava per la prima volta l’export control ai modelli di intelligenza artificiale di frontiera, e ne riservava il rilascio ai soli partner ritenuti affidabili (Commerce extends export controls to advanced AI models, Mayer Brown). Il modello restava di Anthropic, ma a decidere chi potesse usarlo era ormai un ufficio del governo americano.
Lo strumento non è stato un divieto generale pubblicato in gazzetta, ma una lettera indirizzata alla singola azienda, quella che al BIS chiamano is-informed letter (The law behind the Anthropic export controls, Just Security). Non è una legge nuova, ma una procedura standard con cui l’ente avvisa una singola azienda che da quel momento le serve una licenza per esportare i suoi prodotti. Tradotto, a decidere chi può usare i suoi prodotti non è più l’azienda ma un ufficio governativo, la novità è stata l’applicazione di questa procedura all’uso di modelli AI.
La ragione era il timore che Mythos, il più potente dei due, potesse finire a disposizione della Cina (White House move linked to concerns about Chinese access to Mythos, Semafor). Sul merito si è discusso subito, un jailbreak che aggirava le protezioni del modello, presente anche su un concorrente che nessuna restrizione aveva toccato, GPT-5.5 (Anthropic disabled Fable 5 and Mythos 5 after a US export control order, Forbes).
Una contestazione giuridica, che tocca la natura stessa dell’atto, pone dei dubbi che l’uso di un modello che gira su server situati negli USA sia davvero un’«esportazione».
Un’analisi della Harvard Law Review ne dubita (Is access to Fable an export?, Harvard Law Review). Sul versante economico c’è chi ha fatto notare il paradosso che azioni di questo tipo rischiano di spingere i clienti verso alternative straniere, Cina compresa, cioè l’opposto di quello che promettono (The Fable-Mythos saga, PIIE).
La faccenda si è chiusa in fretta. Il 1° luglio 2026, dopo diciotto giorni, il Dipartimento del Commercio ha revocato le restrizioni e Anthropic ha riaperto l’accesso (US lifts restrictions on powerful AI models, Al Jazeera). Diciotto giorni sono pochi, ma bastano a rendere concreto quello che prima restava sulla carta, un fornitore americano di intelligenza artificiale si può spegnere per decisione di Washington, e il cliente europeo può soltanto guardare.
In Europa la reazione è arrivata subito. Al G7 la sovranità digitale è finita in cima all’agenda, con i governi preoccupati che una piattaforma su cui poggiano servizi pubblici e privati possa avere un interruttore in mano a un paese terzo, il timore del kill switch (Europe AI sovereignty crisis, G7 offers platform, kill switch fears grow, TechTimes). Non è un allarme campato in aria, è la lettura di un precedente appena avvenuto.
Parte 2. Cosa insegna il precedente
Ovviamente Fable e Mythos sono di Anthropic, ma chi comanda sul loro uso, chi può dire a chi è permesso adoperarli? Per essere chiari a giugno il governo americano non ha ordinato di spegnere i modelli, ha ordinato di negarli a chi non fosse cittadino statunitense, ed è stata Anthropic, non potendo filtrare gli utenti altrimenti, a staccarli per tutti. E che il governo abbia davvero il potere giuridico di farlo è ancora in discussione, come ho accennato più sopra c’è chi sostiene che l’accesso da remoto non sia nemmeno un’esportazione. Per chi compra dall’Europa, però, il punto pratico resta in piedi, un ufficio del governo americano ha dato un ordine e il modello è finito offline, e su questo ci si regola, non sull’esito di una causa che arriverà tra anni.
Da questa distinzione arriviamo alla tesi che mi interessa difendere. Anthropic ha davanti una scelta, essere un’azienda americana che vende anche nel resto del mondo, oppure un’azienda globale che vende anche negli Stati Uniti. Sono due posizioni diverse, con obblighi diversi, e il punto è che non sta decidendo lei. La decide la sua traiettoria politica, che la rende americana a prescindere da cosa le converrebbe come venditrice. Detta senza giri di parole, Anthropic non sceglie di essere americana, la rendono americana chi la compra come fornitore strategico e chi la può spegnere, che spesso sono lo stesso soggetto, il governo federale.
