Come studio le AI, tutorial e percorsi strutturati
Per quattro anni ho studiato le AI con webinar e tutorial. Da marzo ho aggiunto percorsi strutturati e gratuiti. Cosa cambia e come si sceglie un corso.
Per quattro anni ho studiato le AI generative con webinar, videotutorial e articoli, materiale di buona qualità che però risolve un problema alla volta senza costruire un quadro d’insieme. Da marzo ho aggiunto corsi strutturati, ne ho già completato dodici della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali e cinque dell’Academy di Claude, tutti gratuiti. Qui racconto cosa cambia fra le due forme di studio, con quale criterio scelgo i corsi e cosa dimostra davvero un attestato di frequenza.
Come ho studiato le AI per quattro anni
Uso le AI generative da quattro anni e in tutti e quattro ho studiato ogni giorno. Studiare, nel mio caso, ha voluto dire seguire webinar, guardare videotutorial, leggere manuali e articoli, parlare con altre persone che stavano provando le stesse cose. È sempre stata un’attività intensa, e occupa ancora oggi una buona parte della mia giornata.
Il metodo, se così si può chiamare, era semplice. Raccoglievo il materiale che mi sembrava interessante in quel momento, su un aspetto specifico delle AI generative, e cercavo di approfondirlo. Poi passavo al successivo, secondo quello che mi serviva o che mi incuriosiva.
Di tutta questa attività mi è rimasto quello che ho imparato, non ci sono attestati a ufficializzarlo.
Il limite del materiale puntuale
Il materiale che ho usato in questi anni è buono. Webinar, videotutorial e articoli tecnici sono prodotti da formatori e da professionisti che sanno di cosa parlano, e ognuno di quei contenuti centra il suo punto.
Il limite sta nella forma, in generale un tutorial nasce da un problema e finisce quando quel problema è risolto. Nessuno lo costruisce come percorso completo, perché non è quello il suo scopo. Vale lo stesso per il webinar, che copre quanto entra nella sua durata.
Il risultato è una conoscenza disomogenea, alcune aree sono approfondite molto oltre la media, altre non sono mai state toccate, e la difficoltà è che le seconde non si vedono. Chi studia da solo sceglie i propri argomenti, quindi sceglie anche, senza accorgersene, quelli che salta. Non esiste un momento in cui qualcuno gli dice che manca un pezzo.
La mia formazione sulle AI non è scolastica, e quello che mi manca di quel modello è l’ordine, non il titolo.
Cosa cambia con un percorso strutturato
Per questo da quest’anno ho iniziato a riservare una parte del tempo che dedico alla formazione a seguire anche percorsi di enti e strutture dedicate alla formazione. Per motivi diversi ho selezionato la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali e la Claude Academy.
Un percorso ha un inizio, uno svolgimento e una fine, e procede per lezioni progressive dove ciascuna presuppone la precedente, a volte è composto da più moduli. Chi lo ha progettato ha deciso in quale ordine vanno affrontate le cose. Quell’ordine è già di per sé un contenuto, perché dice quali sono le parti di un argomento e come stanno insieme.
Un corso da solo non copre il campo, e in questo non risolve la frammentazione da cui sono partito. Quello che cambia è che il catalogo da cui viene è stato costruito da chi quel dominio lo conosce, quindi seguendone i corsi si attraversa una copertura decisa da qualcun altro. Nel caso dell’Academy questo mi ha dato una visione d’insieme dell’ecosistema di Claude che nessuno di quei corsi, preso da solo, avrebbe dato. Inoltre i moduli sono pensati per essere fruiti facilmente da chi lavora, visto che hanno durate sotto la decina di ore.
Un esempio concreto è il corso AI Fluency: Framework & Foundations, che Anthropic ha sviluppato insieme a Joseph Feller (University College Cork) e Rick Dakan (Ringling College). Il framework struttura il lavoro con le AI in quattro componenti, cioè la delega, la descrizione, il discernimento e la diligenza.
