Le AI non hanno memoria

Come mantenere la memoria delle azioni e delle scelte fatte fra sessioni diverse? Un approfondimento su un argomento poco trattato.

Chi utilizza ChatGPT, Claude o Gemini, giusto per citare i più conosciuti, per progetti complessi ha vissuto la frustrazione del dover ripartire da zero apendo una nuova sessione, spiegando di nuovo obiettivi, contesto e decisioni prese nelle conversazioni precedenti.

Questo è un ostacolo nell'adozione professionale delle AI generative, poco considerato, nonostante sia fondamentale mantenere la continuità quando il lavoro si sviluppa su giorni, settimane, mesi, ma anche solo su più sessioni in una giornata.

La perdita di memoria tra conversazioni non è un bug, è una caratteristica strutturale di come funzionano questi sistemi. Inoltre anche all'interno di una singola conversazione, l'AI può iniziare a "dimenticare" informazioni cruciali dei primi messaggi perché AI operano con "finestre di contesto" molto variabili che si saturano più rapidamente di quanto si possa immaginare.

Per il problema della perdita della memoria fra sessioni la chiave sta nell'arte del "passaggio di consegne" con l'AI, non basta riassumere cosa è successo nelle sessioni precedenti, bisogna ricostruire l'intero framework di comprensione che l'AI aveva sviluppato. Questo richiede tecniche specifiche come la strutturazione a livelli per progetti complessi, l'utilizzo di brief standardizzati per tipologie ricorrenti, e la creazione di "memorie esterne" che superino i limiti tecnici delle piattaforme.

Paolo Dalprato, formatore sulle AI generative

Chi ha scritto questo articolo

Sono Paolo Dalprato, formatore sulle AI generative. Lavoro con professionisti, studi e PMI da una parte, con scuole, biblioteche e istituzioni culturali dall'altra, sull'ecosistema Claude e NotebookLM. Quello che insegno è lo stesso che uso ogni giorno, e finisce qui sul blog prima ancora che in aula.

Autore di «Creatività ibrida: autore e opera nell'era delle macchine intelligenti».

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