La stessa mano che abbraccia e che punisce
Il rapporto tra Anthropic e lo Stato americano sembra fatto di due gesti opposti. Verrebbe da leggerci un disegno, la carota e il bastone, ma è probabile che un piano non ci sia, solo uffici diversi che si muovono in momenti diversi. Quello che resta, e che conta per chi compra, è che la mano è comunque la stessa. Il primo, ad agosto del 2025 la General Services Administration ha firmato l’accordo OneGov, che porta Claude a tutti e tre i rami del governo federale al prezzo simbolico di un dollaro (GSA strikes OneGov deal with Anthropic, GSA; Expanded Claude access across all three branches of government, Anthropic). Un dollaro non è un ricavo, è un investimento nella dipendenza reciproca, lo Stato entra nei processi dell’azienda e l’azienda in quelli dello Stato.
Il secondo, a fine febbraio del 2026 il Pentagono ha classificato Anthropic come rischio nella catena di fornitura, un’etichetta che le complica i rapporti con i contraenti della difesa (Pentagon designates Anthropic a supply chain risk, Mayer Brown). La stessa mano che a un dollaro porta Claude dentro le agenzie, pochi mesi dopo lo tratta con sospetto. Non serve un piano perché la dipendenza diventi un rischio.
E qui si lega la posizione di Anthropic sulla sicurezza. In un suo recente saggio Dario Amodei difende l’idea che i modelli più potenti restino chiusi e che sui loro rilasci abbia voce anche lo Stato (Policy on the AI exponential, Dario Amodei). Qui vale una distinzione che conta. Un modello può essere pubblicamente disponibile, usabile da chiunque via app o via API e perfino scaricabile, e restare comunque chiuso, perché i pesi restano all’azienda. I pesi sono i parametri del modello, i valori che l’addestramento mette a punto e che poi, a ogni richiesta, determinano la risposta. Condividerli come fanno i modelli open weight rende il modello replicabile. Amodei difende la prima strada.
AI companies that develop advanced AI models must have strong security standards that protect their model weights, should conduct regular red teaming and penetration testing, and should work with the government to defend against major threat actors.
Come argomento di sicurezza sta in piedi, finché il modello resta chiuso lo si può ancora governare, una volta che i pesi sono in circolazione non più. Il rovescio è che un modello tenuto in casa dall’azienda è anche un modello che qualcuno, dall’alto, può ordinare di spegnere o comunque limitare. Se i pesi di Fable e Mythos fossero stati aperti non ci sarebbe stato nessun interruttore da premere, il modello sarebbe già girato sui computer di mezzo mondo.
La seconda faccia della giurisdizione, i dati
Il caso Fable e Mythos mette in luce i rischi di appoggiarsi a una struttura che non solo non è tua ma che sta anche fuori dalla tua giurisdizione. Il primo rischio è quello che si è visto, te la possono spegnere. Ma ce n’è un secondo, meno vistoso perché non produce un blocco improvviso, i tuoi dati li possono prendere. Nascono dalla stessa radice, e conviene guardarli insieme, perché un ufficio acquisti che pesa solo il primo si porta a casa metà del rischio.
Il riferimento è il CLOUD Act americano. La sua logica spiazza chi ragiona all’europea, l’obbligo di consegnare i dati segue il controllo del fornitore, non il posto in cui i dati si trovano. Un fornitore con sede negli Stati Uniti può essere costretto a consegnarli alle autorità americane anche se stanno su server in Europa (The CLOUD Act and transatlantic trust, CSIS). La residenza dei dati in Europa, che tanti contratti sventolano come garanzia, non basta se chi li custodisce risponde a Washington.
Ed è qui che il CLOUD Act si scontra con il GDPR. Un ordine di accesso che arriva dagli Stati Uniti e scavalca la localizzazione europea mette il fornitore in un vicolo cieco, deve decidere quale legge violare.
Che l’Unione europea si stia muovendo sulla sovranità tecnologica non stupisce, con pacchetti pensati per ridurre la dipendenza da fornitori americani e asiatici lungo tutta la filiera, dai modelli ai microchip (EU tech sovereignty and dependence, Fortune). Per il compratore europeo che deve stare dentro le regole, l’uscita coerente è un fornitore sotto giurisdizione dell’Unione, con i dati nell’Unione e, soprattutto, senza un interruttore o un obbligo di accesso azionabili da un paese terzo. Un esempio è Mistral, licenza aperta e residenza dei dati in Europa (Open source LLM landscape 2026, Codersera).