- La delega riguarda come si decide cosa affidare al sistema e cosa tenere per sé.
- La descrizione è il modo in cui si formula la richiesta.
- Il discernimento è la valutazione critica di quello che torna indietro.
- La diligenza copre la responsabilità sull’uso e sui risultati.
Un tutorial sul prompting copre la seconda di queste quattro componenti. Chi ha studiato solo così ha una competenza reale su una delle quattro, e nessun motivo per sospettare che esistano le altre tre.
Un altro esempio è il percorso sul Model Context Protocol, suddiviso in due moduli, il primo per la parte introduttiva, il secondo come corso avanzato.
Con quale criterio scelgo i corsi
I cataloghi gratuiti sono ampi, e la difficoltà sta nel decidere quale corso seguire. Il criterio che uso è dichiarare a me stesso l’obiettivo prima di aprire il catalogo, e scartare tutto quello che non ci rientra, anche quando è interessante.
Nei corsi che ho seguito questo si vede in due periodi distinti. A marzo e aprile mi interessava l’applicazione delle AI generative ai beni culturali, un ambito che i formatori frequentano poco e che ha caratteristiche sue. Ho seguito dodici corsi della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, introduttivi all’uso di questi strumenti in quel contesto.
Da luglio l’obiettivo è diverso. Voglio essere riconosciuto come esperto di Claude e di Gemini Notebook, che fino a luglio si chiamava NotebookLM, e i corsi dell’Academy con un attestato finale servono a quello. Sono centrati sugli strumenti su cui ho deciso di specializzarmi, e la loro utilità si misura su quell’obiettivo.
In termini operativi, un catalogo si guarda dopo aver deciso cosa si vuole diventare. Guardarlo prima porta a seguire i corsi che sembrano più interessanti, che è un criterio legittimo per il tempo libero e poco utile per il lavoro.
Dove sta l’attestato
I corsi che ho seguito in genere rilasciano un attestato o un Open Badge alla fine, quelli che ho ottenuto li ho raccolti tutti nella sezione Licenze e certificazioni del mio profilo LinkedIn.
Dicono che ho seguito quei corsi e superato il test finale quando presente. Qualche corso aveva anche dei test intermedi durante il percorso, per quegli esami non sono stati rilasciati attestati.
Quanto costa e quanto tempo serve
Tutti i corsi che ho citato sono gratuiti.
La piattaforma della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali fa parte del progetto Dicolab, promosso dal Ministero della Cultura e finanziato con i fondi Next Generation EU. Ospita oltre duecento corsi in formato multimediale, video, webinar e podcast, e dichiara più di ottantamila utenti registrati. L’iscrizione è aperta e il rilascio degli Open Badge è compreso.
L’Academy è gratuita allo stesso modo, per i corsi che rilasciano un attestato il certificato arriva dopo una valutazione finale, quindi il corso va seguito e non semplicemente aperto.
Sul tempo posso dire solo come ho scelto di fare. Un’ora al giorno è bastata a seguirne vari nell’arco di poche settimane. La regolarità conta più della durata della singola sessione, ma questo vale per il modo in cui ho lavorato io, non come regola generale.
Quest’anno non è cambiata la quantità di studio, che era già alta. È cambiato il tipo. I tutorial e i webinar li seguo ancora, e restano il modo più rapido per risolvere un problema che si presenta oggi. I corsi servono a un’altra cosa, a vedere le parti di un argomento che da soli non si sarebbero cercate.
Chi ha scritto questo articolo
Sono Paolo Dalprato, formatore sulle AI generative. Lavoro con professionisti, studi e PMI da una parte, con scuole, biblioteche e istituzioni culturali dall'altra, sull'ecosistema Claude e NotebookLM. Quello che insegno è lo stesso che uso ogni giorno, e finisce qui sul blog prima ancora che in aula.
Autore di «Creatività ibrida: autore e opera nell'era delle macchine intelligenti».