Quanto è esposto chi vende fuori dagli Stati Uniti
Provo a mettere qualche numero attorno al ragionamento, avvertendo che su Anthropic i dati pubblici sono pochi. A maggio del 2026 l’azienda aveva una previsione di fatturato per il 2026 di circa 47 miliardi di dollari (Anthropic run-rate, Simon Willison).
Sull’esposizione geografica, invece, quello che sappiamo riguarda gli utenti e non i ricavi. Gli Stati Uniti valgono circa il 29% dei download dell’app Claude (Claude statistics, Business of Apps). Va letto per quello che è, una misura di utenti e non di fatturato, e dice che la maggior parte della base sta fuori dagli Stati Uniti, cioè proprio dove ha colpito il blocco del 12 giugno. Chi vende soprattutto all’estero e si fa spegnere in casa ha un problema di allineamento tra il mercato e la giurisdizione.
Poi c’è la fedeltà del cliente, che cambia la faccia del rischio a seconda di chi si guarda. Per molte aziende Claude non è un contratto, è una voce in un menu a tendina, ci si arriva da AWS Bedrock o da Google Vertex e cambiarlo con un altro modello costa quasi niente, giusto una riga di codice. Fedeltà bassa, quindi, e non a caso le imprese europee si stanno attrezzando con strategie multi-modello per non dipendere da un fornitore solo, come si è visto a eventi come VivaTech (European companies move toward multi-model, BigGo Finance). Il cliente fedele davvero, quello difficile da mollare, è il governo federale americano, legato al fornitore da ragioni di sicurezza nazionale.
L’obiezione più seria, e perché non chiude il discorso
L’obiezione più forte alla tesi merita rispetto, non la liquido. Se ogni laboratorio di frontiera prima o poi finisce controllato dal proprio Stato, perché prendere la vicenda Anthropic per un errore e non per la regola del gioco? I modelli cinesi sono legati al loro governo almeno quanto quelli americani al proprio, e nessun grande laboratorio lavora davvero fuori da una cornice statale. Vista così, Anthropic non sbaglia, fa quello che la sua posizione le impone, e chiederle di restare neutrale sarebbe chiederle l’impossibile.
L’obiezione coglie qualcosa di vero, la gestione statale è la norma e non l’eccezione. Ma per chi compra dall’Europa non chiude il discorso, perché le due parti non si equivalgono. La differenza non sta nella virtù di uno Stato o dell’altro, sta nella posizione del cliente europeo rispetto a ciascuno. Un fornitore controllato dagli Stati Uniti lo espone a una giurisdizione con cui l’Unione ha rapporti fittissimi, fatti di accordi e di cause. Il rischio resta, come il 12 giugno ha ricordato a tutti, ma è più leggibile e in parte trattabile. Un fornitore controllato dalla Cina lo espone invece a una sovranità dimezzata, senza gli strumenti di reciprocità e di ricorso che il rapporto transatlantico almeno offre. Per un’impresa europea che sta dentro le regole la scelta non è tra un fornitore controllato e uno libero, che non esiste, ma tra controlli diversi, con conseguenze diverse sul diritto applicabile e sulle vie di ricorso.
Una nota, «aperto» non vuol dire senza padrone perché l’addestramento lo fa comunque qualcuno, che sceglie i dati e ci mette le risorse. Lo dico perché intorno all’open weight si è formata un po’ di ideologia, come se la sola parola «aperto» bastasse a risolvere il problema della sovranità. Non basta. I pesi aperti sono il punto di arrivo, non la ricetta, il muro dei capitali e del calcolo resta dov’è, avere i pesi non ti fa vedere cosa c’è dentro, e una licenza restrittiva può richiudere ciò che sembrava aperto. Un modello aperto è un’uscita reale solo a certe condizioni, non per definizione. E un servizio estero a basso prezzo, cinese o americano che sia, non è affatto un’uscita, è la stessa dipendenza da una giurisdizione altrui vista da un’altra porta.
Il punto allora non è tifare per l’aperto contro il chiuso, è sapere sotto quale giurisdizione stai mettendo il tuo lavoro. Per un’impresa europea la risposta coerente non è adottare l’arma di qualcun altro, ma avere modelli e infrastrutture sotto la propria, con la consapevolezza che la parte difficile non sono i modelli ma il ferro sotto, il calcolo e i chip, e che è quasi tutto da costruire, perché per anni lo abbiamo delegato dando per scontato un alleato. Qualche segnale si vede, ma è l’inizio di un lavoro, non una scorciatoia già pronta.
